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Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

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  • Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

    Venerdì 03 Aprile 2015

    Se il decreto 18 febbraio 2015, n. 7, dovesse essere convertito in legge con le modifiche approvate dalla Camera, ecco cosa cambierebbe.

    Prodotti esplodenti:
    Le imprese che si occupano della distribuzione e vendita di armi, munizioni e sostanze esplodenti potranno utilizzare, per la trasmissione delle informazioni al ministero dell’Interno, il sistema informatizzato Gea, di cui si attende l’entrata in funzione. Nel decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 8, l’utilizzo del sistema Gea era previsto come obbligatorio, l’attuale formulazione del decreto lo renderebbe invece facoltativo.
    Si prevede, per ogni azienda produttrice o distributrice di prodotti esplodenti, un sistema di raccolta dei dati (cioè, in pratica, della filiera di distribuzione fino all’utente finale) “che comprende la loro identificazione univoca lungo tutta la catena della fornitura e durante l’intero ciclo di vita dell’esplosivo”. Si prevede che le aziende possano anche consorziarsi, per “condividere un sistema di raccolta automatizzato dei dati relativi alle operazioni di carico e scarico degli esplosivi, che consenta la loro pronta tracciabilità”.
    Le aziende saranno obbligate a provvedere a una verifica periodita del sistema di raccolta dei dati, per assicurarne l’efficacia.

    Caricatori:
    I caricatori di capacità superiore a 5 colpi per le armi lunghe e a 15 colpi per le armi corte dovranno essere inseriti nella denuncia di detenzione armi ex art. 38 Tulps. In compenso, le aziende produttrici in possesso di licenza di fabbricazione armi comuni (art. 31 Tulps) potranno continuare a produrli senza necessità delle autorizzazioni e degli adempimenti previsti per le parti di arma in senso stretto.
    La detenzione dei suddetti caricatori senza denuncia, integrerà il reato previsto dall’articolo 697 del codice penale (detenzione abusiva di armi).
    Se il decreto sarà convertito il legge con l’attuale formulazione, l’obbligo di inserimento dei caricatori in denuncia scatterà dal prossimo 4 novembre 2015 (cioè lo stesso giorno in cui è prevista la riduzione della capacità dei caricatori per le armi giacenti nelle armerie e per le armi in possesso dei privati, in caso di cessione).

    Carabine semiautomatiche di aspetto militare e 6 mm Flobert:
    Saranno escluse dal novero delle armi da caccia. Se le armi resteranno nella disponibilità del proprietario, potranno continuare a essere detenute come se fossero armi da caccia (quindi senza limitazioni nel numero), ma se tali armi dovessero essere vendute, saranno considerate armi comuni da sparo (quindi detenibili al massimo nel numero di 3, salva eventuale licenza di collezione), oppure sportive (se qualificate tali).
    File allegati
    CHI AMA LA CACCIA VIVE LA NATURA sigpic

  • #2
    Stralcio in commissione bilancio


    Se ne occuperanno la senatrice Cinzia Bonfrisco e Forza Italia in commissione Bilancio al Senato. Il decreto incide pesantemente sull'erario dello Stato, senza contropartita in termini di sicurezza sociale.


    Prime reazioni a seguito degli emendamenti nel decreto legge 18 febbraio 2015 n.7 (
    "Conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione"). A
    pprovati dalla camera dei deputati, tali emendamenti, avrebbero un forte impatto negativo sul settore armiero sportivo e civile italiano. La senatrice Cinzia Bonfrisco (Forza Italia) ha annunciato ad Armi e Tiro che darà battaglia proprio in quinta commissione permanente Programmazione economica e Bilancio allo scopo di stralciare detti emendamenti. Si chiede, infatti, la senatrice, quale sia la copertura economica del decreto e quali i danni per l'erario visto che il decreto interviene pesantemente sul mercato, limitando fortemente acquisto e detenzione di armi e accessori, senza alcuna contropartita in termini di sicurezza sociale.



    Il conarmi stigmatizza il decreto




    Anche il Conarmi ha espresso la propria contrarietà nei confronti delle modifiche apportate dalla camera al decreto 7/2015, in fase di conversione in legge. Il presidente del Conarmi, Pierangelo Pedersoli, ha infatti inviato al direttore di Armi e Tiro, Massimo Vallini, un comunicato ufficiale


    Anche il Conarmi ha espresso la propria contrarietà nei confronti delle modifiche apportate dalla camera al decreto 7/2015, in fase di conversione in legge. Il presidente del Conarmi, Pierangelo Pedersoli, ha infatti inviato al direttore di Armi e Tiro, Massimo Vallini, un comunicato ufficiale nel quale dichiara:
    "Solo questa mattina, abbiamo preso atto della nuova formulazione del Decreto Legge 18 febbraio 2015 n. 7 riguardante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” dove nuovamente si introducono normative restrittive in merito alle armi, ai caricatori ed alle sostanze esplodenti.
    Voglio comunicare a Lei ed ai suoi lettori che non sapevamo nulla di questa modifica apportata dal Ministero dell’Interno, non siamo mai stati contattati dallo stesso Ministero per un confronto e siamo offesi per il metodo che negli ultimi mesi il Dicastero ha adottato di escludere la nostra associazione da un qualsiasi dialogo su argomenti che riguardano il nostro settore.
    Riteniamo questa modifica al Decreto nuovamente penalizzante per gli appassionati di armi e assolutamente ingiusto che norme che riguardano il settore delle armi sportive, siano inserite in un Decreto riguardante il contrasto al terrorismo.
    Ci spiace constatare che i consigli che avevamo dato al Ministero dell’Interno per la salvaguardia della pubblica sicurezza e dei diritti dei cacciatori e tiratori non siano mai stati presi in considerazione. Non possiamo infine che augurarci che il Senato non accolga la modifica approvata alla Camera dei deputati".

