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Serve una svolta nel Paese e nella caccia. Di fronte alla crisi drammatica che investe l’Italia ben altre scelte dovrebbero essere fatte per guardare al futuro con maggiore fiducia e rinnovata speranza. Di contro si continuano a chiedere sacrifici a coloro che i sacrifici li fanno durante tutto il corso della loro vita e devono raschiare il fondo cassa per giungere alla fine del mese per garantire dignità di vita alla propria famiglia e ai propri figli. Nessuna riforma strutturale, nessun intervento sui grandi patrimoni, nessuna lotta concreta all’evasione fiscale, nessuna idea di nuovo sviluppo, nessun tentativo di dare respiro alle aziende e tenuta produttiva al mondo del lavoro favorendo nuova occupazione è messa in campo da chi ragiona solo in termini di interessi personali, politici, giudiziari e di casta. Non apparteniamo a coloro che agitano lo spettro dell’antipolitica anzi pensiamo che la buona politica serva alla comunità allorché torni ad essere servizio per offrire prospettiva e qualità di vita individuale e collettiva. La fortuna è che il Paese ha potuto contare negli ultimi anni su due grandi presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano, che nei limiti dei loro mandati istituzionali, hanno garantito tenuta democratica e restituito orgoglio di appartenenza allo Stato da parte del suo popolo. E dire che c’erano forze politiche, e non solo, che volevano negare i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia! E dire che c’è chi si ostina a salvaguardare i privilegi della politica, e mi riferisco a quella che vive sulle nomenclature e sulle èlite, senza pensare che in una situazione come questa occorrerebbe che l’immagine di sobrietà e di responsabilità appartenesse a coloro che hanno ricevuto un mandato e una delega per rappresentare il Paese. C’è da rifondare, dunque e bisogna farlo subito per ristabilire un rapporto fiduciario tra cittadini, politica ed eletti. Per questo c’è bisogno di nuove regole di elezione che cancellino quelle attuali che affidano la nomina dei parlamentari ai capobastone e ai capipartito. Occorre restituire al popolo la possibilità di scegliere e votare i propri rappresentanti nella chiarezza della contrapposizione delle diverse opzioni politiche. Ci auguriamo che sia il Parlamento a fare questa riforma ma se non dovesse arrivare la parola passi ad un possibile referendum che faccia chiarezza così come è avvenuto recentemente su nucleare, acqua pubblica e giustizia uguale per tutti. Noi siamo quella parte del mondo venatorio che alla sfida referendaria ha partecipato da protagonista evitando di chiudersi nella nicchia della corporazione. Noi siamo quella parte del mondo venatorio che pensa ai cacciatori prima di tutto quali cittadini che devono e vogliono rivendicare il tempo nel quale vivono. Ecco perché nessuno si stupirà se nel fare le nostre riflessioni sulla caccia non possiamo che partire da quanto sta avvenendo intorno a noi. Non chiudiamo gli occhi e tantomeno partecipiamo al coro delle proteste demagogiche e strumentali. Il Paese del domani ha bisogno di essere costruito dalle forze più sane dell’oggi. E i cacciatori possono esserlo perché il loro progetto di governo del territorio ai fini ambientali e faunistici si può benissimo inserire nel contesto della valorizzazione della bellezza dei nostri territori, valore e risorsa culturale, storica ed economica e del “made in Italy” in tutto il mondo. La caccia così assume il profilo di bene comune indispensabile per trovare legittimazione sociale e quel rispetto ora non riconosciuto per responsabilità di chi nel mondo venatorio ci ha trascinato alla disputa ideologica su tempi e specie cacciabili o su aspetti furbeschi utili al bracconaggio elettorale. Un nuovo patto con la società passa attraverso la consapevolezza del mondo venatorio di giocarsi prima di tutto una partita di identità culturale e solo poi di rispetto di quelle norme che necessariamente in un Paese civile devono essere coordinate e concertate con tutti i portatori di interesse e seguendo le indicazioni dell’autorità scientifica quale caposaldo per sfuggire al tentativo di innescare il conflitto per favorire derive privatrizzatrici od anche abolizioniste. Invece la classe dirigente del mondo venatorio è più interessata alla sopravvivenza personale che a prefigurare un futuro che, senza nostalgie però, rinnovi le grandi trazioni e la grande storia del passato. Pensiamo per un attimo ai dirigenti di un tempo, Rosini e Fermariello in primo luogo, che nei momenti di grave crisi per la caccia seppero affidare ad un progetto riformatore la ricerca della sintonia con il Paese. Così nacque la legge 157 dopo tante stagioni referendarie, così si difese la caccia popolare e sostenibile da quanti anche allora guardavano, sbagliando, al resto d’europa dove è il portafogli a soffietto a garantire opzioni e possibilità di caccia. Oggi prevale il bieco interesse, nani e ballerine sono in campo per garantire innanzitutto se stessi. Manipolano l’informazione, alimentano le divisioni tra cacciatori: loro hanno da vendere un posto in riserva, devono farsi finanziare un progetto, devono poter far vendere un giubbino da caccia. Ed allora anche i blog venatori diventano luoghi dove cova il livore e la rissa dialettica. Di altro avremmo bisogno. Di smorzare i toni, di non rincorrere sempre la possibilità di acchiappare effimero consenso, di tornare a parlarsi con moderazione per tentare di ritrovare, sui contenuti, l’unità perduta da anni. In una situazione siffatta, dall’altra parte, tornano a vincere i nostri avversari che possono contare su una sensibilità diffusa nell’opinione pubblica. Serve una svolta anche nel mondo della caccia. Tornino ad esser protagonisti i cacciatori. Venga sconfitta la demagogia che trova sponde fin troppo interessate anche in certe regioni e certe province che continuano ad operare furbescamente e senza una rotta ben precisa se non quella della poltrona salda e potente di alcuni amministratori. Certezza di diritto chiedono i cacciatori nel momento in cui sono i tribunali a scrivere le leggi. Certezza del diritto chieda la caccia del futuro. Coraggio alimentiamo il vento del cambiamento.

