18 Aprile 2022

 Sottoclasse: HAMAMELIDIDAE
Ordine: FAGALES

Famiglia: FAGACEAE Dumortier
Subfamiglia: Castanoideae
Genere: CASTANEA Miller
Subgenere:
Specie: Castanea sativa Miller
Sinonimi: Castanea vesca Gaertn.
Nom. com. Castagno

Descrizione, morfologia:
grande albero deciduo e molto longevo, può superare i 500 anni, ha un portamento maestoso, raggiunge, in condizioni ottimali in bosco, i 30 – 35 metri di altezza e diametri del tronco notevoli, non sono eccezionali 4 o anche 6 m di diametro.
Il famoso “Castagno dei cento cavalli” dell’Etna supera abbondantemente tali misure. Il tronco è normalmente dritto e se isolato si diparte presto in grosse branche, dando alla chioma un aspetto ampio e tondeggiante.

La corteccia da giovane è liscia e di colore olivastro nelle piante in forte sviluppo o polloni, con caratteristiche lenticelle che si allungano fino ad 1 cm.; diviene poi grigia e gradualmente forma un ritidoma grigio-bruno a lunghi solchi verticali ed infine cordonata e spiralata.
I rami dell’anno sono normalmente cilindrici, ma a volte anche angolati, specialmente nei polloni in forte accrescimento; hanno corteccia liscia e brillante e di colore rosso-bruno con lenticelle in rilievo, tonde e biancastre. Le cicatrici fogliari sono grandi con tre gruppi di tracce nervali; i ramuli portano gemme piccole e ampiamente ovoidi con due-tre perule bruno rossiccie e glabre, la gemma apicale abscinde molto presto e perciò è a crescita simpodiale a monocasio.

 

Foglie, fiori, semi:
le foglie sono semplici, alterne e spiralate ma apparentemente distiche per torsione del picciolo; sono a contorno elittico-lanceolato e margine seghettato, la base è cuneato-arotondata e il picciolo è lungo 1,5-2,5 cm con stipole presto caduche.
La pagina superiore delle foglie estive è liscia, lucida, verde intenso con nervature rilevate di consistenza coriacea, più chiara la pagina inferiore. Ha fogliazione tardiva da fine aprile a maggio e le giovani foglie, sono pubescenti per peli ghiandolari e perciò, al tatto vischiose. La fioritura è tardiva, da fine giugno a luglio; la specie è monoica con infiorescenze ad amento miste o anche solo maschili, i due tipi si differenziano per la struttura e l’ordine di comparsa, l’ontogenesi (sviluppo) dell’infiorescenza e del fiore.
L’infiorescenza maschile è costituita da fiori maschili riuniti in glomeruli ascellari, spesso con 7 fiori ciascuno, o in cime mediamente 40 per amento. Queste infiorescenze, si sviluppano alla base del ramo nuovo dell’anno, sono erette e lunghe fino a 15 cm. Il fiore maschile ha un perianzio esamero (6 parti) e da 6-12 (20) stami lunghi e sottili che emanano un caratteristico forte odore di trimetilammina.
Le infiorescenze miste sono più brevi, complesse e si sviluppano verso l’apice del ramo, costituite da una ventina di cime ascellari, alla base dell’infiorescenza si trovano 1-4 cime femminili composte, ciascuna da 2-3 fiori racchiusi da una cupola; le successive sono formate da fiori maschili da 3 a 7 per cima, ma quelle apicali ne hanno solo due.


