18 Aprile 2022

Avete presente quando i cacciatori più anziani, o forse è meglio dire più saggi, raccontano di mirabolanti cacciate foriere di epici carnieri di un tempo che fu? Avete presente quando in quello stesso istante in cui state ascoltando quelle le parole un sentimento di impotenza vi assale e pensate che noi giovani di oggi, figli della civiltà del benessere, figli inconsapevoli del cemento, non potremmo sicuramente mai più vivere una giornata, un carniere o una cacciata come quella? Sono sicuro che questo senso di resa sia comune a molti di voi che ora ascoltate le mie parole e sono altrettanto sicuro che molti di voi abbiano già messo da parte ogni pretesa di rivivere di persona un’incredibile cacciata come quelle di tantissimi anni fa… Ma voglio stupirvi, voglio scioccarvi: vi dico che ancora oggi giornate leggendarie come quelle che con un pochino di invidia custodiamo nel nostro cassetto dei racconti si possono vivere… E non sto parlando di giornate passate in qualche paese lontano, in territori stranieri generosi ed incontaminati: sto parlando delle nostre terre, della nostra bella Italia, sempre più seviziata da speculatori di ogni genere che ne deturpano l’ambiente e lo spirito, spesso irreversibilmente. Non credete che ciò che vi dico sia possibile? Bene, allora leggete quello che poche settimane orsono ho vissuto nella mia prosperosa Romagna…