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    • #3
      Ci spiace constatare che i consigli che avevamo dato al Ministero dell’Interno per la salvaguardia della pubblica sicurezza e dei diritti dei cacciatori e tiratori non siano mai stati presi in considerazione. Non possiamo infine che augurarci che il Senato non accolga la modifica approvata alla Camera dei deputati".

      Chissa perche non prendono mai in considerazione nulla di quello che viene proposto dai "cacciatori e tiratori"...... forse abbiamo la "rogna"....Speriamo che la modifica non venga approvata, personalmente non ci credo !!
      Saluti

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      • #4
        È colpa loro, ma non solo…






        Nel decreto che ha la finalità di contrastare il terrorismo compaiono emendamenti che sembrano invece voler colpire i cittadini lecitamente armati. Mentre si discute sulla legittima difesa, con la sicurezza del Paese che fa acqua da tutte le parti, ministero dell’Interno e governo uniscono le forze per realizzare un piano ormai ben noto…

        04/04/2015
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        di Massimo Vallini

        Dunque, non si risolve il problema del terrorismo, ma si colpiscono i diritti dei cittadini armati. Nel modo che avevamo già ben compreso fosse “gradito” al governo (e anche ministero dell’Interno). Sfruttando la decretazione d’urgenza. La lettura del resoconto della seduta del 19 marzo delle commissioni riunite II (Giustizia) e IV (Difesa) in sede referente fa comprendere come gli emendamenti siano stati inseriti “a tradimento” dal governo e poi difesi dal viceministro dell’Interno pd Filippo Bubbico, che in altre situazioni aveva accolto legittime rimostranze del settore. I più attivi, nel corso della seduta, sono parsi i deputati del movimento 5 stelle Giulia Sarti, Vittorio Ferraresi, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede, Francesca Businarolo e Andrea Colletti che hanno sempre proposto la soppressione degli emendamenti del governo, non soltanto sulle armi (delle quali crediamo restino oppositori), senza però riuscirvi.
        Il lucano Filippo Bubbico (Montescaglioso, 26 febbraio 1954), architetto, iscritto al partito democratico, senatore dal 2006, è stato viceministro dell'Interno sotto il ministro Angelino Alfano (nuovo centro democratico) nel governo Letta e riconfermato nel governo Renzi. Dunque un “fedelissimo” di Alfano, sebbene sotto le insegne di Matteo Renzi (qui sotto Alfano e Bubbico).

        Nelle pieghe del disegno di legge n. 2893 (di conversione del decreto-legge 7/2015) approvato alla camera il 31 marzo 2015, concernente “misure urgenti per il contrasto del terrorismo, proroga delle missioni internazionali e iniziative di cooperazione allo sviluppo” ci sono norme che rafforzano l'identificazione e la tracciabilità degli esplosivi per uso civile (modificando il decreto legislativo n. 8 del 2010), in modo al solito confuso e complicato per produttori, importatori e commercianti. Poi ci sono le modifiche al Testo unico di pubblica sicurezza (rd n. 773 del 1931), che intervengono ancora sui caricatori perché il governo ci aveva già provato l’ultima volta con il decreto 91/2014. Tali modifiche prevedono: obblighi di denuncia alle autorità di ps anche dei caricatori delle armi, lunghe e corte, aventi capienza di colpi superiore a 5 e 15; però sono esonerati da tali obblighi di denuncia i titolari di licenza di fabbricazione, introduzione nello Stato, esportazione, di facoltà di raccolta per ragioni di commercio o di industria, o comunque di vendita. Al solito, il governo cerca di salvaguardare imprese e commercio, ai danni dei cittadini, ma senza tenere conto del danno economico che deriverà dal calo di vendite.
        È, poi, integrato il contenuto dell'art. 697 cp, con l'equiparazione alla detenzione abusiva di armi della violazione degli obblighi di denuncia dei caricatori; l'illecito è quindi punito a titolo di contravvenzione con l'arresto fino a 12 mesi o con l'ammenda fino a 371 euro. È poi integrata la legge n. 157 del 1992 per introdurre, in deroga alla disciplina generale, particolari divieti nell'uso di determinate categorie di armi per attività venatoria. Anche in questo caso il governo non tiene conto non solo dei diritti acquisiti dei cittadini, ma neppure del danno economico che deriverà dal calo di vendite.

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        • #5
          sempre più assurde queste regole

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          • #6
            Forse converrebbe ricordare ai nostri governanti che terroristi e delinquenti non vanno in armeria a rifornirsi di armi cartucce e polvere da sparo, ma si riforniscono in un florido mercato clandestino ove a quanto ho sentito dire si possono acquistare RPG, AKM, AK74 etc...... Ma tanto è sempre la solita storia, si deve colpire con regole estremamente ferruginose e confusionarie chi detiene armi in maniera legale.

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            • #7
              Anche Breda non ci sta






              Anche Breda ha pubblicato un comunicato, nel quale esprime la propria contrarietà al processo di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" n. 7/2015



              Anche Breda ha pubblicato un comunicato, nel quale esprime la propria contrarietà al processo di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" n. 7/2015.
              "Breda critica il dlgs 7/2015 in fase di votazione presso la Camera del Senato, nello specifico nei punti in cui limita la libertà dei cittadini possessori di armi tipologia B7 e con le qui praticano molteplici sport in rapida diffusione a livello mondiale. Non entriamo nel merito dell'indotto perso in Italia se questo decreto verrà approvato: come saprete abbiamo da poco immesso sul mercato i nostri B4 e sicuramente le vendite ne risentiranno ma il dispiacere maggiore è vedere come l'obiettivo non sia progredire ma regredire rimettendo, per esempio, l'obbligo di denuncia dei caricatori. Breda in passato si era già mossa contattando esponenti politici a più livelli e a più partiti e anche stavolta valuterà azioni e comunicazioni. Restiamo tuttavia stupiti da come alcune figure del settore restino assenti e non prendano mai posizione a favore del mercato italiano visto che è proprio questo mercato che in molti casi garantisce prestigio e popolarità alle aziende. Vedremo anche le reazioni dei consumatori".

