19 Aprile 2022

 
 
Conoscere come è fatta una cartuccia è naturalmente fondamentale:
 
Chi di noi non ha mai aperto una cartuccia per vedere come è fatta ? Penso che almeno una volta ci sia capitato di fare questa operazione e anche se non esperti abbiamo riconosciuto all’interno della stessa della polvere da sparo più o meno strana, un contenitore in plastica o in altri materiali come sughero, crine, cartalana ecc. ecc., del piombo e infine un innesco posto sul fondello del bossolo. Ad ogni modo, per coloro che non l'hanno mai fatto, riporto una semplice tabella riassuntiva:
 

  Brevemente:

1)  I Pallini: che possiamo suddividere principalmente in tre tipi: di piombo temperato indurito (di colore grigio scuro); di piombo nichelato, cioè ricoperti da una sottile pellicola di nichel (di colore grigio chiaro argento) e che grazie a questo trattamento, sono più resistenti e duri e quindi adatti a caricamenti pesanti e per cartucce per tiri lunghi (oggi in commercio, visto l'alto costo della nichelatura, si trovano anche pallini di piombo ricoperti dal rame e tali pallini sono chiamati ramati); di piombo temperato deformati o schiacciati o cubici, adatti a cartucce per tiri a brevissima e breve distanza. E’ utile dire che per l’uso venatorio, più i pallini sono sferici ed equilibrati più manterranno una traiettoria retta e una velocità maggiore, in grado quindi di abbattere un selvatico a maggiore distanza. Allego una tabella relativa alle numerazione del piombo usata in Italia e al relativo diametro e una tabella che ci indica quanti pallini sono contenuti in "tot" peso.

 

2) Il bossolo: può essere di due tipi, in plastica ed in cartone

 

3) La borra contenitore in plastica: la possiamo suddividere in tre tipi principali: la borra contenitore normale, la borra biorientabile e la borra dispersante. Tralascio volutamente le borre feltro, in quanto le dosi che andrò a proporre sono adatte esclusivamente a borragli moderni in plastica. In linea puramente teorica le tre borre sono da considerarsi utili per tiri medio-lunghi la prima, per tiri medi la seconda e per tiri a breve distanza la terza. Dico in linea teorica perché per ottenere le 3 cartucce, non sono sufficienti i contenitori, ma l’intero assetto dei componenti deve essere ben studiato e assemblato. Per farmi capire meglio, a volte si creano cartucce con borra dispersante per tiri a breve distanza, ma al momento della prova sulla placca o su di un cartone posto a 35 metri, ci accorgiamo che la rosata di quella che consideravamo una cartuccia dispersante, è più stretta di una assemblata con borra contenitore e questo anche a parità di quantità e tipo di piombo utilizzato. Un’ altra suddivisione delle borre in plastica, la possiamo fare in relazione al loro funzionamento e cioè le possiamo dividere in 2 ulteriori gruppi, quelle ammortizzate e quelle rigide. Le borre in plastica ammortizzate si riconoscono dal fatto che sotto il calice hanno delle forme più o meno contorte che quando sollecitate si comprimono, lavorando di fatto come un ammortizzatore di un automobile e sono consigliate quando si utilizzano polveri vivaci che si accendono in maniera rapida dando alla curva di pressione una forte e rapida impennata. Per chi non sa cosa è una curva di pressione, faccio un esempio terra-terra per semplificare il concetto: prendiamo un carrello con 100 Kg. di peso sopra e proviamo a spingerlo: se lo spingiamo stando fermi e adoperando le nostre braccia con la velocità di un pugno, rischiamo di farci male e di non spostare nemmeno di un mm. il carrello, viceversa se avremo un ammortizzatore che fa da cuscino tra noi e il carrello, non ci faremo male e il carrello pian piano si muoverebbe. Questo esempio sembra stupido, ma rende l’idea della funzione della borra ammortizzata che facendo da cuscino tra l’esplosione della polvere vivace e il peso del piombo, riduce sensibilmente il colpo d’ariete che poi si traduce in un minor rinculo alla spalla. Le borre rigide viceversa sono consigliate per le polveri progressive, più dure d’accensione, proprio perché di per sé hanno una combustione lenta e appunto progressiva, con una curva di pressione più obliqua.