I fiori femminili sono formati da un perianzio esamero e tomentoso con ovario infero a 6-9 carpelli e altrettanti stili rigidi e pelosi alla base. Dopo la fecondazione, la cupola squamosa si trasforma nel riccio che tutti conoscono.
La differenziazione delle infiorescenze, ha già inizio 30-40 gg dopo la ripresa vegetativa (Pisani e Rinaldelli 1990) in primavera o all’inizio dell’estate dell’anno precedente la loro fioritura e continua durante l’estate. Nel suo sviluppo, il fiore del Castagno è in una prima fase normalmente bisessuale, ma successivamente, nei fiori maschili l’ovario arresta il suo sviluppo e nei fiori femminili gli stami non raggiungono la maturità; il rapporto tra i vari tipi di infiorescenze, varia da individuo a individuo e varia anche negli anni.
L’impollinazione è principalmente anemofila, ma la presenza di nettari ( 6), derivati dagli abbozzi del pistillo e l’odore delle infiorescenze maschili fa si che Api, Coleotteri e Ditteri li frequentino assiduamente; ma non si tratta di un impollinazione insetto dipendente in quanto i fiori femminili sono privi attrattivi e il contatto con i fiori femminili da parte di insetti è casuale. Il Castagno, poi è specie con un elevato grado di sterilità per anomalie staminali, sia per autoincompatibilità soprattutto gametofitica. Il riccio (5-10 cm di diametro) è fortemente spinoso, contiene normalmente 3 frutti (ma a volte 2 e fino a 7), sono acheni con pericarpo liscio e coriaceo bruno più o meno scuro omogeneo o striato nei marroni, alla base c’è una cicatrice chiara (ilo) e all’apice i resti degli stili (torcia o stoppino), la faccia interna è pubescente. I cotiledoni sono molto grandi formati da una polpa dura color avorio, protetti da una pellicola membranacea (episperma) di colore marrone chiaro. Il frutto è normalmente deiscente ma a volte il riccio può cadere e rimanere intero a lungo. L’achenio è più o meno dolce ed è edule, da cui l’epiteto specifico << sativa>>come anche il sinonimo << vesca>> fanno riferimento all’appetibilità del frutto.
Il seme non è dormiente ma recalcitrante e la germinazione è ipogea. La giovane piantina ha le foglie primarie omomorfe ma più piccole con margine ondulato.

Legno, apparato radicale:
il Castagno, forma un legno a porosità anulare, mediamente pesante compatto ed elastico, nettamente differenziato in alburno chiaro, giallognolo e duramen più scuro, marrone chiaro che assomiglia a quello delle querce ma senza raggi midollari visibili, che sono finissimi numerosi ed uniseriati per cui poco visibili ad occhio nudo. Tutto il fusto è impregnato di tannino, mentre i rami soprattutto quelli giovani ne contengono molto meno, è un conservante naturale, che rende il legno molto durevole agli agenti atmosferici ed agli attacchi biotici e viene estratto per la concia delle pelli ed altre applicazioni. E’ legno richiesto per mobili, travature ecc. e per doghe per botti; ma il legno prodotto da boschi trattati a ceduo producono legname di scarsa qualità che non può essere usato per costruzioni in quanto tende a “cipollarsi”, cioè ad aprirsi come una cipolla nel senso degli anelli di accrescimento.


L’apparato radicale e molto robusto e ampio ma non molto profondo, anche se singole radici possono penetrare in profondità; è sede di quasi tutte le riserve energetiche della pianta, cosicché se ceduato ricaccia con vigoria quasi imbattibile, ricostituendo in una stagione, quasi tutte le riserve perse con la ceduazione.

Areale, ecologia:
Castanea sativa, si trova ampiamente diffuso in tutta l’Europa meridionale, a sud occupa l’Africa nord-occidentale e nell’Anatolia, sale attraverso la Bosnia e ad est raggiunge il Caucaso, a nord in modo naturale non supera le Alpi e a ovest raggiunge i Pirenei. Per opera dell’uomo ha superato le Alpi raggiungendo la Gran Bretagna meridionale e la Germania, ma è stato diffuso anche fino a 48°-50° di latitudine dove fruttifica con irregolarità. Il suo areale è sicuramente il frutto di diffusione da parte dell’uomo per i suoi nutrienti frutti già in epoca preistorica.
Nell’ultima glaciazione si è quasi certamente ritirato in rifugi più a sud e segnatamente nella penisola anatolica, ma da reperti archeologici si può ritenere che anche in Italia sia potuto sopravvivere in alcune aree del sud. Il ritrovamento nella regione dell’Egeo, di polline fossile in abbondanza a partire dal 1500-1300 a.C.(Zohary e Hopf. 1993) e la riduzione nel livello di biodiversità genetica procedendo dall’Anatolia verso ovest (Villani e Gigliucci, 1991) indica, non solo che il Castagno viene coltivato da molto tempo, ma anche che l’espansione e l’incremento in Europa meridionale è più di origine antropica che naturale. Nell’Europa transalpina è stato certamente introdotto in epoca romana, ma anche nelle regioni alpine e appenniniche all’interno delle aree di indignato la sua diffusione e stata data dall’intensa coltivazione che le popolazioni locali ne facevano; perchè specie pregiata per i suoi frutti nutrienti venivano mangiati freschi o essiccati e ridotti in farina ecc, per la produzione di miele, tannino per la concia delle pelli, legname da brucio, per palerie e costruzioni e merce di scambio.
In Italia vegeta in tutto il piano medio montano dell’Appennino e delle isole e al nord, dal piano basale alle Prealpi e alcune valli alpine, è la specie indicatrice della zona fitoclimatica denominata dal Pavari del Castanetum. Il suo limite sono le basse temperature e la siccità, preferisce un clima suboceanico e rifugge dalla continentalità. Specie moderatamente termofila e piuttosto mesofila anche nelle esigenze edafiche e moderatamente eliofila patendo nelle vallate interne delle gelate tardive; ama terreni abbastanza sciolti, feschi e ricchi in nutrienti, specialmente in potassio e fosforo. Viene considerato una specie acidoclina, preferendo terreni a reazione subacida ma anche acida, ma in zone dove l’eccesso di calcio viene continuamente dilavato da forte piovosità può dare buoni accrescimenti e produttività. La flora dei castagneti denuncia la sua eccessiva densità ed espansione di origine antropica non essendo caratteristica ma ascrivibile ai querceti caducifogli e nelle zone più fresche anche della faggeta e a volte di conifere.