              - - - Aggiornato - - -

              Per quello che conta...






              Approvato anche dalle commissioni 2ª, 3ª e 4ª riunite (giustizia, affari esteri, emigrazione, difesa) del senato. Ritirati, dichiarati decaduti ovvero votati e respinti tutti gli emendamenti presentati. Ecco il testo dell'ordine del giorno di Luciano Rossi e le proposte (infruttuose) di soppressione dell'articolo 3 della senatrice Bonfrisco.



              Presenti per il governo Filippo Bubbico, vice ministro per l'interno, Lapo Pistelli vice ministro per gli affari esteri, Cosimo Ferri, sottosegretario per la giustizia, Domenico Rossi, sottosegretario per la difesa, le Commissioni hanno concluso l'esame del provvedimento conferendo mandato ai relatori a riferire favorevolmente sullo stesso, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, autorizzandoli altresì a richiedere lo svolgimento della relazione orale.
              La senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (forza Italia) aveva presentato richiesta di sopprimere l’intero articolo 3 e tutti i relativi emendamenti. Ma sono stati ritirati, dichiarati decaduti ovvero votati e respinti tutti gli emendamenti presentati.
              Questo il testo dell’ordine del giorno, anch'esso respinto, in merito alla conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2015, n.7, presentato dai senatori Luciano Rossi (nuovo centro destra), Lorenzo Battista (gruppo per le autonomie), Massimo Caleo (partito democratico), Claudio Broglia (partito democratico), Aldo Di Biagio (nuovo centro destra), Giovanni Bilardi (nuovo centro destra), Cinzia Bonfrisco (forza Italia).
              "Il senato impegna il governo
              - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire il rispetto del testo del decreto legislativo 29 settembre 2013, n. 121 di tutte le condizioni precisate dal parere parlamentare reso in data 18/09/2013, in particolare con riferimento all’introduzione nel testo di tale decreto di “una disposizione che – al fine di salvaguardare posizioni già acquisite – garantisca il permanere della legittimità della detenzione di armi, a prescindere dalle modifiche normative successive, da applicarsi solo per il futuro, consentendo sempre e comunque la produzione, l’importazione, l’acquisto e la cessione delle armi dei modelli iscritti nel catalogo nazionale delle armi communi da sparo di cui all’abrogato articolo 7 della legge 18 aprile 1975, n. 110;
              - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che il regime giuridico dei caricatori di arma sia sempre conforme al diritto comunitario o al diritto internazionale in materia, e a disporre che l’obbligo di denuncia della detenzione comunicazione del possesso dei caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte venga sostituita, per i soggetti autorizzati alla detenzione di armi, con l’obbligo di comunicazione al locale ufficio di pubblica sicurezza, assistito da una sanzione amministrativa e non penale;
              - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che vengano considerate armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un’arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B, punto 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/Cee del Consiglio del 18 giugno 1991 solo quelle effettivamente pericolose per la pubblica sicurezza, perché agevolmente trasformabili in armi automatiche, con l’esclusione delle armi in calibro a percussione anulare o la cui somiglianza con le armi automatiche è meramente estetica;
              - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che possa essere garantita una detenzione delle armi di cui alla categoria B, punto 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/Cee del Consiglio del 18 giugno 1991 in numero sufficiente ai fini della pratica sportiva, anche attraverso al previsione di licenze speciali;
              - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che le misure approvate con il decreto-legge in parola non abbiano ripercussioni negative su tutti gli operatori del settore economico".
              Il decreto-legge, il "decretaccio" di Pasqua, deve ora passare dall'aula del senato, ma dopo l'iter che ha seguito e considerando la volontà del governo e la scadenza del 20 aprile molto vicina, è forte la probabilità che venga convertito in legge senza interventi né ripensamenti.
              Il decreto-legge resta purtroppo lo strumento abusato dal governo (e da molti governi di vario colore negli ultimi anni) per fare approvare i propri disegni di legge, allontanandosi vistosamente dall'impianto della Costituzione, che l'aveva pensato quale strumento straordinario per fronteggiare soltanto casi imprevedibili e urgenti. L'abuso si verifica anche in sede di conversione, quando il parlamento aggiunge al testo del decreto contenuti eterogenei per accelerare l'approvazione di "altre" proposte. Su questo tipo di abuso va, almeno, maturando una giurisprudenza severa della corte costituzionale

              - - - Aggiornato - - -

              Strada in salita






              Nonostante i numeri non consentano speranze, la senatrice Cinzia Bonfrisco di forza Italia ha presentato emendamenti per la soppressione degli emendamenti alla legge antiterrorismo approvati alla camera. «Questo governo, che si è assunto la responsabilità di introdurli, si assumerà anche la responsabilità dei danni provocati ai cittadini e al settore»



