30 ottobre 2011

18 Aprile 2022

Domenica 30 Ottobre 2011, letta così una data, una semplice data come mille, milioni di altre , ma non per me, per me ha significato un cesello indelebile nella tavolozza colorata e variegata dei ricordi venatori che accompagna e gratifica tutti coloro che riescono a “vedere” al di là di una semplice “fucilata” quel meraviglioso mondo di sensazioni, passione ed emozioni proprio della caccia.
La caccia al colombaccio fino a qualche decennio fa era solo ed esclusivamente peculiarità dei possessori di palco e “volantini” che nell’immaginario comune di un tempo erano grandi cacciatori specializzati, molte volte anche invidiati, veri e propri miti, uomini che avevano domato la natura e gli elementi a 20 e più metri di altezza dove potevano quasi ghermire con le mani l’azzurro padrone dei cieli.

Negli ultimi anni la passione per la caccia ai colombacci, alla quale avevamo cominciato ad avvicinarci “così tanto per cambiare” aveva fatto breccia nella “profonda passione” mia e di mio figlio Nicola, coinvolgendoci a tal punto da cominciare ad attrezzarci e organizzarci per poterla praticare al campo nelle gelide giornate tardo-autunnali ed invernali in quel di Pavia, dove dopo varie ricerche e veri e propri “accurati studi di settore” vuoi per l’ambiente vuoi per le colture e la gestione agricola del territorio e dopo aver frequentato ed esserci confrontati con altri amanti di tale cacce in loco , e soprattutto per la buona presenza dei selvatici stanziali risultata dai sopralluoghi effettuati sul campo nei periodi a noi congeniali, avevamo deciso di cominciare a cimentarci nella nuova avventura venatoria.

La domenica di norma, visto gli impegni di lavoro, è la giornata da noi dedicata , il che non fa però assolutamente degli altri giorni della settimana momenti vuoti nei quali ci dimentichiamo di “Diana” anzi, i preparativi, l’organizzazione delle uscite, la cura delle attrezzature, dei volantini, dei cimbelli, dei cani, le cartucce, in che campo fare il capanno e calare gli stampi, le girelle , se meglio sotto i pioppi o le querce……….insomma nulla si lascia al caso tutto studiato in maniera quasi maniacale e tutti i giorni della settimana ti coinvolgono totalmente per raggiungere il miglior risultato e la migliore soddisfazione.

Domenica 30 ottobre 2011 dopo una settimana “tipo” di preparativi, si parte alle ore 4,00 da Massa alla volta di Pavia, atc 2. La mitica Lada Niva stracarica di attrezzature sbuffa nell’aia quando raggiungo mio figlio che aveva appena fatto accomodare i nostri cocker Dream e Pako nella loro cassetta nel portabagagli, mi sistemo di fianco a Nick e si parte. Durante il tragitto i soliti pronostici, le fantasie, le realtà, il più e il meno quotidiano e qualche personale silenzio ci aiutano a far passare le due ore e più di viaggio che comunque ci caricano di mille aspettative e speranze.

IL TUTTO viene meno e i pronostici si sconvolgono quando arriviamo al casello di Casalpusterlengo……nebbia fitta, aiutatemi a dire… nebbia fitta. Tra peripezie varie raggiungiamo il sito di caccia, quasi per inerzia, con gesti spontanei del volante sembrava che la macchina conoscesse la strada ormai percorsa decine di volte nelle uscite precedenti. Si scende, in silenzio ossequioso si resta per qualche minuto ad osservare praticamente un muro grigio dal quale trasparivano solamente figure quasi spettrali, di alberi scheletrici posti in lunghi filari simili a giganti con le braccia rivolte verso un cielo lontano a loro precluso. Soltanto il verso di qualche cornacchia che incurante della nebbia si spostava da un albero all’altro gracchiando.

Dopo un breve consulto decidiamo gioco forza, di cambiare programma, nell’attesa avevamo sentito qualche tordo zirlare e qualche merlo chioccare dentro le siepi di bacche ed uva selvatica che sono sotto i filari degli alberi che attraversano i campi ormai privati del loro raccolto. Fortunatamente avevamo sempre con noi cartucce con piombo 10-11 memori di una eccezionale mattinata di novembre di alcuni anni prima che mentre eravamo pronti per cimentarci ai colombacci ci coinvolse in una delle più importati migrazioni di allodole che io ricordi a mia memoria.

