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  1. Sviluppare il patrimonio di biodiversità, valorizzando l’immagine ed il ruolo delle imprese e delle attività faunistiche-venatorie nell’economia dei territori, nella tutela dell’ambiente e del paesaggio e nella promozione dei valori di solidarietà sociale;
  2. promuovere i vantaggi derivanti da un’attività sostenibile e moderna, sensibilizzando le nuove generazioni e avvicinarle ad una visione integrata e sinergica dell’agricoltura, della natura e della caccia;
  3. sviluppare azioni di comunicazione coordinate sul piano nazionale e locale;
  4. sensibilizzare le nuove generazioni mediante attività da organizzare in collaborazione con gli istituti scolastici, volte all’accrescimento della formazione di studenti e di insegnanti a contatto con esempi reali di tutela della biodiversità;
  5. strutturare una rete di Enti, Università ed Istituzioni per la creazione e lo sviluppo di progetti scientifici e didattici che valorizzino il ruolo di patrimonio di biodinamicità che le imprese faunistiche e venatorie costituiscono;
  6. supportare progetti di economia circolare ed a KM zero e di diversificazione produttiva, favorendo in particolare l’ospitalità e la partecipazione ad iniziative culturali;
  7. sviluppare servizi connessi allo svolgimento di attività istituzionali specialmente di interesse faunistico e venatorio;
  8. fornire consulenza legale e consulenza in merito alle condizioni di accesso ad eventuali contributi europei ovvero ad altre forme di incentivazione previste per il settore agricolo, faunistico e venatorio, anche a livello nazionale e locale, comprese quelle forme di sostegno finalizzate alla creazione e al mantenimento dell’habitat e della biodiversità, con particolare attenzione alle problematiche relative a sostegno dell’anidride carbonica.

Di cosa sto parlando?
Questi sono i principali obiettivi di AB Agrivenatoria Biodiversitalia costituita e presentata nei giorni scorsi da Coldiretti e CNCN.
ANUUMigratoristi si è già espressa in proposito con un precedente comunicato dopo che alcune Associazioni avevano esternato grande preoccupazione e timori per il futuro della caccia programmata derivanti da questa iniziativa di Coldiretti e CNCN.
La recente lettera aperta ai cacciatori italiani resa pubblica da Arcicaccia mi ha indotto a tornare sull’argomento.
Ribadisco che, naturalmente, ognuno è libero di pensarla come vuole, ma mi chiedo come sia possibile arrovellarsi il cervello in quel modo sulla base di presunzioni, timori, ansie, sospetti ed ideologie (anche politiche) che provengono solo da un modo di vedere le cose strettamente legato ad un passato da superare per il vero bene della caccia in Italia.
Io, nell’elenco degli obiettivi di AB, non vedo rischi, non vedo “riservisti” contro tutti, non vedo intenzioni di privatizzazione globale della caccia, ma vedo invece molti dei punti che, come peraltro ripetutamente già proposto dalla mia Associazione, dovrebbero caratterizzare un programma concreto dell’Associazionismo venatorio italiano, unito e riunito per fare sistema e vincere le tante sfide cui è da tempo chiamato.
Ma mentre le nostre Associazioni non riescono a fare questo passo, mentre invece di essere inclusivi si preferisce essere esclusivi alla ricerca di differenziazioni che possano essere utili esclusivamente al tesseramento, mentre ognuno continua a guardare al proprio orticello (non capendo che così facendo è comunque destinato a seccarsi e non per colpa del cambiamento climatico), mentre in troppi ATC e CAC, ancora oggi, la gestione agro-ambientale e faunistica è ferma all’ABC o poco più e ancora non si è sviluppata una concreta collaborazione tra mondo venatorio e mondo agricolo (certamente per colpa di tutte le categorie rappresentate, agricoltori compresi), c’è chi come Coldiretti e CNCN è partito (basandosi sulla concretezza e la pragmaticità della rappresentanza di imprese, quelle faunistico-venatorie, immediatamente spendibili sul piano dell’immagine grazie agli ambienti che preservano e gestiscono a fini venatori salvaguardandoli da devastanti usi alternativi),  con un programma che, a mio modesto avviso, se realizzato come annunciato, non potrà che far bene a tutta la caccia, in tutte le forme in cui essa è praticata.
Invece che criticare e prendere le distanze da questa iniziativa di Coldiretti, bisognerebbe che si sviluppasse un nuovo e più fecondo rapporto, possibilmente poi esteso a tutto il mondo agricolo, che trasferisca il saper fare sul piano ambientale e faunistico tipico delle imprese faunistico venatorie a tutto il sistema a caccia programmata per cercare di migliorare il più possibile la qualità di tutto il territorio e della fauna.
Per vocazione e storicità, nella mia Associazione sono forse più evidenti e sentite le esperienze di collegamento tra agricoltori e cacciatori migratoristi titolari di appostamenti fissi che richiedono prioritariamente questo collegamento per poter esistere. Appostamenti che divengono giardini e esempi di bellezza, biodiversità, gestione territoriale patrimonio della collettività.
Se vogliamo dare un futuro alla caccia, in tutte le sue forme, siamo obbligati a guardare avanti e a non avvitarci sul passato.
Dobbiamo prioritariamente far divenire e conoscere la caccia all’Opinione pubblica come fattore insostituibile di gestione, tutela e miglioramento ambientale e faunistico in un rapporto operativo simbiotico con le imprese agricole su tutto il territorio.
Lavoriamo insieme sul territorio per un ambiente migliore e per una caccia di qualità. Se sapremo farlo e dimostrarlo rimarranno ben pochi i contestatori.
Chiudo con una proposta per il mondo agricolo: perché non pensare a momenti di coordinamento e formazione comune dei rispettivi dirigenti impegnati nella gestione degli ATC e CAC?
Per il bene del territorio, della fauna, della caccia, delle imprese agricole e di tutta la società.

Il Presidente nazionale
ANUUMigratoristi
Marco Castellani

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