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Da tempo vediamo una contrapposizione tra cacciatori o sostenitori della caccia e animalisti. Questa mattina però voglio lanciare una provocazione, una provocazione sana e cioè fare la domanda, se la caccia fosse una risorsa?
Vado a spiegarmi. In Italia assistiamo ogni giorno ad un continuo parlare di cinghiali, non facciamo in tempo ad accendere la televisione che subito ci “assale” qualche notizia del genere, aprendo i giornali troviamo articoloni e roba varia, ma mai nessuno che parla in modo serio. Se non si sa, la nostra Nazione importa carni da ogni parte del mondo e lo sapete quale è una delle carni più importate, si avete immaginato bene, quella di cinghiale, anche avendo dei problemi di sovrannumero(che per carità, attribuirgli delle colpe anche agli stessi cacciatori, io non sono uno di quelli che abbiamo ragione noi e basta), se invece di creare polemiche assurde e a ciò mi rivolgo soprattutto alla famosa cabina di regia delle associazioni venatorie, che poco o nulla ha fatto in questi anni per rivalorizzare l’attività venatoria, si instaurassero dei protocolli e dei rapporti con le categorie di ristorazione per cercare di arginare l’importazione di carne di cinghiale, naturalmente con dei giusti controlli veterinari. In più perché non vedere la cacciagione come cibo genuino, senza antibiotici, assaporando il vero gusto della natura cercando di arginare i guadagni delle multinazionali che reggono gli allevamenti intensivi. In conclusione voglio andare oltre e cioè, perché non far collaborare le associazioni venatorie e quelle ambientaliste, che nel piccolo in provincia di Frosinone è già avvenuto per cercare di arginare gli incendi . Insomma pensare e attuare una rivoluzione culturale e mentale, capace di soffocare rancori e con l’obiettivo di proteggere ciò che ci deve essere più caro, la natura.

Vittorio Venditti

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