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Sono tante le segnalazioni che stanno arrivando in questi giorni agli uffici di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara per denunciare l’anomala proliferazione di fagiani, in particolare nella Valle del Mezzano, che stanno devastando interi campi di seminativi. Non si tratta di una presenza “nuova” ma attualmente gli animali sono oggettivamente numerosi, per una serie di motivazioni legate all’applicazione del Piano Faunistico Venatorio Regionale.

Non è stato possibile, infatti, effettuare le consuete operazioni di cattura a causa della diffusione dell’aviaria, censita negli uccelli migratori del territorio. Il controllo della fauna, inoltre, viene solitamente effettuato da squadre composte anche da quaranta o cinquanta coadiutori che avrebbero potuto creare assembramenti, con il rischio di diffusione del Covid-19.

Nonostante le motivazioni legittime e prudenziali della Regione, rimane la preoccupazione perché interi campi di mais, soia e girasole sono stati letteralmente cancellati da questa specie principalmente erbivora, che nessun dissuasore riesce ad allontanare, come spiega Fabiana Protti, titolare di una delle tante aziende che stanno subendo danni.

“Il problema è iniziato con il mais a metà marzo, è continuato con la soia e poi con il girasole che abbiamo seminato recentemente. Seminiamo, le piante iniziano a vegetare spuntando dal terreno e, come diceva uno storico conduttore televisivo: il pranzo è servito. Noi stiamo naturalmente utilizzando i sistemi di dissuasione indicati dalla Regione per la prevenzione dei danni da fauna selvatica, ma non sono efficaci. Peraltro i palloni, con il vento forte di questi giorni, tendono a volare via anche se ben fissati quindi sono un sistema che potrei definire “fallibile” in determinate condizioni climatiche e al quale gli animali tendono ad abituarsi.

Comprendo – continua la produttrice – che la situazione sanitaria particolare ha impedito l’applicazione piena dei piani di controllo, però tra le nutrie che devastano gli argini dei canali, le lepri che danneggiano colture e anche attrezzature come le manichette per l’irrigazione e ora i fagiani, non riusciamo a proteggere le nostre colture e quindi i nostri redditi. Unica soluzione sarebbe quella di presidiare continuamente i campi, ma naturalmente oltre a essere antieconomico è anche impossibile per chi coltiva superfici vaste come sono solitamente quelle nel Mezzano. Un altro problema è che dall’annata agraria 2019-2020 non è più consentita la concia delle sementi con neonicotinoidi che, oltre ad avere efficacia some insetticidi erano repellenti anche per la fauna e quindi abbiamo un’altra “arma” in meno per la difesa delle colture. Occorre, dunque, ripensare a un sistema di controllo della fauna più efficace, perché alcuni problemi ce li portiamo dietro da anni e i danni continuano ad aumentare, ma anche continuare a investire in ricerca varietale e genetica, per dare a noi produttori degli strumenti di difesa più sostenibili e altrettanto efficaci”. (https://emiliaromagna.cia.it)

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