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LA BUONA PRESENZA DEI MIGRATORI A LUNGO RAGGIO, LA “FURIA” CONCENTRATA DEL TORDO E L’OTTIMA PRESENZA DI LUCHERINO E COLOMBACCIO

La natura è un libro complesso che per essere letto e compreso dapprima bisogna impararne l’alfabeto e poi la declinazione, così recita una frase dello scrittore Francesco Materasso nel suo libro “Scampoli di vita nella natura”. Una frase che si sposa bene con i tempi che stiamo vivendo dove meteorologia e abitudini degli abitanti della natura stanno cambiando. Bisogna infatti conoscere al meglio i protagonisti e i loro costumi legati alle nuove vicende naturali, che ogni anno seguiamo nei loro spostamenti, per cercare di capire i complessi meccanismi che li regolano. Se analizziamo la meteorologia, questo 2022 non verrà dimenticato facilmente poiché ci ha accompagnato una lunga stagione avarissima di precipitazioni. Se il periodo di giugno e luglio si è classificato al primo posto tra i più caldi del Bel Paese superando persino il rovente 2003, in agosto le temperature sono state meno estreme, ma preoccupanti. L’ultima estate, dati alla mano, si colloca così tra al secondo posto tra quelle più calde mai registrate in Italia. Il mese di agosto comunque ha avuto una leggera anomalia per quanto riguarda le alte temperature pari a più 1,6 °C registrandosi al quinto posto tra gli agosti più caldi nell’ultimo trentennio. Va sottolineato che il mese è andato però in controtendenza rispetto ai precedenti, per quanto riguarda le precipitazioni. Infatti, è stato il primo mese più piovoso dell’anno, soprattutto per quanto riguarda le regioni meridionali, in quanto si è avuta una percentuale di pioggia pari al doppio di quella che generalmente cade nello stesso mese. Stessa situazione si è avuta anche al centro-nord dove si sono avute diverse precipitazioni ma, a differenza del meridione, controbilanciate da periodi più siccitosi. Agosto chiude un periodo iniziato a gennaio tra i più siccitosi della storia, manifestandosi così in tutta la sua gravità per la difficile sopravvivenza della vegetazione spontanea e di quella coltivata. In questo caldo contesto meteorologico, gli uccelli hanno avuto un buon periodo riproduttivo favorito dal bel tempo, periodo che per alcune specie si è anche prolungato sino a tarda estate. Poi, coi primi temporali, avvengono come di consueto le prime partenze verso i lidi meridionali per alcune specie ornitiche come i Rondoni, unitamente ad alcuni limicoli come i Piro piro, le Pantane e i diversi Piovanelli segnando così l’inizio della migrazione. Nella prima decade, come da tabella di marcia, i primi transahariani come i vari Luì, l’Averla piccola, la Balia nera e i Beccafichi si sono fatti notare in bassa collina. Nel corso del mese, i movimenti si sono fatti più interessanti regalando agli osservatori un buon passo delle specie migratrici a lungo raggio. Così, dalla seconda decade, in pianura sono apparsi le prime Cutrettole, i Culbianchi, gli Stiaccini e i Prispoloni con la Quaglia ancora in canto in quelle campagne a lei più ospitali. Nelle aree umide, i Beccaccini sono apparsi in modo discreto unitamente ad altri limicoli che hanno intensificato il loro numero di presenze. Nei boschi, invece, si sono notati in buon numero Rigogoli e silvidi tra cui la Bigiarella e la Sterpazzola. E se nei territori settentrionali appaiono i primi migratori, è interessante vedere come l’attività di alcuni individui nidificanti sia ancora frenetica con lo svezzamento degli ultimi nati diventati già grandicelli, che seguono ancora i genitori per farsi imbeccare. Casi del genere si osservano nel Merlo, nel Colombaccio, nel Fringuello, in alcuni silvidi come la Capinera e anche qualche Cannaiola, per non parlare poi delle specie acquatiche come la Folaga, la Gallinella d’acqua, lo Svasso maggiore e il Tuffetto, solo per citarne alcune. Si arriva così al mese di settembre che secondo i dati meteo è stato il mese col maggior numero di trombe d’aria avvenute in Italia. Sebbene a livello europeo sia stato più freddo del normale, a livello mondiale è stato il quarto più caldo, con la Groenlandia territorio più interessato dall’innalzamento delle temperature. In Italia, il mese di settembre in generale è stato caldo, complice il calore immagazzinato dal Mediterraneo occidentale durante l’estate causando così la peggiore ondata marina di calore mai registrata. Questo ha incrementato l’intensità dei fenomeni temporaleschi. La migrazione ha visto l’evolversi del fenomeno con l’aumento dei contingenti numerici delle specie a lungo raggio e le