              Nonostante i numeri non consentano speranze, la senatrice Cinzia Bonfrisco di forza Italia ha presentato emendamenti per la soppressione degli emendamenti alla legge antiterrorismo approvati alla camera. «Questo governo, che si è assunto la responsabilità di introdurli, si assumerà anche la responsabilità dei danni provocati ai cittadini e al settore. Anche grazie alle tante mail ricevute dagli appassionati, abbiamo ben compreso la strategia del governo. Ho personalmente accusato il viceministro Filippo Bubbico di farsi mettere i piedi in testa dai funzionari della polizia amministrativa che, chiusi nei loro uffici, pare si divertano a complicare la vita delle imprese italiane e dei cittadini per bene. Purtroppo assistiamo impotenti al tentativo di affossare un altro settore economico, quello della produzione di armi e dell'attività sportiva correlata. Anche questa attività produce medaglie d’oro mondiali come il Tiro a volo». Anche il senatore leghista Sergio Divina che già si era distinto per altre azioni più fortunate a difesa del settore, è intervenuto in commissione.
              Questo pomeriggio, la prima commissione permanente (affari costituzionali, affari della presidenza del consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello stato e della pubblica amministrazione) aveva già dato parere favorevole al “decretaccio”. Passato poi all’esame delle commissioni 2ª, 3ª e 4ª riunite (giustizia, affari esteri, emigrazione, difesa). Luciano Rossi, presidente della Fitav e senatore del nuovo centro destra ha contestato duramente il decreto, ma è riuscito solo a presentare un ordine del giorno. Rossi, che è nella maggioranza di governo, ha annunciato che si impegnerà per apportare modifiche alla legge da qui alla entrata in vigore delle norme, prevista per novembre.
              Ricordiamo che il decreto legge scadrà il 20 aprile, per questo la fretta del governo a convertirlo in legge.

              - - - Aggiornato - - -

              I prossimi passaggi in Senato del Decretaccio






              Dopo il sì delle commissioni parlamentari riunite, l'iter di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" 7/2015, con gli sciagurati emendamenti anti-armi, è stato inserito nel calendario dei lavori dell'assemblea



              Dopo il sì delle commissioni parlamentari riunite, l'iter di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" 7/2015, con gli sciagurati emendamenti anti-armi, è stato inserito nel calendario dei lavori dell'assemblea. Secondo il calendario ufficiale del Senato, sarà discusso (e, presumibilmente, votato) a partire da martedì 14 aprile (per leggere il calendario dei lavori dell'assemblea, CLICCA QUI).

              - - - Aggiornato - - -

              Oltre mille firme in meno di un giorno






              La petizione lanciata dal collaboratore di Armi e Tiro ha raggiunto in meno di un giorno, e superato, il limite delle mille firme. Per un settore tutto sommato piccolo come il nostro, è un grandissimo risultato!



              La petizione lanciata dal collaboratore di Armi e Tiro ha raggiunto in meno di un giorno, e superato, il limite delle mille firme. Per un settore tutto sommato piccolo come il nostro, è un grandissimo risultato! Firmate, firmate e fate firmare!

              http://www.petizionepubblica.it/Peti...pi=P2015N47625

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              • #8
                Di aspetto militare ? cioè ?
                I militari usano anche fucili a pompa ad esempio ....Quindi tutte le carabine semiautomatiche saranno bandite dalla caccia ?
                I tiratori scelti usano le bolt action .... quindi niente più selezione ?
                quale sara il criterio ?
                L' Alpinismo è salire per la via più facile alla vetta, tutto il resto è acrobazia*

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                • #9
                  «Norme inutili e dannose»






                  La dura presa di posizione di Antonio Bana, avvocato e presidente di Assoarmieri, che sul Decretaccio ha voluto rendere pubblica la sua posizione con un comunicato



                  Scarica gli allegati:



                  Non usa giri di parole Antonio Bana, avvocato del foro di Milano e presidente di Assoarmieri, per esprimere il suo giudizio tecnico, ma anche di appassionato cacciatore, sul Decretaccio antiterrorismo.
                  «Siamo di fronte all’ennesimo abuso (incostituzionale) dell’istituto del Decreto legge, in un contesto, oltretutto, eterogeneo di norme che di fatto mette il Parlamento di fronte alla necessità di approvare o respingere “in blocco” il provvedimento. Le norme introdotte non solo non servono ad adeguare la legislazione italiana a quella comunitaria, ma addirittura vanno in rotta di collisione con quest’ultima, inserendo disposizioni contrastanti con quelle vigenti negli altri Stati europei.
                  «Le norme sui caricatori», continua Bana, «sono inutili perché i controlli sono impossibili, tanto più che chiunque può acquistare liberamente caricatori all’estero.
                  «In sintesi», conclude il presidente di Assoarmieri, «norme inutili e dannose per la sicurezza pubblica, contrastanti con le regole europee tali da danneggiare fabbricanti e rivenditori italiani rispetto a quelli esteri, del tutto inefficaci rispetto alla circolazione illegale di armi, che costituisce il vero problema per la sicurezza pubblica».
                  Se vuoi leggere integralmente le considerazione del presidente di Assoarmieri, CLICCA sull’allegato.

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                  • #10
                    Ok fiducia a decreto al Senato, è via libera definitivo.
                    CHI AMA LA CACCIA VIVE LA NATURA sigpic

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                    • #11
                      Il giudice Mori commenta la legge antiterrorismo

                      Novità del decreto antiterrorismo.

                      All'articolo 31, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ai titolari della licenza di cui al periodo precedente e nell'ambito delle attività autorizzate con la licenza medesima, le autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla normativa vigente non sono richiesti per i caricatori di cui all'articolo 38, primo comma, secondo periodo.".

