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Divina Commedia Venatoria

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    #1

    Divina Commedia Venatoria

    Per evitare cancellazioni dovute al mio ricorrente peccato di offtopicismo (peccato simile all'onanismo perche' basato sulle pippe... mentali) adesso trasferiro' la mia Divina Commedia Venatoria in questa sezione del forum, sperando di non essere tormentato dal fantasa di Dante. Io ho sempre sostenuto che e' meglio essere un Dante che un Ricevente, specialmente oggi che di c..i per il c..o ne girano tanti, percio' nel mio piccolo di poetucolo, di "hack" del verso, senza pretese e senza illusioni artistiche voglio spartire con voi questa cagatina della mia mente contorta, sperando di far ridere qualcuno. Mi rendo conto che nella mia vita ho fatto ridere tanti--soprattutto tante--ma mai di proposito...

    Ad ogni modo, ecco qui la mia "creazione" (secrezione?)

    Prego chi la legge di non interromperla con posts--soltanto commenti nell'apposito spazio dedicato a commenti, codicilli, cavilli, e recriminazioni--grazie!
    erri68 erri68 tommaso1987 tommaso1987 Piace questo post.
    CHI SE FA PECORA OBBEDISCE AR PECORARO!

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    #2
    "Sin da quando iniziai questa mia vita
    La caccia e' sempre stata mia natura.
    E per perseguitare preda ambita,
    Mai ebbi esitazione, ne' paura.

    Lodole, tordi, estive tortorelle
    Donarono la vita allo mio schioppo,
    Ma non mi limitai soltanto a quelle
    Alate specie e non mi curai troppo

    Di leggi venatorie e di divieti.
    Percio' sparavo a tutto che passava
    A tiro, da Nettuno a Rieti,
    Dovunque la mia FIAT mi portava.

    Da trampolieri a Maggio, in risalita,
    A conigli selvatici insidiati
    Dove la caccia da tempo era bandita,
    Sapeste quanti capi io ho ammazzato

    Che l'etica di caccia e la coscienza
    M'avrebbero proibito di insidiare.
    E con la piu' completa indifferenza
    Andavo allegramente a trucidare

    Persin specie protette, usando mezzi
    Di certo non legali, ne' morali,
    Catturando con ignobili attrezzi
    Poveri ed innocenti animali

    Scriccioli, cince, e graziosi pettirossi
    E persino una rondine giuliva
    Feci fuori, e mai io mi commossi
    Ne' rimorso mai il cuore mi feriva.

    Per tanti anni fu la stessa strage:
    Pispole, cardellini, e ballerine
    finivano nel frigo del garage
    per poi condir polenta e fettuccine.

    Ma quando poi, migrato ad altri suoli,
    A conoscer costumi differenti
    E leggi che puniscono i mariuoli
    Che uccidon tutto da turpi incoscienti,

    E soprattutto una grande abbondanza
    Di selvaggina, non di uccellettini
    Che intorno a una civetta fanno danza
    E che pesano meno dei pallini

    Della cartuccia a loro indirizzata,
    Cominciai a comportarmi in altro modo
    E a non voler piu' fare la cazzata
    Di sforar limiti e cacciar di frodo.

    Pervaso un giorno da cotal pensieri,
    In una macchia fitta mi addentrai
    Finche' non persi vista di sentieri
    Finche' non piu alcun uomo incontrai.

    Mi persi alfine in una fitta bruma
    E quando l'aria si chiari' di nuovo
    Vidi con gran terrore un grosso puma
    Accucciato a due passi dal suo covo.

    A morir fatto a pezzi e divorato
    Gia' mi accingevo, e al Cielo mi rivolsi.
    Pregai d'esser da tale fin salvato,
    E Dio che fece? Mi mando' tre orsi.

    Da tante bestie grame circondato
    Pensai: Questa e' la legge del taglione.
    Chi fa del male, dal male e' poi spacciato...
    Ma morire cosi', come un cogglione?

    (continua--se la musa non mi fa il muso...)

    erri68 erri68 giuseppe70 giuseppe70 Ben86 Ben86 SPARTANO SPARTANO oreip oreip e 4 altri Piace questo post.
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      #3


      Se fare il bracconiere e' un gran peccato,
      Che l'alma mia all'inferno ha condannata,
      Fa, Signor, che il mio corpo sia salvato
      Dal divenir di bestie una cagata.