Note, possibile confusione:
le piante coltivate per i frutti di qualità superiore vengono selezionate e propagate per innesto (cultivar).
Il marrone, frutto si distingue per avere una pezzatura da media a grossa, un pericarpo marrone chiaro con striature più scure e l’episperma (la pellicola interna) sottile e non inserito nel seme. Le piante di marroni sono generalmente androsterili e autoincompatibili. In realtà, i “marroni” anche se vengono comunemente chiamati “cultivar” sono gruppi di popolazioni con un alto grado di omogeneità genetica derivata da qualche millennio di selezioni fatte dalle varie comunità umane.
Ci sono poi cloni selezionati, da produzione di legno pregiato che non si cipolla e ha porosità più diffusa, almeno nella cv.” Politora di Stazzema”. Oggi le selezioni e gli incroci, sono finalizzati soprattutto al miglioramento della resistenza alle due principali fitopatie che colpiscono in modo diffuso e grave questa specie; il “Cancro del Castagno” (Chyphonectria parasitica) e il “ mal dell’inchiostro” (Phytophora cambivora e Ph.cinnamomi). Il miglioramento viene anche eseguito con ibridazioni con Castagni di origine orientale, molto resistenti al Cancro della corteccia; le principali specie usate sono anche quelle che possono essere confuse con il nostro Castagno, altrimenti inconfondibile.
Castanea crenata Siebold & Zuccarini, (Castagno del Giappone), albero di piccole dimensioni, a volte un arbusto, ch però produce frutti di grosse dimensioni, con foglie che da giovani sono tomentose, più lanceolate e a margine creato. Dal Giappone è stato introdotto in Europa nel 1876, produce ibridi con il nostro Castagno che vengono riprodotti per talea, molto resistenti al mal dell’inchiostro il più noto è “Marigoule 15”.
Castanea mollissima Blume o (Castagno cinese), albero medio o alberello, produce frutti di buona qualità, si differenzia per avere rami giovani vellutati e foglie molto pubescenti e morbide (mollissima); originario della Cina orientale e della Corea, introdotto in Europa nel 1853, molto resistente al Cancro corticale.
Castanea henryi Rehder albero di grandi dimensioni come il nostro Castagno; proviene dalla Cina occidentale, ha il riccio che contiene una sola castagna e non di buona qualità, ma dà un legname molto pregiato.
Castanea seguinii Dode, alberello della Cina centrale e orientale, ha foglie con dentellatura grossolana e con base arrotondato-cordata, a volte è rifiorente, molto resistente al Cancro corticale.
Castanea dentata Borkhausen o Castagno americano, con foglie simili al nostro Castagno ma decisamente appuntite e con margine dentato a denti molto rigidi(dentata); ha frutti piccoli ma buoni e dolci.
Il suo areale americano è ora fortemente contratto ed è a rischio di estinzione a causa della sua sensibilità al Cancro corticale. Lo si trova sporadicamente sottoforma di cespuglio, rinnovato tramite polloni, qualche raro esemplare arboreo resiste dove il parassita non è ancora arrivato.
Castanea pumila Miller, come fa capire l’epiteto, si tratta di un alberello o cespuglio che appartiene ad un gruppo chiamato “ Chinquapin” specie che presentano un solo frutto per riccio, piccolo ma molto dolce; si riconosce per avere rametti e foglie tomentose, la sua capacità pollonifera superiore al nostro Castagno, lo rende resistente al Cancro corticale.




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