                      Norma oscura. Il primo comma dell'art. 31 riguarda tutta la filiera delle armi da guerra. Si stabilisce quindi che i titolari di licenze di fabbricazione, esportazione, ecc. di armi da guerra non tenuti ad avere od osservare", in relazione ai caricatori, come ora regolati dall'art. 38 primo comma, secondo periodo le autorizzazioni e gli adempimenti ivi previsti. Bastava dire che non li devono denunziare! Idiozia pure perché chi ha registri di PS non deve denunziare un bel nulla. Forse volevano dire che non li devono caricare neppure sui registri?

                      All'articolo 38, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.".

                      Vuol dire che i caricatori, liberi per volere dalle direttiva europea, devono invece essere denunziati se sono a più di 5 colpi per le armi lunghe e a più di 15 colpi per le armi corte, anche se essi sono approvati per armi sportive. Chiaramente l'obbligo riguarda solo i caricatori aggiunti rispetto a quello base dell'arma: ma sarà opportuno che nella denunzia dell'arma si indichi anche il numero di colpi di tale caricatore.

                      3-octies. All'articolo 697, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "detiene armi o" sono inserite le seguenti: "caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, o".

                      Vuol dire che la detenzione illegale di caricatori soggetti a denunzia non è punita come la detenzione di parte di arma (delitto ex legge 1967), ma come la detenzione di un'arma bianca e cioè una contravvenzione puniti con l'arresto fino a due mesi oppure con l'ammenda fino ad Euro 571.
                      Ma basta per far ritirare armi e licenze.


                      3-novies. Chiunque, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, detiene caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38, primo comma, secondo periodo, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, introdotto dal comma 3-septies del presente articolo, deve provvedere alla denuncia entro il 4 novembre 2015. Sono fatte salve le ipotesi di esclusione dall'obbligo di denuncia previste dal medesimo articolo 38, secondo comma.

                      Vuol dire che chi ha caricatori non denunziati e che ora devono essere denunziati, ha tempo fino a 4 novembre 2015 per fare la denunzia.

                      3-decies. Dopo il comma 2 dell'articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è inserito il seguente:
                      "2-bis. In deroga a quanto previsto dai commi 1 e 2, l'attività venatoria non è consentita con l'uso del fucile rientrante tra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un'arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B, punto 7, dell'allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, nonché con l'uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert".

                      Vuol dire che non si può andare a caccia con armi semiautomatiche che hanno l'aspetto di un'arma automatica (Cat. B7 Dir. Europea) o con armi Flobert di calibro superiore a 6 mm
                      Per le prime si deve presumere che creassero stati di ansia nei cinghiali; per le seconde il motivo sfugge a chiunque; probabilmente qualche imbecille anticaccia voleva proibire quelle a palla, ma si è sbagliato e ha proibito anche quelle a pallini; oppure le voleva proibire tutte e ha salvato, per motivi suoi personali, quelle in cal. 6 mm!
                      In realtà forse volevano dire un'altra cosa: se scrivo “devi cacciare con arma di calibro non superiore a 6 mm vuol dire che 6 mm sono il calibro massimo consentito. Se scrivo “la caccia non è consentita con armi di calibro non superiore a 6 mm” , vista la doppia negazione si dovrebbe capire che “la caccia è consentita con armi di calibro superiore a 6 mm. Forse è la cosa più logica, ma mi stupisce che chi ha scritto la norma conoscesse che due negazioni equivalgono ad una affermazione! Stiamo a vedere.




                      3-undecies. Alle armi escluse dall'uso venatorio ai sensi dell'articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, introdotto dal comma 3-decies del presente articolo, detenute alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, continuano ad applicarsi i limiti numerici sulla detenzione vigenti anteriormente alla medesima data. In caso di cessione, a qualunque titolo, delle armi medesime, si applicano i limiti detentivi di cui all'articolo 10, sesto comma, primo periodo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni»;
                      alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e di quella della detenzione di armi comuni da sparo e dei relativi caricatori, nonché tracciabilità delle armi e delle sostanze esplodenti».

                      Vuol dire che chi detiene queste armi Flobert come armi da caccia, le continua a detenere come armi da caccia; ma se le vende esse diventano armi non da caccia e quindi per l'acquirente "fanno numero" ai fini della licenza di collezione. È chiaro che questa era una norma essenziale per la lotta al terrorismo, urgentissima da adottare con decreto legge e solo il ***** di Renzi sa perché non sia mai stata adottata prima!

                      (15-4-2015) Solo una nota urgente!
                      CHI AMA LA CACCIA VIVE LA NATURA sigpic

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                      • #12
                        Alberto, visto che è una cosa interessante, metti per favore in maniera esplicativa la modifica alla legge con il commento del Giudice Mori in modo da far leggere subito le modifiche..

                        Ciao Frank
                        Fiero ed Orgoglioso di essere Cacciatore ed avere MYGRA come forum di Caccia
                        Mauro, Angelo e Sasa53... non vi dimenticherò!!!!
                        Credo che l'amore per la caccia sia innato e che scateni un'attrazione fatale che non è facile a definirsi con le parole....
                        Ciò che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale.
                        (Harvey B. Mackay)


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                        • #13
                          Novità del decreto antiterrorismo 18-02-2015 n. 7

                          Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale.