“Ciao Dani, come stai?” – mi disse con voce squillante Morris… “Bene, anche se oggi nonostante le premesse vi fossero tutte non si è vista nemmeno un’allodola di passo” – risposi con un pochino di amarezza io. “Guarda che qui da me qualcosina si è visto, non tante ma qualche bel branchetto di starlacche di passo si è visto” – ribattè immediatamente lui… In un attimo un sentimento ormai noto mi pervase: la rassegnazione, nemmeno oggi ero riuscito a vedere quella giornata di passo che da quando ho abbracciato l’arte di Diana inseguo, quella che mi faccia rivivere l’emozioni di una calda mattinata di ottobre di oltre sessant’anni fa, una calda mattina della quale il mio povero nonno mi raccontava sempre! “Che ne dici di venire giù da me domattina a caccia?” – mi propose Morris “Dovrebbe esserci una bella mattina di sereno e sono fiducioso che possano vedersi allodole di passo” – aggiunse – “inoltre le mie allodoline in gabbia cantano come non mai, sono in forma splendida!” – continuò con voce sempre più persuasiva il mio caro amico… In realtà non c’era molto da persuadere in me; ero a conoscenza del canto superbo e della grandi qualità delle allodole da richiamo di Morris e sapevo che il mio sogno di rivivere quella giornata di tanti anni sarebbe stato un po’ meno lontano in sua compagnia; inoltre Morris è un’amico che stimo moltissimo e con il quale è piacevole uscire anche per fare delle bella serate in compagnia nella nostra Riviera Romagnola! “Certo Morris, non me lo faccio ripetere due volte, domattina vengo da te” – risposi io con voce entusiasta senza attendere ulteriormente… La mattina seguente alle sei ci incontrammo e ci salutammo scambiandoci subito una battuta: “Oggi può essere buona” – dissi io sfidando la cabala, che per noi cacciatori è sempre importante… “Si, sono fiducioso anch’io” – confermò Morris scrutando l’orizzonte verso Est con aria tranquilla… L‘alba sempre più decisa stava riconquistando le oscurità della notte ed una splendida giornata di sole ottobrina ci stava per accogliere; è il 26 di ottobre, non possiamo non sognare con queste premesse!  Raggiungemmo il posto di caccia con non poca fatica; le forti piogge dei giorni precedenti avevano reso impraticabile l’unica “carera” battuta e fummo costretti a portare tutto a mano… Ma in quel momento l’euforia e la fantasia per la mattinata in arrivo prevaricavano qualsiasi sforzo o fatica fisica… In poco tempo sistemammo tutto con cura; il capanno, arroccato dentro ad un fosso per non farsi scorgere, le gabbie, dislocate innanzi a noi a V come una grande cacciatore della bassa veronese ci ha insegnato, tale Bota… Nemmeno il tempo di entrare nel capanno che già l’orchestra vivente di Morris si era messa all’opera: tutte e venti le allodoline cantavano suadentemente pronte ad accogliere le loro simili intente nell’ ardua impresa di varcare il continente alla ricerca di terre più calde e generose. Pochi istanti, pochi attimi ed in lontananza davanti a noi si materializzarono una serie di piccoli puntini: “Guarda” – indicai a Morris quello che i miei occhi stavano vedendo… “Fermo Dani” – mi gelò in pochi attimi Morris – “non muoverti”… Quelli che sembravano piccoli puntini davanti a noi erano tutte allodole, un branco di almeno una trentina che si stava abbassando sempre di più per entrare nel gioco… Le vedevamo avvicinarsi sempre di più a noi; come frecce ad ogni battito d’ala s’abbassavano di qualche metro sempre più convinte. Pochi attimi che parvero un’eternità e ci furono sopra al gioco… il Sole scintillò sui nostri fucili e quattro allodole caddero… Ma non era finita: lo stesso branco si allontanò di qualche centinaio di metri poi, come incantato dalle melodie delle allodoline in gabbia virò a mo’ elicottero e ci caricò nuovamente… Nemmeno il tempo di saziare i fucili che un nuovo branchetto di almeno una decina di stava solcando il cielo in direzione del nostro gioco; pochi metri e si buttarono tutte per terra in mezzo alle gabbie… Le guardammo per qualche istante, ammirati di tanto splendore, poi al loro involarsi ne pizzicammo un paio. “Questo è passo, Dani” – disse con entusiasmo Morris! “Questo è passo puro!” – sottolinea io con altrettanta euforia… Ma eravamo solo all’inizio… “Guarda a destra Morris” – mi agitai io mostrandogli un altro branco in arrivo sul gioco “Fermo” – ribattè immediatamente lui – “ ne abbiamo una ventina che ci caricano da dietro” Non riuscivamo più a capire dove sparare, tante erano le allodole che ci entravano nel gioco… Per tutta la mattina fu un fiume ininterrotto di branchetti di passo di allodole: a volte solo poche unità, altre volte branchi di 25-30 esemplari, a volte arrivavano strisciando ad un metro dal terreno, altre volte le si poteva osservare calare dal cielo in cui da piccoli puntini si concretizzavano sempre di più fino ad arrivare a buttarsi per terra fra le gabbie Sembrava avessimo una calamità; moltissime volte abbiamo visto branchi entrare per due, tre ed anche quattro volte… E tutto ciò era merito delle allodoline vive in gabbia di Morris che ininterrottamente cantarono per tutta la mattinata senza mai avere flessioni, senza mai prestare il fianco alla stanchezza dell’incessante melodia; per me, strenuo oppositore dell’uso del registratore fu una grandissima soddisfazione. Sapevo che quelle allodole erano frutto della cura e del sacrificio di oltre un anno di lavoro nella tenuta dei richiami, e questo mi rendeva particolarmente grato al mio caro amico Morris, perché eravamo riusciti a vivere quelle emozioni in maniera etica, rispettando sempre il selvatico, senza mai ingannarlo vigliaccamente con lo strumento elettronico! Fu una giornata memorabile, fu la giornata che da sempre cercavo di vivere; raggiunsi e probabilmente superai le emozioni che da sempre bramavo ed inseguivo, quelle emozioni raccontate dal mio povero nonno e che da molti anni animavano ogni nuova alba che vivevo in campagna… Tutto ciò a pochi chilometri da casa, a pochi chilometri dal cemento selvaggio delle nostre città isteriche… Fu un sollievo per me, fu la conferma che quanto Morris mi ripeteva da sempre era vero: “volere è potere, anche nella caccia Dani!” E’ vero, quello che avevo appena vissuto era la conferma di tutto ciò; i sogni, se ci credi e lo vuoi veramente, possono diventare realtà! Ed ora che ho imparato a sognare, non smetterò…

Daniele Francesconi

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