      Colui che tutto puote, intenerito
      Diedemi di salvarmi un'occasione,
      E insiem con gli orsi il puma era svanito
      E al loro posto apparve un grosso omone.

      "Chi sei,?" gli domandai. "Chi t'ha mandato?"
      E lui rispose, "Ahime', giorno funesto!
      Mi tocca far da guida a un imbranato...
      Non mi conosci? Sono il Divo Ernesto!

      Io scrissi di Parigi, e della Spagna.
      Delle corride e della caccia grossa,
      Della guerra in Italia, su in montagna,
      Quando guidavo per la Croce Rossa.

      Io nacqui Americano, purosangue,
      Non come te, importato d'oltremare.
      Dio mio, come mia sorte adesso langue
      Un tal kretino da dover guidare!"

      "Ma, veramente, proprio non saprei
      Chi siete, ne' la vostra provenienza..."
      "Gran deficiente, sono Hemingway
      E gia' son stanco della tua scemenza!"



      (continua)
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      • oreip
        oreip commentata
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        Quanto sei bravo Giovanni, il Girgenti che ha tradotto la Divina Commedia in dialetto Siciliano, sicuramente sorride e apprezza la Tua personale versione.
        piero

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      #4
      Stupendo Giovanni! Complimenti vivissimi.
      Spero che tu riesca a dedicare una terzina a Fernanda Pivano, la "traditrice" del Maestro. E' quella che definì "cartuccera oblonga" il caricarore della Lewis.

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      • giovannit.
        giovannit. commentata
        Modifica di un commento
        La Lewis con "cartuccera oblonga"? Madonna! Penso che sia una fetentissima traduzione da "For Whom the Bell Tolls," in quanto tale arma e' menzionata in quel bellissimo romanzo. Io non l'ho letto in traduzione, ma in lingua originale (almeno tre volte).Scommetto che la "cartuccera oblonga" sia stata una delle cause del suicidio di Hemingway, che dopo aver letto tale oscenita' ne fu talmente disgustato da voler porre fine ai suoi giorni terreni...

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      #5
      Mentre il Maestro cosi' mi insultava,
      Li' fra i cespugli ed i rovi intricati
      Un portale la bocca spalancava,
      Con un cartello, "Cacciator Dannati."

      "Andiamo, su', non esitare ancora,
      Scendiamo quelle scale, facciam presto,
      Di osservar quell'Inferno e' giunta l'ora..."
      Cosi' mi esortave il Divo Ernesto.

      Scendemmo, io con qualche esitazione
      Seguii il Divo dai motti assai severi
      A vedere qual grave punizione
      Aspetta chi ha illegittimi carnieri.

      Nel mezzo di una squallida pianura
      A bocca aperta stavan cacciatori
      Guardando in cielo mentre la lordura
      Che usciva dallo cu10 di avvoltori

      Pioveva in bocca ad ogni sfortunato.
      "Costor son quelli che ad animal protetti
      Senza esitar avean sempre sparato,
      E adesso a mangiar merda son costretti."

      Cosi' mi disse lo magistro mio
      Mentr'io tremavo che' per tal peccato
      Forse cosi' sarei finito anch'io:
      Lercio di merda ed in bocca cacato...



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      • erchiappetta
        erchiappetta commentata
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        Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio
        Aspetta chi ha illegittimi carnieri.
        Ummmmmhhhh : "nel mezzo del cammin di nostra vita....mi ritrovai in una selva oscura.......che la diritta via era smarrita"
        A forza de quartine "dantesche" semo arrivati al girone dannato.
        E qua'....so' cazzzzzz ahahahahahhh.....la vedo dura....soprattutto per la dannazione comminata!
        Vabbe'....coraggio....annamo avanti.....vedemo che altro t'aspetta

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      #6
      "Magistro mio, soffermati un momento!
      Vorrei parlar con uno dei dannati
      E addimandargli se mai pentimento
      Fosse soggiunto, in vita, dei peccati

      Commessi contro specie ben protette.
      Forse per me ancora c'e' speranza.
      Forse quell'addannato non credette
      Nell'amor di Divina Provvidenza

      E mai chiese perdon, mai rinuncio'
      Al suo peccar quando ancor era vivo
      Ma io, che sono vivo, cessero'
      Di peccar pria che mia morte sia in arrivo."