                          Leggiamo insieme le norme
                          All'articolo 31, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ai titolari della licenza di cui al periodo precedente e nell'ambito delle attività autorizzate con la licenza medesima, le autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla normativa vigente non sono richiesti per i caricatori di cui all'articolo 38, primo comma, secondo periodo.".
                          Norma oscura. Il primo comma dell'art. 31 riguarda tutta la filiera delle armi comuni. Si stabilisce quindi che i titolari di licenze di fabbricazione, esportazione, vendita ecc. di armi comuni, come ora regolati dall'art. 31 primo comma, secondo periodo non devono osservare tutte le autorizzazioni e gli adempimenti ivi previsti. Non vuol dire che non devono denunziare i caricatori perché la denunzia è regolata dall'art. 38: non vuol dire che non devono caricarli sul registro di PS perché è materia regolata dall'art. 35. Quindi l'unico significato che si può dare alla norma è che non occorre la licenza del questore per produrre, importare, esportare i caricatori soggetti a denunzia. Cosa ovvia perché non sono parti, ma accessori e quindi non si può andare in contrasto con la normativa europea che li ha liberalizzati! Da questa norma si deve trarre la conclusione che neppure l'armiere li deve caricare sul registro delle armi, ma che egli deve rilasciare una dichiarazione di vendita per consentirne la denunzia. Poi il cittadino fa quel che crede perché non vi è tracciabilità dei caricatori di qualsiasi tipo.

                          Un tempo se un giurista avesse scritto una frase come quella sopra riportata, lo avrebbero messo alla gogna in piazza, esposto al lancio di uova marce ed escrementi, perché avrebbe dimostrato la sua totale inettitudine! E poi lo avrebbero rinchiuso al Cottolengo per la dimostrazione di totale insensatezza.

                          All'articolo 38, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.".
                          Vuol dire che i caricatori, liberi per volere dalle direttiva europea, devono invece essere denunziati se sono a più di 5 colpi per le armi lunghe e a più di 15 colpi per le armi corte, anche se essi sono approvati per armi sportive o per le repliche. Chiaramente l'obbligo riguarda solo i caricatori aggiuntivi rispetto a quello base dell'arma: ma sarà opportuno che nella denunzia dell'arma si indichi anche il numero di colpi di tale caricatore. Rimangono fermi i limiti posti alla capacità dei caricatori dal D.to L.vo 204/2010. Si badi che l'articolo cinque comma 1° di tale decreto stabiliva che per produrre o mettere in commercio caricatori con capacità superiore a quella consentita era necessaria la licenza del questore; ora pare che ci abbiano ripensato, ma invece di abolire la frase del decreto 204 ne hanno aggiunta un'altra che dice il contrario.

                          3-octies. All'articolo 697, primo comma, del codice penale, dopo le parole: "detiene armi o" sono inserite le seguenti: "caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, o".
                          Vuol dire che la detenzione illegale di caricatori soggetti a denunzia non è punita come la detenzione di parte di arma (delitto ex legge 1967), ma come la detenzione di un'arma bianca e cioè una contravvenzione punita con l'arresto fino a due mesi oppure con l'ammenda fino ad Euro 571. Ma la condanna basta sempre per far ritirare armi e licenze. Si noti come il legislatore ha riconosciuto indirettamente che anche le pistole in calibro nove para ed i silenziatori non rientrano affatto nel regime della legge del 1967, ma in un nuovo regime relativo ad armi o accessori che non sono da guerra o tipo guerra ma semplicemente vietati al normale cittadino.

                          3-novies. Chiunque, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, detiene caricatori soggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38, primo comma, secondo periodo, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, introdotto dal comma 3-septies del presente articolo, deve provvedere alla denuncia entro il 4 novembre 2015. Sono fatte salve le ipotesi di esclusione dall'obbligo di denuncia previste dal medesimo articolo 38, secondo comma.
                          Vuol dire che chi ha caricatori non a norma e non denunziati e che ora devono essere denunziati, ha tempo fino a 4 novembre 2015 per fare la denunzia e regolarizzarli.

                          3-decies. Dopo il comma 2 dell'articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, è inserito il seguente:
                          "2-bis. In deroga a quanto previsto dai commi 1 e 2, l'attività venatoria non è consentita con l'uso del fucile rientrante tra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un'arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B, punto 7, dell'allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, nonché con l'uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert".
                          Vuol dire che non si può andare a caccia con armi semiautomatiche che hanno l'aspetto di un'arma automatica (Cat. B7 Dir. Europea) o con armi Flobert di calibro non superiore a 6 mm.
                          Si noti la tortuosità della frase per esprimere una volontà che avrebbe richiesto poche parole: "Le armi Flobert sono consentite per la caccia solo se di calibro superiore a 6 mm"
                          . La norma entra immediatamente in vigore.

                          3-undecies. Alle armi escluse dall'uso venatorio ai sensi dell'articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, introdotto dal comma 3-decies del presente articolo, detenute alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, continuano ad applicarsi i limiti numerici sulla detenzione vigenti anteriormente alla medesima data. In caso di cessione, a qualunque titolo, delle armi medesime, si applicano i limiti detentivi di cui all'articolo 10, sesto comma, primo periodo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni»;
                          Alla rubrica sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e di quella della detenzione di armi comuni da sparo e dei relativi caricatori, nonché tracciabilità delle armi e delle sostanze esplodenti».
                          Vuol dire che chi detiene queste armi Flobert come armi da caccia, le continua a detenere come armi da caccia, anche se da subito non le può più usare; ma se le vende esse diventano armi non da caccia e quindi per l'acquirente "fanno numero" ai fini della licenza di collezione.

