19 Aprile 2022

"BREVE PERTUGIO DENTRO DALLA MUDA"scrisse il sommo Poeta nella Divina Commedia illustrando le tragiche vicende del conte Ugolino' indica che ,già nel XIII secolo,erano conosciute le seguenti fasi fisiologiche degli uccelli:la muta, il riposo,il canto Si sapeva anche che la luce del giorno influisce sulla forma amorosa..Oggi,naturalmente,disponiamo di maggior conoscenze e soprattitoli di valenza scientifica.Secondo gli studiosi piu' autorevoli sono percepibili diverse fasi fisiologiche,ma,semplificando x fini pratici ne vengono prese in considerazione solo 3:riposo,riproduzione e muta. Molti amatori anche oggigiorno,si avvalgono della chiusa x ritardare il ciclo dell'estro amoroso e x far cambiare il piumaggio questo motivo,in alcune regioni,la chiusa viene chiamata muta Nei primi anni '70,ho letto e riletto,rimanendo affascinato,un libro scritto dal prof.G.Mancini,ex dirigente dell'Associazione Friulana Uccellatori Gli argomenti assai seducenti x un apprendista tenditore,svelano con rara e sorprendente perizia un mondo incantevole ed illustravano metodi e tecniche di cattura Anni dopo mi accorsi che nel testo qualcosa non era piu' al passo con i tempi nuovi.Concepiva la gestione delle fasi fisiologiche ,grosso modo,come all'epoca di Dante soprattutto x quanto riguardava la "muda",durante la quale,suggeriva di effettuare la cosiddetta "spennatura"Però',anche oggi non tutto sembra andare x il verso giusto..Alcune affermazioni riportate in questo Forum sembrano essere in contrasto tra loro,lasciando perplesso il lettore in quanto numerosi Migratorisi lamentano eccessive difficoltà nella gestione dei richiami,ed in particolare della fase canora durante il periodo venatorio emergere un'ampia zona grigia,una pregiudizievole confusione a causa della quale,mancando corrette conoscenze in ordine alla chiusa ed all'appropiato utilizzo del fotoperiodo,sorgono seri inconvenienti x i cacciatori che ,con frequenza,dopo un anno di intenso impegno,durante il "passo",vedono sfumare gran parte delle loro aspettative. Quasi tutti i contrattempi e le difficoltà derivano dal fatto che vengono disattese parte delle esigenze delle 3 fasi fisiologiche,soprattutto x ciò che riguarda il canto vanno conosciuti compiutamente i fattori cooperanti dell'alimentazione e del fotoperiodo Questo promuove e governa l'evoluzione dei cicli naturali,eleva ai massimi livelli l'estro amoroso e,di conseguenza,le emissioni canore Il fotoperiodo,letteralmente,durata della luce,non va confuso, come spesso accade con un programma di illuminazione. Al fine di escludere possibili malintesi,al fotoperiodo deve essere attribuita una definizione precisa ed univoca Si è convenuto che quello giornaliero equivalga al dì,cioè all'intervallo di tempo che intercorre tra il sorgere ed il tramontare del sole La sua durata varia in relazione all'alternarsi delle stagioni e all'entità dei gradi di latitudine:solamente ai Poli e all'Equatore,giorno e notte durano ugualmente la stretta relazione tra forma amorosa e fotoperiodo giornaliero è conosciuta dopo il 1932 a seguito della pubblicazione delle cosiddette teorie di Roman W., ricercatore di fama mondiale,che studiò fra le altre cose anche il fenomeno migratorio degli uccelli Queste conoscenze di valore assoluto si stanno diffondendo da alcuni decenni nel mondo dell'ornitofilia,ma,a tutt oggi,vengono utilizzate poco e male a causa del persistere di tradizioni,convinzioni empiriche e confuse. Il fattore cooperante dell'alimentazione ,nell'ultimo ventennio ha subito modificazioni radicali Constatato che gli uccelli ,allo stato di naturale libertà,cambiano la nutrizione in relazione alle essenze alimentari prodotte dall'ecosistema,cui adeguano i loro cicli naturali,in ornitofilo che,nel 2003, concorse a costituire un noto Groppo di lavoro x l'adeguamento dei mangimi,ideò e formulò mangimi bilanciati e specifici x ognuna delle fasi fisiologiche. Collaborò poi con una ditta del Padovano che,diretta da un ottimo nutrizionalista,realizzò un pellet x il canto,uno x la muta e un terzo x il periodo di mantenimento o riposo. Libri importanti,veri e propri monumenti della "letteratura"della caccia al capanno,sono quello dei fratelli Santini o del Mazzotti. Alcuni somministrano ancora il mangime unico,frutto di concezioni contrastanti con le leggi della natura,altri,e questo è il vero punto debole della gestione dei richiami, hanno notevoli difficoltà nel chiusare ed illuminare gli uccelli in maniera appropriata. Da diversi Migratoristi della Federcaccia mi è stato consigliato di leggere "LA CACCIA AL CAPANNO" di Jogna-Pratt e Pitto,sorta di manualetto,edito nel 2008 e distribuito da Greentime S.p.A(V.Ugo Bassi,7,40121 Bologna.Consultandolo ho appreso concetti nuovi come la compatibilità ecologica della caccia al capanno,le diverse capacità di attrazione del "canto d'amore"e dei"suoni da richiamo",le modalità d'impiego dei richiami meno noti ma finalizzati a distribuire in modo uniforme il canto durante l'intero periodo venatorio Ho apprezzato le novità e la loro utilità in quanto consentono ,utilizzando elementari cognizioni di carattere scientifico,di gestire con grande semplicità gli uccelli usati ai fini di richiamo e di conseguire i risultati attesi, evitando i tanto temuti"SILENZI"

 

a presto Paolo




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