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Dopo un anno di intense discussioni con gli Stati membri, una proposta avanzata dalla Commissione europea di un divieto generale di caccia (e pesca) in una nuova categoria di aree strettamente protette che coprono il 10% del territorio dell’UE, è stata considerata una misura ingiustificata per fermare la perdita di biodiversità. Il documento finale, in cui è stato rimosso il “divieto di caccia”, è pubblicato online[1].

La prima bozza del documento della Commissione Europea metteva la caccia (e la pesca) nella stessa categoria dell’attività mineraria, ritenendo queste attività incompatibili con le aree strettamente protette. Ciò ha creato ripercussioni in molte parti d’Europa, anche per diversi Eurodeputati. (es. linklinklink).

L’obiettivo di questo lavoro nell’ambito della Strategia sulla Biodiversità per il 2030 era preservare l’integrità delle aree ad alta biodiversità con particolare attenzione agli ecosistemi ricchi di carbonio come le torbiere e i boschi antichi. Un segno positivo è che la politica dell’UE non considera più il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità come fattori isolati, ma come due fenomeni intrinsecamente collegati. È importante sottolineare che la caccia non interferirà con i processi naturali di questi tipi di habitat. Al contrario, gli sforzi di conservazione dei cacciatori sono importanti nella gestione dell’area protetta e sono fondamentali per garantire il sostegno della comunità e gli sforzi di conservazione a livello locale [2].

Questo recente lavoro sulle aree strettamente protette trae origine dalla Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, che prevede una rete coerente di aree protette che copra il 30% dell’UE, di cui il 10% sarà sotto stretta protezione. I criteri e gli orientamenti non sono vincolanti e mirano ad aiutare gli Stati membri a rispettare l’impegno politico.

Il prossimo passo sarà che gli Stati membri si impegnino per gli obiettivi del 30% e del 10% utilizzando le reti di aree protette esistenti o, se necessario, prevedendo nuove designazioni. Qualunque cosa accada, le migliori possibilità di successo saranno raggiunte coinvolgendo esplicitamente le popolazioni locali nella conservazione dei siti. L’esperienza globale delle aree protette ha mostrato che l’aumento del livello di protezione non è il fattore chiave per fermare la perdita di biodiversità, ma piuttosto vanno previsti il rafforzamento e il mantenimento dei benefici culturali e di sostentamento delle popolazioni locali [3] [4].

Il Presidente di FACE, Torbjörn Larsson, ha dichiarato: “Siamo molto lieti che abbia prevalso il buon senso e che non vi sia alcun divieto di caccia in questa nuova categoria di aree strettamente protette. FACE si è attivamente opposto al divieto ingiustificato della caccia, sottolineando che i cacciatori svolgono un ruolo chiave nella gestione delle aree protette in Europa”. Ringraziando i membri di FACE per aver discusso attivamente di questo documento a livello nazionale, Torbjörn Larsson ha aggiunto: “Questo dimostra quanto sia importante per i 7 milioni di cacciatori europei lavorare insieme“.

[1] https://www.biodiversitymanifesto.com/2021/11/30/how-europes-hunters-are-tackling-the-climate-problem/

[2] https://link.springer.com/article/10.1007/s13280-020-01426-5

[3] https://conbio.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/cobi.12568

[4] https://circabc.europa.eu/ui/group/fcb355ee-7434-4448-a53d-5dc5d1dac678/library/9c141494-daea-4cb1-af79-addd46ef4b85/details

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