                          La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

                          Vediamo di esporle più sistematicamente
                          La nuova normativa introduce ulteriori modificazioni e complicazioni nelle detenzione dei caricatori. Per la direttiva europea essi sono degli accessori trascurabili e liberalizzati, per il legislatore italiano sono diventati un affare di Stato! Si badi che a memoria d'uomo in Italia non vi è stata nessuna azione delittuosa con armi non da guerra in cui la capienza del caricatore abbia contribuito ad aggravare il reato commesso. E non ho mai letto di un omicida o di un rapinatore che sia andato a commettere il reato portandosi più caricatori in tasca.
                          Ripercorriamo la vicenda dei caricatori. Con il decreto legislativo 204/2010 il legislatore prendeva atto che i caricatori per arma comune da sparo erano stati liberalizzati dalla direttiva europea e quindi non rientravano più fra le parti essenziali di arma. Subito dopo la cassazione si affrettava a scrivere che per lei nulla era cambiato, ma si sa che la cassazione impiega anni a capire che una legge è stata cambiata!
                          Con il decreto correttivo n. 121 del 2013 il legislatore (termine che ormai sta diventando talmente malfamato ed osceno che dovranno nasconderlo nei dizionari per i giovani) stabiliva che le armi lunghe dovevano avere un caricatore limitato ad un massimo di cinque colpi e di almeno ad un massimo di 15 colpi. Però faceva una deroga per le armi sportive stabilendo che queste potevano avere caricatori maggiorati in base alla classificazione fatta seguendo le indicazioni della federazione sportiva competente per le varie categorie di armi sportive, nonché per le repliche di armi antiche che potevano arrivare a ben 10 colpi!
                          Quindi venivano create tre categorie di caricatori e serbatoi:
                          - i caricatori "a norma" per armi comuni da sparo non sportive
                          - i caricatori "a norma" per armi comuni da sparo sportive e per le repliche
                          - i caricatori "non a norma" comprendenti tutti i caricatori eccedenti di la capacità massima sopra consentita a seconda dell'arma in si prevede il loro impiego.
                          Si noti l'astrusità della materia dovuta al fatto che di fronte ad un gran numero di caricatori è impossibile dire se esso sia o meno a norma; la sua natura cambia a seconda di dove il possessore lo infila.
                          La normativa si applicava in via generale alle armi di nuova produzione o di importazione e quindi tutti i caricatori già detenuti, a norma o non a norma, potevano continuare ad essere detenuti senza farne denunzia; però dopo il 5 novembre 2015 quelli non a norma non poteva più essere ceduti. Disposizione utile solo a fare confusione perché la situazione di un caricatore, liberamente detenuto e non denunziato, non poteva essere controllata.
                          Stessa regolamentazione veniva fatta per le armi già detenute e munite di caricatore o serbatoio non a norma, che continuavano a poter essere detenute e usate, ma che dopo il 5 novembre 2015 potevano essere rivendute solo se messe a norma.
                          Perciò: a partire dal 5 novembre 2015 è vietato il commercio e la cessione, anche fra privati, salvo che per via ereditaria, di
                          - armi con serbatoio non a norma
                          - caricatori non a norma
                          - armi che montano un caricatore non a norma; questa è una disposizione totalmente assurda perché l'arma cambierebbe di natura a seconda del caricatore che uno ci infila dentro. In pratica l'arma può essere venduta tranquillamente senza caricatore oppure col caricatore di base a norma; ma se poi l'acquirente ha già denunziato di detenere caricatore non a norma… può continuare ad usarlo! Siamo quindi di fronte all'assurdo totale che l'arma cade di natura a seconda dell'accessorio, e l'accessorio cambia la sua natura a seconda dell'arma in cui viene usato. In paragone il caos primordiale era di una linearità cartesiana.

                          Si noti la novità della introduzione nel diritto delle armi della categoria delle "armi, munizioni (il nove para) e degli accessori (silenziatore, caricatore) che non sono né da guerra né di tipo guerra, ma semplicemente proibiti. Il legislatore si è accorto che stava alterando il regime giuridico da tempo previsto in materia di parti di arma e di accessori e perciò ha stabilito che il fatto di detenere un caricatore proibito non integra il reato di illegale detenzione di parte di arma, ma la nuova figura di detenzione di caricatore non a norma che viene punita con le stesse sanzioni previste per la detenzione di un'arma antica o di un'arma bianca. Con ciò indirettamente tira le orecchie alla cassazione che pretendeva di continuare a definire parte di arma i caricatori, ignorando la direttiva europea.

                          Il nuovo decreto antiterrorismo cambia nuovamente le carte in tavola e, ferma restando la disposizione che i caricatori non sono parti di armi e non sono soggetti a denunzia, introduce una disposizione eccezionale, in contrasto con la direttiva europea, per cui sono invece soggetti a denunzia tutti i caricatori con più di cinque o rispettivamente 15 colpi. Perciò entro la data del 4 novembre 2015 chiunque li detiene dovrà denunziarli.
                          Così come è stata scritta la norma, "a membro di segugio", l'obbligo della denunzia investe anche i detentori di armi sportive o di repliche di armi con caricatore o serbatoio di capacità superiore a quella normale.
                          Però una cosa dovrebbe essere chiara per ogni persona che non abbia la mente ottenebrata. Non vi è l'obbligo della denunzia per il caricatore originale relativo al modello di arma detenuto, se esso corrisponde al numero di colpi indicato nella catalogazione o classificazione, poco importa se l'arma è comune o sportiva. Infatti in tal caso la capacità del caricatore è già nota all'autorità di PS sulla base di documenti ufficiali e mai si devono denunziare o dichiarare cose che già sono note alla pubblica amministrazione.

                          Quindi attualmente:
                          - tutte le armi e tutti i caricatori non a norma già detenuti prima del 5 novembre 2015 possono essere detenuti ed usati anche in futuro;
                          - tutte queste armi e caricatori non a norma non potranno più essere ceduti dopo il 5 novembre 2015 se prima non sono messi a norma;
                          - tutti i caricatori non a norma che non siano già stati denunziati dovranno essere denunziati entro il 5 novembre 2015. Non deve essere denunziato il caricatore base dell'arma che contiene il numero di colpi previsto nel provvedimento di catalogazione o classificazione o, comunque, previsto dal produttore.
                          Rimane il problema di che cosa fare delle armi lunghe con serbatoio con capienza maggiore di cinque colpi e non facilmente risolvibile tecnicamente. È problema che andrà risolto caso per caso e si attendono idee al riguardo! Il fucile 91 non dovrebbe essere tenuto a modifiche, perché in primo luogo il particolare tipo di caricamento a lastrina rende impossibile la modifica e per il fatto che non dispone di un serbatoio vero e proprio.