 

Marco Ciarafoni Arcicaccia

Fonte della notizia: info@arcicaccia.it

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One thought on “Serve una svolta nel Paese e nella caccia
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  1. Non niene frega niente a nessuno, se, dopo 48 ore, nessuno ha scritto due righe di commento al riguardo. Chissà perchè!
    Ma forse, forse, una idea ce l’ho.
    Nell’articolo oltre alla chiamata alla leva non si aggiunge nulla che non sia la solita zuppa: “e i cacciatori possono esserlo perchè il loro preogetto di governo del territorio ai fini ambientali e faunistici si può benissimo inserire in un contesto della valorizzazione della bellezza dei nostri territori, valore e risorsa culturale…”. Ma che vol di. Come tradurre questo in cocreto?Boh? Oppure, ma certo!la solita strabordata di parole tirate a suon di schioppo; come si può pensare un mondo senza di noi, noi siamo indispensabili, altrimenti la naturalità scomparirà per far posto a cemento e sporcizia.
    Beh! E’ quello che andate dicendo da anni, suppergiù da una cinquantina d’anni. Cantate la solita musica dell’identico spartito con il solito coretto di voci senza delineare percorsi precisi.
    Che non sia questa una chiave di lettura a tanta indifferenza? Dopo un articolo REDAZIONALE impegnativo sulle politiche generali nella quale andranno ad innestarsi i temi venatori, dopo 48 ore nessuno scrive uno straccio di commento?
    “Puah!! Disse Giove – Io son quassù, loro laggiù. Se non niene frega un ….. a loro, che ….. me ne frega a me? Dicono che la musica è sempre la stessa, ma a me dal tanto ragionare che mene viene?
    Bla, bla, bla chiacchere sopra chiacchere che finiscono sempre a far confusione e alla fine non ci guadagna niente nessuno mentre, per contro, io faccio. Daltronde io prendo esempio dal popolo perchè in questi casi è dal popolo che io traggo insegnamento. Infatti, una massima popolare, a me molto cara, non dice forse che “dalle troppe chicchere non escono frittelle”. Adunque, di cosa posso essere accusato se non di riuscire nella mia dote migliore che è appunto quella di saper interpretare ciò che il popolo venatorio si attende da me ?
    Facta non verba.
    Nemesiano.

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