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Insufficiente la presenza di grandi turdidi svernanti

Nel 2021, l’Europa ha avuto il suo dicembre più freddo dal 2012, anche se diversi Paesi hanno sperimentato un caldo record alla fine del mese. È quanto emerso dal bollettino mensile Copernicus della Commissione europea. Dicembre è stato anche più piovoso della media in vaste aree dell’Europa centrale e meridionale mentre, al contrario, condizioni più asciutte della media si sono registrate sulle Alpi, in Scandinavia, in parti dell’Europa orientale e della Penisola Iberica. Il bollettino ha segnalato che a dicembre 2021 c’è stato un sorprendente contrasto di temperature in tutta Europa. Ad esempio, nel Regno Unito, temperature superiori alla media si sono concretizzate nel nuovo record giornaliero con 16,5°C a Capodanno. Al contrario, in tutta la Scandinavia e nell’Europa nord-orientale, le temperature sono state al di sotto della media. In Italia il mese di dicembre 2021 è stato più freddo solo sulle Isole, mentre è stato piovoso al Centro-Sud e assai siccitoso al Nord-Ovest, ove è caduta la metà della pioggia media. Il 2022 si è pertanto aperto con un anomalo anticiclone di Capodanno che ha portato aria umida e tiepida proveniente dall’Atlantico tropicale fino alle Alpi e che, tra il 27 e il 29 dicembre 2021, ha causato in Italia, Francia e Svizzera forti piogge fino a 2500 m di quota invece delle normali nevicate. Nei giorni seguenti, tra il 30 dicembre e il 2 gennaio, l’anticiclone nord-africano ha invaso tutta l’Europa centro-meridionale creando condizioni atmosferiche tipiche dell’estate, con al suo interno masse d’aria estremamente calde che raggiungevano valori di 10-15°C fino ai 1500 m di quota. Tuttavia, mentre tempo ben soleggiato e incredibilmente caldo caratterizzava le nostre montagne, nebbie e nubi basse invece coprivano gran parte della Pianura padana, parte del centro Italia e ampi tratti del bacino Mediterraneo, col fenomeno dell’inversione termica e temperature medie molto più basse che in montagna. Clima ovviamente di tipo primaverile nel Sud Italia, dove in molti si sono avventurati a fare un bagno fuori stagione al mare, cosa che in passato era riservata solo ai più temerari. In questo contesto meteorologico le specie arrivate dopo la migrazione post-nuziale che hanno svernato sul territorio, a parte alcune, non sono state particolarmente numerose. Hanno deluso alcuni grandi turdidi come la Cesena e il Tordo sassello che si sono fatti attendere invano. Buona la presenza del Pettirosso e della Passera scopaiola mentre va sottolineata l’ottima presenza del Lucherino, del Fringuello e, a differenza dello scorso anno, della Peppola che si è osservata in modo più che positivo. Assente, come lo scorso anno, il Frosone. Scarse le Pispole, lo Spioncello ed i Fanelli nelle campagne. Buona la presenza, anche se molto localizzata, dell’Allodola. Il Merlo ha fatto registrare un buon numero di presenze in quasi tutto il territorio e con lui il Colombaccio. E ancora tra i passeriformi va sottolineata la buona presenza delle Cince in generale e l’invasiva presenza dei corvidi come Gazza e Cornacchia grigia. Nelle aree umide sono stati segnalati un buon numero di Beccaccini. Stessa situazione si è registrata tra gli anatidi per l’Alzavola e il Germano reale che hanno accompagnato la presenza in modo più o meno numeroso di Ardeidi e dei Cormorani. Inoltre, nelle lagune venete e romagnole si sono contate moltissime Oche selvatiche e lombardelle. Conteggi che in Italia rientrano nel programma di censimento degli uccelli acquatici denominati International Waterfowl Counts (IWC), coordinato da ISPRA, che avviene nel mese di gennaio tramite un conteggio per ogni sito naturalistico individuato, con le stesse modalità ogni inverno, in modo da rendere efficaci i raffronti dei conteggi di anno in anno. Si è scelto il periodo non riproduttivo, poiché è il momento in cui le varie specie di uccelli acquatici sono scarsamente mobili e tendono a concentrarsi in zone idonee a trascorrere la stagione fredda. I conteggi diretti, ossia quelli effettuati con l’utilizzo di binocoli e cannocchiali, sono svolti cercando di mantenere la massima simultaneità dei rilevamenti, per ridurre al minimo il rischio di doppi conteggi. Concluso il periodo dello svernamento a febbraio si sono osservati i primi movimenti erratici a causa del classico stimolo migratorio. Una migrazione vera e propria è stata dimostrata dalle Gru che, di ritorno ai siti di nidificazione, si sono fatte notare coi loro forti richiami in varie parti della penisola ma soprattutto in Liguria tra il levante savonese e il ponente di Genova e in particolare nella giornata del 20 febbraio, nell’arco temporale di circa tre ore, dagli appassionati ne sono state contate più di diecimila; un vero e proprio record. E mentre nell’ultima decade del mese i passeriformi stanziali hanno iniziato a far sentire i loro canti territoriali alcuni e sporadici Tordi bottacci si sono notare al centro sud e nella bassa pianura padana dove pochi di loro hanno anche trascorso l’inverno. Sono comportamenti che appartengono al ciclo naturale di cui fanno parte i nostri amici alati e che si ripete in modo più o meno vario ogni anno alimentando negli appassionati curiosità, dubbi ed informazioni riferite alla vita di questi fantastici esseri viventi che per muoversi non hanno problemi nel sorvolare la moltitudine di frontiere naturali ma soprattutto quelle geopolitiche che l’uomo stesso a oggi non ha mai saputo abbattere. (Walter Sassi)

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