Riempite le cartucciere, caricati i fucili, sciolti i cani attacchiamo il primo filare di alberi, io da un lato e Nicky dall’altro. I cani entrano nel filare e subito un merlo urla tutto il suo disappunto e s’invola lontano tra le nebbie, la visuale è corta e confusa, un tordo…..zip.zip…sparo verso la sagoma intravista giusto il tempo d’imbracciare, Dream ritorna confermando la bontà del mio tiro, mi consegna il tordo e riparte, anche Nicky spara, una, due volte, non vedo di la dal filare ma capisco che i cani gli hanno riportato qualcosa…..dice “tordo”.

Proseguiamo così passo passo la visibilità limitata ma tutto si svolge in sicurezza, all’improvviso un colombaccio s’invola da un pioppo le cui cime erano ancora avvolte dalla nebbia, Nicky spara, sento il selvatico che cade al suolo provocando il classico colpo sordo che tanto ammalia. Alla fine del primo filare abbiamo raccolto quattro tordi ed un colombaccio, i merli astuti e smaliziati ci hanno lasciato solo il loro chioccare potente e beffardo. Raggiungo Nicky e tirate le somme a quel punto mi ricordo che avanti a noi un centinaio di metri il filare si interseca con un canale da dove la passata stagione, per sparare ad un tordo avevamo involato alcuni germani. Decidiamo così di accostare silenziosi nella speranza di sorprendere un simpatico palmipede intendo a riposarsi sulle sponde del canale coperte di cannucce e rovi. I cocker addestrati all’occorenza a seguirci senza sopravanzare seguono mio figlio due passi indietro, io distanziato di fianco una cinquantina di metri, diamo inizio all’accostamento. Scorgevo a malapena le sagome di Nicola e i cani che si avvicinavano sempre più al canale. Quasi in sintonia ci affacciamo e io avverto un colpo di fucile, poi subito un altro e Nicky che grida qualcosa al mio indirizzo, attendo un attimo ma niente. Sento di nuovo la voce di Nicola che mi invita a raggiungerlo, arrivo mi informa che Dream è nel canale a recuperare un germano e che un altro colpito è caduto nel boschetto vicino e lui corre con Pako a vedere di recuperarlo.

Mi affaccio ma la vegetazione mi nasconde il cane alla visuale, sento solo lo sciacquettio delle zampe nell’acqua , di li a poco però ecco comparire Dream con un germano in bocca, me lo consegna e dopo la scrollatina di rito corriamo anche noi verso il boschetto all’indirizzo di mio figlio e l’altro cane che cercano il germano ferito nel bosco, li raggiungiamo, i cani cercano l’animale ma niente sembra scomparso. All’improvviso Pako scova una minilepre e si mette all’inseguimento e sparisce dalla vista nella nebbia , nello stesso momento anche Dream entra in traccia e seguito da mio figlio scavalcano l’argine e anche loro spariscono alla mia vista, sento uno sparo e intuisco che l’azione di caccia è andata a buon fine e che hanno catturato la preda, compare il cane ma anzi che il germano ha in bocca un meraviglioso fagiano maschio con i meravigliosi e prorompenti colori del loro piumaggio migliore, rientra anche Pako forse richiamato dallo sparo o forse solo perchè la mini lo ha gabbato nei meandri del bosco e delle spine. Tutti e 4 ci rimettiamo a cercare, non si sa mai. Ad un certo punto io mio figlio e Pako ci siamo fermati quasi contemporaneamente e nel silenzio ci rendiamo conto che Dream non è con noi, si sente lontano solo il crepitio delle foglio calpestate nel bosco ingigantito dalla scarsità di visuale e dalla nebbia ,dopo alcuni ma interminabili secondi Dream esce dal bosco col germano in bocca, l’animale ferito ha il collo allungato, il cane agita la coda in modo convulso ed eccitato.

Stendiamo in terra il fagiano e i germani, i cani si sdraiano vicino con le lingue penzolanti , mio figlio mi si affianca e mi passa un braccio intorno al collo con un respiro profondo, in quell’istante come vivessi una esperienza extracorporea ho visto l’immagine…..”dal di fuori”, mio figlio, i miei cani, le prede sudate……quel dono che la vita ti fa una tantum….ed io che dal profondo dell’anima ringraziavo il cielo per avermi concesso il privilegio di vivere quei momenti che mi accompagneranno per tutta la vita………………in bocca al cocker!!!!!!!!!!!!!!!

 

Autore del racconto: Riccà – [email protected]




Close

SEI ISCRITTO AL  FORUM?

Attiva gratuitamente il tuo “Account Premium”  CLICCA QUI
 

Area riservata