      "Quanto sei strontzo," rispose il Divo Ernesto,
      "A pensar che una vita di peccato
      Tu possa cancellar con un sol gesto
      Ed essere alla fine perdonato."

      "Annamo, Erne', puro te te ce metti!"
      Risposi io alquanto scoraggiato.
      "Ma ecco, uno di questi poveretti
      Vuole parlarmi, e sembra un po' agitato."

      Siccome un cesso da feci otturato
      Gorgoglia e poi erutta sputacchiando,
      Cosi' il dannato, a noi appropinquato,
      Mi disse: "Blashputtglubmushflupptando!"

      Il viso ripulendomi dai spruzzi,
      Dissi: "Magistro mio, che ca22o dice?"
      "Ha detto che di merda anche tu puzzi
      Perche' a te lo perdono non s'addice!"







      giuseppe70 giuseppe70 erchiappetta erchiappetta oreip oreip Piace questo post.
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        #7
        Depresso e mesto, tenendo gli occhi bassi,
        Dal giron di color che mangian cacca,
        Il cammin nostro fra gli antichi sassi
        Mi porto' ad un rumore di risacca...

        Seduti sulla terra in folte schiere,
        C'eran dannati intenti a vomitare.
        "Sono gli sforatori di Carniere,"
        Mi disse il Divo, "e tu non scivolare

        Sull'immondo liquam che scaturisce
        Dalle bocche di chi non obbediva
        Al limite al carniere che impartisce
        La giusta autorita' legislativa.

        Avidi e ghiotti della selvaggina,
        Ne ammazzavano piu' del consentito
        E portate le prede alla cucina
        Le divoravan con grande appetito.

        Ed ora degli eccessi loro fanno ammenda
        Rigurgitando tutto cio' che in bocca
        Si ficcavan: pranzo, cena e la merenda.
        Questo e' cio' che agli ingordi poi qui tocca."

        Ed io pensai a tutte quelle volte
        Che su un sedil dell'auto mia io ascosi
        Le prede in piu', nei panni miei avvolte
        Per celare i miei atti vergognosi

        Da qualche guardiacaccia assai zelante.
        Quale dilemma! Una bocca pien di cacca,
        O eterno vomitare tutte quante
        Le prede ascose sotto la mia giacca?


        giuseppe70 giuseppe70 erchiappetta erchiappetta oreip oreip Piace questo post.
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          #8
          Dal giron di chi sfora lo carniere,
          Passammo poi ad un montano passo.
          Bocconi in terra, con nudo il sedere
          Scontavano i dannati il contrappasso.

          Accanto ad ogni vile peccatore
          Giaceva un fonofil da mille ampere
          E la voce del falco, dell'astore ,
          Del picchio, di poiana, e di sparviere,

          Invece dei sasselli e dei bottacci,
          Prorompeva violenta fino al piano.
          Cosi' chiamati, stormi di uccellacci,
          Laceravan dei dannati il deretano.

          Con becchi e artigli forti e acuminati.
          Il coro dei lamenti era assordante,
          Ma quel ch'adopra mezzi si' vietati
          Merita tale pena torturante.

          "Magistro mio," io dissi a Hemingway,
          "Almeno queste cose non le ho fatte.
          Percio' fra questi tali io mai sarei,
          Non sono reo di queste malefatte."

          "Ah, si'?" rispose a questo il Divo Ernesto
          "Forse che non ricordi usar gli archetti,
          Il vischio, la tua fionda e tutto il resto?
          Che Dio l'abbia scordato tu t'aspetti?

          Usar mezzi vietati e' tutto uguale,
          Non importa con che rubi ai colleghi
          Cio' che a loro anche spetta, e' naturale,
          Ma tu dei lor diritti te ne freghi!"

          (Mo' pe' 'n po' m'ariposo! A domani! A meno che nun me capita che 'n'antro paro de strofe m' 'o faccio addosso!)
          CHI SE FA PECORA OBBEDISCE AR PECORARO!

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          • lando
            lando commentata
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            Che meraviglia

          • Franuliv
            Franuliv commentata
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            Bene sono contento che un italo/americano riscriva la divina commedia con versi venatori.. se la tua vena poetica è così prodiga continua tranquillamente a regalarci queste quartine che ne faremo consiglio e cultura personale.