osservazioni che si fanno più interessanti anche al centro e al sud del paese. Alla fine della prima decade, gli Irundinidi hanno cominciato a muoversi in gruppi lasciando i luoghi di nidificazione più nordici. Al nord, dalla seconda decade si fanno le prime osservazioni di Lucherini e sporadici Frosoni, mentre nelle campagne il Prispolone si è fatto notare in buon numero sino alla fine del mese. Continua il passo dei piccoli turdidi e con loro dei silvidi che al nord va scemando col finire di settembre. Tra gli anatidi si segnala in generale sul territorio la buona presenza del Germano reale, dell’Alzavola e della Marzaiola. Molto positivo, come ormai avviene da anni, è il numero del Colombaccio. Lo Storno ben presente a macchia di leopardo, si raggruppa in grossi branchi. Si arriva così ad ottobre quest’anno caldo con temperature sopra la media stagionale. La prima decade del mese si apre con la prima e concentrata “furia” del Tordo bottaccio. Il primo grande passaggio si manifesta al nord già a partire dal primo giorno del mese e si protrae sino ai primi giorni della seconda decade con un’ottima intensità. Solitamente si era abituati a una prima giornata intensa alla fine di settembre, per poi averne una seconda verso la metà del mese, invece quest’anno la migrazione intensa è iniziata con una decina di giorni di ritardo concentrandosi sino al 12 di ottobre. Diversamente, il centro e sud Italia non si registrano grandi osservazioni e questa caratteristica secondo i rilevatori si manterrà costante per tutto il mese. Dalla Grecia in questi periodi pervengono notizie di un passo prima ridotto dal giorno 8, mentre nelle regioni centrali della penisola greca il passo vero e proprio si registra dopo il 17 del mese e precisamente il giorno 19. Come per l’Italia, anche in queste regioni centrali si registra nello stesso periodo un ottimo passo del Colombaccio. Sempre dalla prima decade del mese al nord si cominciano a osservare le prime Allodole di passo e il Fringuello intensifica la sua presenza. In campagna si fanno notare le Pispole e i Fanelli che, nel corso della seconda e terza decade, insieme all’Allodola diventano molto più numerosi. Nel frattempo, il Lucherino mantiene la sua ottima presenza e ai Fringuelli, verso la seconda decade, sempre al nord del paese, si uniscono le prime Peppole. Per quanto attiene al Tordo sassello, vi sono osservazioni interessanti già ai primi del mese sebbene, meteorologicamente, si mantenga caldo con le temperature che regalano giornate miti e piacevoli. É un periodo questo in cui molti osservatori attivi sul campo si domandano come sia possibile avere queste specie alle nostre latitudini in un autunno le cui giornate sembrano di primavera inoltrata. A ciò, si unisce la sorpresa della buona presenza della Cesena che già ai primi del mese compaiono in bassa collina in alcune zone al nord e centro del paese. Preludio di una stagione invernale con numeri positivi per le specie? Nei boschi la Passera scopaiola e il Pettirosso sono le specie più numerose unitamente alle varie Cince. Ancora per quanto attiene l’ambiente boschivo si segnala alla fine della seconda decade la presenza della Beccaccia che compare sulle Prealpi e sull’Appennino centrale, dapprima con qualche sporadico esemplare poi, dalla terza decade più frequente anche in basa collina. Non si può parlare di ottima presenza del Merlo perché al nord come al centro Italia la sua presenza non entusiasma anche se alla fine di ottobre diventerà più numeroso insieme al Tordo sassello. Verso la fine del mese, il numero di Cesene aumenta per la gioia degli appassionati della specie. In un contesto meteorologico ancora buono su tutta la penisola con ancora, ahimè, scarse precipitazioni, comunque il Pettirosso unitamente al Lucherino e il Colombaccio sono le specie più rappresentative in fatto di numeri. Tra gli acquatici, come avviene da tempo, Germano reale e Alzavola sono numerosi. Buona la presenza anche del Beccaccino anche se molto più localizzato, vista anche la scarsità di terreni idonei causa le poche piogge. Per tornare a una stagione autunnale più abituale in campo meteorologico, si dovrà aspettare novembre quando già dai primi giorni le temperature rientrano nella norma stagionale. Da questo mese ci sarà anche la possibilità che le specie sopracitate, in particolare la Cesena, possano regalare nuove emozioni. Solo chi dedicherà tempo sul campo forse avrà questa fortuna, riservata agli assidui conoscitori e fruitori del mondo naturale. (Walter Sassi)

Fonte:anuu.org

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