 

4) La polvere da sparo: ne esistono di tantissimi tipi, diverse fra loro per forma dimensione e colore, che fisicamente possono essere granulari, lamellari, a cilindretti ecc. ecc., a seconda del procedimento di lavorazione  , ma io le suddividerei comunque in 3 grandi gruppi: le polveri vivaci che tendenzialmente servono per dosaggi leggeri da 30 a 33 grammi, le polveri mediamente vivaci o semiprogressive che tendenzialmente servono per dosaggi medi da 34 a 36/37 grammi e le progressive che tendenzialmente servono per dosaggi pesanti da 38 a 50 grammi e oltre. E' utile sapere che è possibile fare una ulteriore suddivisione, diciamo più tecnica, fra polveri monobasiche, polveri bibasiche (doppie basi) e polveri bibasiche attenuate. Le monobasiche sono fatte a base di nitrocellulosa e non contengono nitroglicerina. La bibasiche hanno una percentuale di circa il 50% di nitrocellulosa e  il 48% di nitroglicerina. Le bibasiche attenuate contengono fino al 20/25% di nitroglicerina. La nitroglicerina ha come caratteristica principale, quella di produrre temperature di combustione più elevate della nitrocellulosa, ma ha il difetto di congelare alle basse temperature (-5 – 10°). Da questo si evince che le monobasiche sono adatte a climi molto rigidi e le bibasiche al contrario sono più indicate per i climi umidi, perchè l'alta percentuale di nitroglicerina produce temperature maggiori che aiutano a bruciare meglio la polvere e questo è senz'altro positivo in presenza di forte umidità. 

 

5) Il fondello in metallo: lo possiamo avere di 5 altezze differenti, 8 mm. comunemente chiamato tipo 1, 12 mm. tipo 2, 16 mm. tipo 3, 20/22 mm. tipo 4 e 25/27 mm. tipo 5. Normalmente vengono impiegati in ordine crescente, con il crescere della quantità di piombo utilizzato, in quanto le cartucce con grammature pesanti, sviluppano quasi sempre anche pressioni maggiori ed un fondello più alto ha maggiore resistenza. Tutti i bossoli, al momento dello sparo, vanno ad aderire alla parete della camera del fucile, quindi a tutti gli effetti è la camera stessa che fa la tenuta, ma è chiaro che un fondello più alto con il suo spessore riduce la camera di combustione, incrementando leggermente le pressioni. Quindi possiamo dire che a parità di componenti, un fondello più basso svilupperà una minore pressione di un fondello più alto. In ultimo dobbiamo anche considerare il fattore estetico; per esempio quando ci troviamo di fronte ad una cartuccia con 36 grammi caricata in un bossolo tipo 5 ne restiamo maggiormente affascinati (e spesso ci dà più fiducia della bontà della stessa) di una confezionata in un bossolo tipo 3.

 

6) Innesco: ne abbiamo di tantissimi tipi. I più comunemente utilizzati, sono quelli che andrò ad elencare e dei quali farò una suddivisione per potenza e potere d’accensione. Fiocchi DFS 615 di medio-bassa potenza, corpo nichelato e isolante sottoforo di colore arancio/rosso, Fiocchi DFS 616 di alta potenza, corpo nichelato e isolante sottoforo di colore bianco. Cheddite Clerinox CX 50 bassa potenza, corpo ottonato e laccatura protettiva di vernice rossa. Cheddite Clerinox CX 1000 medio bassa potenza, corpo ottonato e laccatura protettiva di vernice nera. Cheddite Clerinox Cx 2000 di alta potenza, corpo ramato e laccatura protettiva di vernice nera. Nobel Sport NS U684 di bassa potenza, corpo ramato e isolante sottoforo di colore bianco sporco tendente al giallino. Nobel Sport NS U686 di media potenza, corpo ramato e isolante sottoforo di colore arancio/rosso. Nobel Sport NS U688 di alta potenza, corpo ramato e isolante sottoforo di colore verde scuro. U.e.e. Piston G di medio alta potenza, corpo ottonato e isolante sottoforo bianco. (Tabella riassuntiva)

 

Va ricordato che un errore di innesco può provocare un aumento o una diminuzione di pressioni che a volte possono arrivare anche a 2/300 bar, quindi non è uno scherzo e per cui la mia raccomandazione è che se non si conosce con certezza quale innesco abbiamo in mano, è prudente non utilizzarlo.




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