            Complimenti

          • giovannit.
            giovannit. commentata
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            Grazzzie! Troppo buoni!

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          #9
          Da li' noi discendemmo alla pianura
          Ma per far prima, lo Magistro mio,
          Che di finire il tour avea premura
          Giunti sull'orlo d'un ripido pendio

          Batte' le mani ed ecco, da una grotta
          Con ali nere e con pelliccia roscia
          Sbuco' chimera con faccia da mig..tta
          Venne da noi e ci mostro' la coscia.

          "Questa," mi disse lo mio Cicerone,
          "Odia la caccia e dice peste e corna
          Dei cacciator. Ed in televisione
          Regolarmente a blaterar ritorna.

          Ma non aver timore, lei non morde.
          Succhia soltanto, e se le dai il tuo perno
          Del core suo tu tirerai le corde
          Volar lei ti fara' sopra l'Inferno

          Per trasportarti a destinazione."
          Noi la... montammo e con veloce volo
          Lei ci porto' ad un altro girone
          Ma il prezzo che pagai fu poi lo scolo.

          "Questo e' il girone dei millantatori,"
          Disse 'l Magistro mio, al qual son servo,
          "Se vanno a caccia e uno storno fan fuori,
          Divien lo storno sei magassi e un cervo.

          Di questi rei e di ogni loro storia
          Ne trovi sempre tanti all'osteria,
          E pure al forum della Migratoria
          Le loro foto son niente ma bugia.

          Per cinque mesi, ad ogni occasione
          Un bottaccio od un merlo e' surgelato
          E poi alla fine di ogni stagione
          L'intero mucchio vien fotografato.

          Poi ogni foto su Migra e' pubblicata
          E chi le vede dice 'Che Nembrotte!'
          Ma quei che ci propinan tal cazzata
          Non son altro che figli di mi....tte!

          E qui li vedi," prosegui' l'Ernesto
          "Ai quali li demoni ognor prometton
          Dicendo, 'Non fa male, faccio presto!'
          E poscia un membro enorme in cu1 lor metton.

          La menzogna proviene dalla bocca
          E pare giusto che dal lato opposto
          La punizion provenga a chi gli tocca
          Ficcandola ben bene in quel tal posto."

          Gemono gli bugiardi a pecorone
          E poiche' di bugie siam tutti rei
          Lasciai in gran fretta tal tristo girone
          Non volendomi fare... i ca22i miei!

          Anche a me spetteranno, son sicuro
          Per avere mentito tante volte
          Anche in me ficcheran turpe siluro
          Pur come a quelle anime sconvolte.

          Guardo' il suo orologio il Divo Ernesto
          E mando' un gran sospiro di sollievo.
          "Il mio dover di guida scade presto.
          Mai in vita o in morte io ebbi tale allievo."

          Io mi sentii orgoglioso. "Ma, Ragazzo,"
          Ei aggiunse, con tono assai severo.
          "Volevo dir che tu non vali un ca220
          Come poeta o come passeggero

          Fra le pene d'Inferno Venatorio.
          Torna a tua casa, torna a scribacchiare
          Va a giocare a calcetto all'oratorio,
          Ma a me le palle piu' non le scassare!"

          Ed ei spari' nella bruma invernale
          Lasciandomi cosi', solo e intristito
          Ma dalla stessa bruma, qual fanale,
          Da una luce benigna fui investito...

          (continua, ma non ne sono sicuro)


          (Qui finisce il viaggio attraverso l'Inferno Venatorio. Illustrare un "Purgatorio Venatorio" mi sembra ridicolo, in virtu' del nome dalla buffa risonanza, risonanza che impedi' a quasiasi pontefice di terminare l'uso del nome Sisto dopo che i previi cinque Sisti sparirono nella notte dei tempi. Percio' semmai, se mi pungesse vaghezza di continuare questa inane e triviale parodia della eccelsa opera dantesca, passero' direttamente al Paradiso. )










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          • erchiappetta
            erchiappetta commentata
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            Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio
            Poi ogni foto su Migra e' pubblicata..
            ...dice 'Che Nembrotte!'
            Ma quei che ci propinan tal cazzata
            Non son altro che figli di mi....tte!
            Tremate...... o voi ca@@ri !?!Ahahahahahaha

            Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio
            "Volevo dir che tu non vali un ca220
            Come poeta
            Beh....qua' il divo Ernesto poteva esser piu' benevolo : almeno l'impegno...poteva premiarlo.

            Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio
            passero' direttamente al Paradiso.
            Ecco....il terzo cantico a 'sto punto e' obbbbligatorio !

            Ciao....buona scrittura

        • Zoom Testo
          #10
          bravo giovanni non si può dire altro che bravo soprattutto per l'idea e il messaggio che invita a riflettere per il futuro............in bocca al cocker!!!!!!!!!!!!!!

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          • Zoom Testo
            #11
            Chiappe', come ar solito e' corpa tua! Volevi er Paradiso? E mo' te lo becchi. Nun ciavevo un ca220 da fa', oggi, e me so' arimesso ar compiutere e me so' scritto addosso.

            Segue IL PARADISO VENATORIO
            CHI SE FA PECORA OBBEDISCE AR PECORARO!

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            • Zoom Testo
              #12
              LA DIVINA COMMEDIAVENATORIA. Paradiso e conclusione


              Una figura esile, muliebre
              Dalla soffusa luce emerse piano.
              Era Melissa, cacciatrice celebre!
              Melissa Bachman mi prese per mano,

              E in dolci toni cosi' fece favella:
              "Giovanni, non pensare ai tuoi peccati,
              Con me pensa soltanto a quant'e' bella,
              La caccia, a tutti i capi incarnierati

              In pien rispetto di etica e leggi,
              All'albe ed ai tramonti che hai goduto.
              Finche' lo schioppo in mano tua tu reggi.
              Credimi, l'alma tua noi hai perduto.


              Tu vivo sei, ed ancora tu potrai
              Mostrare a Iddio il tuo pentimento
              Se a caccia bene ti comporterai:
              Se limitar carnier ti fa contento,

              Se da mezzi illegali ti asterrai,
              Se rispetterai tu specie protette,
              E mai piu' a caccia chiusa caccerai...
              Certo, codeste regole son strette,

              Ma il tuo rimorso per il tuo peccare
              Rimorso vero, nel core ben sentito,
              Portera' certo Iddio a perdonare
              Mosso com'e' dal suo amore infinito

              Pe' i colpevoli come pe' innocenti."
              Cosi' parlo' Melissa, ed ai suoi piedi
              Bocconi mi gettai, occhi piangenti,
              Mani tremanti... E se, lettor, mi chiedi

              Cosa provai 'n quel sommo momento
              Quando Dolce Melissa mi sostenne,
              Ho una parola sola: Pentimento,
              Un pentimento ver, forte e solenne.

              Con lei entrai in ascensor divino
              Che ci deposito' alle Sacre Porte
              Del posto che de' probi e' lo destino.
              Ancor pria che incontrassi la mia Morte.

              "Guarda quei cacciatori in quel capanno,"
              Disse Melissa, puntando con la mano,
              "Nessuno in terra alcuno faria danno
              A quegli augelli che volano lontano

              Cosi' lontan dal loro nascondiglio.
              Eppure, guarda, guarda quei bottacci."
              Sebbene mi parevan quasi un miglio
              Ad ogni colpo cadevan come stracci.

              Ma appena poi toccavano il terreno
              Risuscitati, riprendeano 'l volare.
              "Cosi' volse per loro il Dio sereno
              Che per amore tutto puote fare,"

              Disse Melissa, e mi porto' piu' avanti,
              Dove grandi canizze risuonavan..
              Cani alati, volanti ed ululanti
              Un verro enorme accaniti incalzavan.

              Il verro ad una posta passo' accanto,
              Ed un de' postaioli, con un arco
              Scocco' un dardo, che a cotenna giunto
              Rimbalzo' senza far nel corpo un varco.

              Ed il verro, fermatosi di botto
              Si giro' verso l'uomo e si inchino'.
              "Waidmannsheil!" disse, e riparti' a gran trotto
              E verso un'altra posta se ne ando'.

