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Custodia armi: Se l’abitazione è munita di adeguate misure di sicurezza esterne (porta blindata, inferriate, alarmi, ecc.) non necessaria alcun ulteriore misura di custodia interna (cassaforti, armadi blindati,  smontaggio armi, ecc,)

1.11 Tribunale di Modena in composizione monocratica, con la sentenza indicata in epigrafe, ha dichiarato C.A. colpevole del reato contravvenzionale di cui alla L. 13 aprile 1975, n. 110, art. 20, commi 1 e 2, e lo ha condannato alla pena di Euro 516 di ammenda.
2. Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione, tramite il proprio difensore, C.A..
2.1.     Con il primo motivo di impugnazione deduce violazione di legge e vizio di motivazione, per avere il giudice di merito ritenuto configurabile la fattispecie di reato di cui al suddetto articolo.
Rileva la difesa che dall”istruttoria dibattimentale era emerso che: la casa era fornita di presidi metallici antifurto e antintrusione; – C. vi viveva da solo; – non vi era pericolo che soggetti conviventi o legittimamente frequentanti l’abitazione dell’imputato potessero venire a contatto con le armi da lui legittimamente detenute.
2.2. Con il secondo motivo di ricorso viene denunciata violazione dell”art. 63 c.p.p., per avere la sentenza fondato la penale responsabilità dell’imputato sulla base di dichiarazioni autoindizianti riferite de relato dal teste di polizia giudiziaria in sede di istruttoria dibattimentale in violazione dell’art. 195 c.p.p..
Osserva il difensore che il fatto che le armi erano custodite in luoghi inadeguati, e precisamente dentro una credenza aperta e non blindata nonché sotto il guanciale del letto dell’imputato, emerge dalla testimonianza dell’agente di Polizia giudiziaria che ha riportato quanto gli era stato riferito dall’imputato al momento dell’accertamento del fatto.
2.3 (omissis)
3. Disposta la trattazione scritta del procedimento ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, il Sostituto Procuratore generale presso questa Corte, Dott. (omissis), conclude per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è fondato.
L’obbligo di diligenza nella custodia delle armi previsto dall’art. 20 della L. 18 aprile 1975 n. 110, quando non si tratti di soggetti che esercitino professionalmente attività in materia dii armi ed esplosivi, deve ritenersi adempiuto alla sola condizione che risultino adottate le cautele che, nelle specifiche situazioni di fatto, possono esigersi da una persona di normale prudenza, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit. (Sez. 1, n. 46265 del 06/10/2004, Aiello, Rv. 230153: nella specie, la Corte ha annullato senza rinvio la decisione di condanna di un soggetto il quale aveva tenuto due fucili da caccia sopra un armadio all’interno della propria abitazione, dotata di porte blindate e di inferriate alle finestre; in senso conforme Sez. 1, n. 6827 del 13/12/2012, Arconte, Rv. 254703, e Sez. 1, n. 35453 dell’11/05/2021, Sciortino, Rv. 281897).
Orbene, nel caso in esame, come evidenziato col secondo motivo del ricorso, la responsabilità dell’imputato si fonda sulla testimonianza resa in data 25 febbraio 2020 dall’agente di polizia giudiziaria (omissis) in ordine a quanto riferito dall’imputato all’atto della denuncia di furto delle armi e di successivo sopralluogo presso la sua abitazione circa le modalità di custodia delle stesse (in una credenza aperta non blindata nonché sotto il guanciale del letto dell’imputato), legalmente detenute, al medesimo sottratte. È, pertanto, evidente che l’agente dii polizia giudiziaria non poteva riferire sulle informazioni allo stesso rese da C., a maggior ragione per il contenuto indiziante a carico di quest’ultimo, che avrebbe, altresì, imposto, nel momento in cui C. le rendeva, gli adempimenti di cui all’art. 63 c.p.p., comma 1, da parte dell’autorità procedente.
Se a ciò si aggiunge che le forze dell’ordine hanno riscontrato, attraverso il sopralluogo svolto successivamente alla denuncia, come la casa fosse fornita da presidi metallici antifurto (quali catene con lucchetti di sicurezza sul cancello carrabile e sul portone di ingresso, nonché grate in acciaio e vetro blindato), risulta chiaro che il Tribunale non avrebbe potuto affermare che l’imputato non aveva custodito con la dovuta diligenza le proprie armi, ai sensi dell’art. 20, commi 1 e 2, della summenzionata legge, non sussistendo prova alcuna circa l’assenza delle cautele necessarie alla custodia delle stesse.
Si impone, pertanto, l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

NOTA: Sentenza chiara e semplice di giudici normali che hanno deciso con la loro testa e il loro buon senso, senza andare a scartabellare vecchie sentenze di chi vive in un mondo astratto e surreale ed ignora la realtà, senza seguire le manie persecutorie degli uffici di PS, sempre pronti a considerare vietato tutto ciò che può turbare il loro sonno. Anche la pubblica accusa ha chiesto il proscioglimento.
In una nazione civile il PM e il giudice di Modena verrebbero condannati a pagare i danni all’Erario e alla vittima.

14 luglio 2022

Fonte:earmi.it

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