                          Il legislatore è poi intervenuto in materia di armi per uso venatorio stabilendo che non possono essere usate per cacciare le armi della categoria B7 della direttiva europea e cioè "Le armi da fuoco per uso civile semiautomatiche somiglianti ad un’arma da fuoco automatica." In altri lingue è stato detto "che hanno l'aspetto" o "che hanno l'apparenza", ma il risultato non cambia.
                          Su questa frase della direttiva europea ci sarebbe da discutere perché la somiglianza non è una nozione molto precisa e tra l'altro è molto soggettiva. Per un turista che guarda un branco di pecore, esse gli sembrano tutte eguali, ma il pastore le conosce una per una e li distingue anche a distanza. Inoltre sono armi automatiche, ad esempio quelle derivate da armi che in origine erano semiautomatiche, e che quindi non si distinguono fra di loro salvo che ad un esame ravvicinato; non si tratta quindi di armi semiautomatiche che assomigliano ad un'arma automatica, ma al contrario di un'arma automatica che assomiglia ad un'arma automatica, perché nata da essa o perché le differenze sono esclusivamente nella meccanica interna. Vi è poi da chiedersi, visto che la somiglianza è necessariamente riferita all'apparenza esteriore, se ad esempio potrebbe essere rilevante anche il colore dell'arma.
                          Restando però con i piedi per terra e aderenti a ciò che ha scritto la norma del decreto antiterrorismo il quale fa specifico riferimento alla categoria ufficiale B7 della direttiva europea, si deve concludere che la norma si applica solo ai modelli di arma che sono stati catalogati o classificati come rientranti nella categoria B7. Il che significa che la valutazione sulla somiglianza è delegata al Banco di prova e non è davvero affidata all'appuntato o perito, o magistrato Cacace di turno.
                          Il legislatore ha poi introdotto il divieto di usare per cacciare armi Flobert di calibro 6 mm (la Fiocchi le chiama cal 5,6 (22) Flobert "6").

                          Queste armi che assomigliano ad un fucile mitragliatore o sono in calibro 6mm Flobert diventano perciò immediatamente "armi comuni non da caccia" e fanno numero con quelle armi di cui se ne possono detenere fuori collezione solo tre. Per inciso vi invito a riflettere sul fatto che noi siamo l'unico paese al mondo in cui si possono tenere fino a sei pistole 357 magnum sportive, ma poi è vietato detenere più di tre carabine ad aria compressa non liberalizzate o più di tre carabine calibro 22 non sportive o più di tre carabinette da bersaglio da sala che non servono neppure per ammazzare le nutrie, o più di tre lanciarazzi!
                          In via eccezionale il legislatore (Fantozzi avrebbe detto "ma come è umano lei") ha però stabilito che chi già le detiene continuerà a detenerle senza limiti di numero quali armi da caccia. Dal momento però in cui egli le cede esse diventano armi comuni non da caccia. È ovvio che il valore di una versione civile di arma militare automatica scenderà a picco.

                          Vedo che molti dei miei lettori fanno un gran casino fra norme sui caricatori delle armi e norme sul numero di colpi che può contenere un fucile da caccia sul terreno di caccia. Sono due cose completamente diverse ed indipendenti. I caricatori (o armi con serbatoio) legalmente detenuti possono essere usati qualunque sia la loro capienza, ma sul terreno di caccia essi devono essere dotati di un limitatore non facilmente rimovibile che non consenta di sparare più di tre colpi (due nel serbatoio o caricatore e uno in canna) salvo il caso particolare della battuta di caccia al cinghiale in cui è consentito che l'arma spari fino a sei colpi in modo semiautomatico (cinque colpi nel serbatoio o caricatore più in canna).

                          Visto l'evoluzione delle cose, e vi assicuro che non è finita perché al ministero di cavolate cento ne fanno ed una ne pensano, la cosa migliore da fare, se si vuole essere in regola di fronte anche alle più pazzesche ed infami contestazioni, è di denunziare tutto quanto si possiede e che possa interessare la ps, dalle cartucce di qualsiasi tipo, ai bossoli ed inneschi, ai caricatori anche se leciti, ecc. ecc. Visto grado di preparazione di molti di coloro che vengono inviati a fare controlli, forse non sarebbe male denunziare anche le cartucce della stampante.




                          fonte:earmi.it
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                          • #14
                            Il decreto antiterrorismo "come si deve





                            È un caso talmente raro, che merita di essere segnalato: ogni tanto, anche i quotidiani riescono a parlare di armi e della relativa normativa, senza dire corbellerie!


                            È un caso talmente raro, che merita di essere segnalato: ogni tanto, anche i quotidiani riescono a parlare di armi e della relativa normativa, senza dire corbellerie! È il caso dell'articolo firmato da Isabella Villa sull'edizione on-line del Secolo XIX, che riassume i contenuti della conversione in legge del disgraziato decreto antiterrorismo con equilibrio, esponendo anche correttamente le incognite di tipo interpretativo che scaturiscono da norme così malfatte. Per leggerlo, CLICCA QUI.

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                            • #15
                              La legge antiterrorismo è entrata in vigore

                              Gazzetta Ufficiale
                              CHI AMA LA CACCIA VIVE LA NATURA sigpic

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