              "Anche i cignali," commento' Melissa,
              "In Paradiso non e' bene ammazzare.
              Qui certo non esiste l'idea fissa
              Che uccidere e' lo stesso di cacciare,

              E come vedi, collega cacciatore,
              Pur se morte non segue la sua azione,
              Sorride quel nembrotte con amore
              Per la sua preda e la soddisfazione

              Di aver messo a bersaglio lo suo strale.
              Questa di caccia vera e' pura essenza:
              L'uomo non caccia come un animale
              Soltanto per riempire la dispensa."

              "Melissa mia," diss'io, "saggia tu sei.
              Capire in pieno cosa sia la caccia
              Ora e' ben fisso nei pensieri miei,
              Quel che facevo pria era robaccia,

              Indegna di un moderno cacciatore.
              Un ver nembrotte ama l'animale,
              Non e' soltanto un vile annoccatore.
              Chi uccide con piacer non e' normale!"

              Era ormai quasi giorno sulla Terra.
              Entrammmo noi nel divino ascensore.
              Al mondo dei viventi questo atterra
              E ci rilascia nel vago chiarore

              Di un'alba bella, in gran foresta verde.
              "Addio, Giovanni," mi dice Melissa
              E fra gli alberi fitti poi si perde...
              "IBAL! le grido. "Addio, dolce Melissa.


              Ora so senza dubbio che in futuro
              Io mai piu' compiro' nefandi atti.
              No non voglio finir nel luogo oscuro,
              Ove li bracconieri son coatti!


              E qui finisce la Divina Commedia Venatoria. Spero che vi sia piaciuta.

              E domani vado a caccia. E se si presentasse una bella cerva, bella, ma seguita da uno yearling, sebbene sia perfettamente legale per me abbatterla perche' gli Yearlings sono svezzati da tanto tempo, mi asterro' dal creare un orfano privo dell'insegnamento materno, prima difesa contro coyotes e bobcats. "Fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza." (Dante--Quello verace!)
              CHI SE FA PECORA OBBEDISCE AR PECORARO!

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              • erchiappetta
                erchiappetta commentata
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                Bravo' 👏👏👏👏👏........come dicheno li francesi 😉👍! Ciao Giova' 👋

              • Gianni1°
                Gianni1° commentata
                Modifica di un commento
                Bella Giovà, ma sta vena poeticovenatoria ce l'hai sempre avuta e la volevi esporre o avevi mangiato pesante e non digerivi?
                I pensionati Usa, non vanno a guardare i cantieri stradali per passar tempo come quelli italiani? Scherzo eh! ciao da umarines

              • giovannit.
                giovannit. commentata
                Modifica di un commento
                A Gia', saranno stati ssi pepeperoni ssa' che me so magnatu prrima de scrive. Li so' comprati a lu mercatu, e me sa che nun erano boni... 'U vinu nun e' stato perche' nun l'ero bevutu. So' astemiu... A la cantina 'e Teribili nun ce so' itu mai!

            • Zoom Testo
              #13
              Per chi non conosce Melissa Bachman, la "Beatrice" del Paradiso della Divina Commedia Venatoria, di Giovante Allocchiero, eccola qui.

              https://www.youtube.com/watch?v=UkC0Qwc5JFk&t=4s
              Gianni1° Gianni1° oreip oreip Piace questo post.
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                #14
                Sinceri complimenti alla fervida fantasia e alle capacità di saper cogliere ironicamente i nostri vizi. Grande Giovanni.

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                • giovannit.
                  giovannit. commentata
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                  Troppo buono! Grazie!

              • Zoom Testo
                #15
                Mi domando se tutti hanno capito a chi alludevo con la chimera dalle ali nere e di pelo roscio?
                CHI SE FA PECORA OBBEDISCE AR PECORARO!

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                • erchiappetta
                  erchiappetta commentata
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                  Chi 🤔???? Quella che non morde....ma succhia soltanto....ecc.ecc....e se le dai il tuo perno.....ecc.ecc. ??? Come no 😎.....c'ha pure più d'un estimatore qua' su' Mygra! Questione de gusti ehhhh 🙄! Ciao

                • giovannit.
                  giovannit. commentata
                  Modifica di un commento
                  Volevo aggiunge che la patakka je puzzava de pesce, tanto pe' ffa' la lusiona piu' facile da capi', ma nun me veniva la rima co' pesce. Me rincresce. Si nun m'esce nun m'esce...

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