19 Aprile 2022

Non avevo mai incontrato quell’animale tanto furtivo e nemmeno mai avrei immaginato di incontrarlo in quel posto. Ne avevo sempre sentito parlare, della sua velocità, delle sue isteriche levate dal terreno, della sua capacità di sbeffeggiare anche i cacciatori più esperti ma non lo avevo mai incontrato…

Era un giorno di fine ottobre uno di quei giorni che si passano nelle larghe di grano seminato ad aspettare le allodole sperando sempre di incontrare la famosa giornata di passo quella con la “P” maiuscola, quella che ti regala emozioni irripetibili, quella che come dice un grande cacciatore delle mie parti, ti fa sentire “aggredito dalle allodole”.
E così, in quella giornata mite ed uggiosa di fine ottobre con il fidato compagno di caccia sistemammo il nostro inganno, i nostri giochi per le tanto bramate allodoline. Eravamo seduti dentro ad un fossetto e parlavamo  parlavamo delle cose della vita, della caccia e di come sarebbero entrate le allodole quel giorno, di come ci avrebbero salutato nel loro lungo viaggio verso la meta, verso l’agognato riposo invernale, verso le calde pianure di continenti lontani…
Noi, come sempre, eravamo li ad aspettarle a cercare di ingannarle a cercare di farle cedere alla tentazione delle nostre maestranze e così passammo la mattinata con tante buone speranze che però si affievolivano ora dopo ora nemmeno una delle amate “starlacche” aveva ceduto alle nostre tentazioni alla tavola imbandita per loro. Amareggiati, sconfortati e tristi decidemmo di andare via, non avevano ceduto alle nostre lusinghe fino a quel momento e sapevamo che difficilmente lo avrebbero fatto nel pomeriggio
 
 Andammo… Le nostre vite ci attendevano ma le nostre menti non riuscivano a far tacere quella voce che ci suggeriva che non si poteva andare via da caccia senza nemmeno un’allodola alla fine di ottobre.  No, non era possibile.
Guidati da una sorta di presentimento ci dirigemmo verso una larga poco distante dal posto in cui solitamente cacciavamo le amate “alaude”. Il tempo sembrava non volerci assistere, in lontananza si scorgeva un temporale enorme che pareva rincorrerci, la campagna brillava con dei colori semplicemente indescrivibili mentre il mostro tonante si avvicinava sempre più…
“Cosa facciamo?”- disse rivolgendosi a me Giovi, il mio amico…
“Non so, la tentazione di fare un giretto è forte” – risposi io…
“Si, non c’è nessuno in queste larghe e qualche allodola potrebbe esserci” – ribattè lui…“va bene dai… sfidiamo il temporale”…
Scendemmo dall’auto, ci guardammo per un’ istante, sapevamo che saremmo andati incontro alla furia del temporale… e che ci saremmo bagnati come pulcini che non trovano la chioccia ma l’impulso del cacciatore fu più forte di qualsiasi razionalità…
 
Prendemmo qualche cartuccia, roba minuta, sapevamo di poter cacciare al massimo qualche allodola “pasturona”,una di quelle viziose che raramente si concedono ma la voglia era tanta…
Ci incamminammo, alla nostra sinistra si aprivano sconfinate le larghe di spagnera, l’erba medica come la chiamano dalle nostre parti. Accanto invece alla stradina sconnessa sembrava riposasse stanco un piccolo canaletto con la sua poca acqua e le sue canne di fiume che sembravano suonare fischiate dal vento del temporale sempre più imminente.
“Perché non facciamo il canaletto?” – disse il mio fidato amico – “magari salta un beccaccino…”
“Certo potremmo anche farlo, tanto poi se anche ci fosse è da colpire e mi sa che avrà vita lunga quel beccaccino” – risposi sorridendo io…
Io da una parte lui dall’altra iniziammo a percorrere la linea irregolare del canaletto davanti a noi. Ogni tanto ci scambiavamo uno sguardo, una sorta di occhiata per confermarci l’un l’altro che probabilmente stavamo perdendo tempo sottraendolo alle nostre amate allodole tanto più che il temporale da minaccioso si era fatto furioso. Lunghe saette cadevano poco distanti da noi  e il rombo dei tuoni squarciava il silenzio della campagna impaurita.
 
Sembrava una pazzia quella che stavamo compiendo, qualsiasi persona saggia sarebbe corsa al riparo dell’automobile ma noi no, i nostri pochi anni di caccia sulle spalle alimentavano la nostra fantasia così continuammo il nostro percorso…
“Smack… smack…”
“Eccolo” – esclamò Giovi…
Bum… sparammo tutti e due in contemporanea, niente, con i suoi schizofrenici “sfianchettamenti” ci aveva mangiato la fucilata…
Bum ancora di nuovo contemporaneamente, ma questa volta la saetta alata arrestò la sua corsa. Avevamo sparato tutte e due le volte insieme ma alla seconda fucilata il beccaccino era caduto davanti a noi… a poche decine di metri giaceva il nostro primo beccaccino.
“Mammamia che saetta!” – esclamò guardandomi il mio amico…
“Ma tu non hai sparato?” – risposi io…
“Certo… ma abbiamo tirato in contemporanea tutte e due le volte!” – ribattè lui…
Corsi a raccoglierlo che bello, non lo avevo mai visto dal vivo gli occhi si umettarono l’emozione era grande.
Rivolsi lo sguardo verso di lui, ero pietrificato, non sapevo che dire, mi tolse il fiato, che bello… e che velocità!
Ma il Giovi richiamò immediatamente la mia attenzione distogliendomi dal mio sogno ad occhi aperti…
“Andiamo” – disse – “continuiamo il canaletto che sta per scatenarsi il diluvio”…
Ripartimmo… a passo rapido… nella mia mente come un vecchio vinile risuonavano quei due suadenti baci che il pizacrèn, come lo chiamiamo noi in dialetto, mi aveva scoccato…
Camminavo ma in realtà continuavo a sognare…
“Raggiungiamo quel ponte” – ancora una volta la voce del mio amico interruppe bruscamente le mie fantasie – “li potremmo ripararci” Si… perchè le fantasie distoglievano la mia attenzione anche dall’accrescere incessante della pioggia su di noi…
Arrivammo al ponte… proprio pochi secondi prima che si scatenasse definitivamente l’inferno…
Ci riparammo al di sotto della sua arcata… sembrava fatto apposta per noi, mentre fuori urlava la pioggia noi asciutti rimiravamo il nostro trofeo, lo guardavamo, lo toccavamo, ci stupiamo della flessibilità del becco e orgogliosi ripercorrevamo l’attimo che fu…
 
Il temporale continuò incessante per venti minuti lavando tutto ciò che non aveva avuto la nostra stessa fortuna
Poi, come per magia, smise e riapparve il sole.
“Andiamo dai…torniamo alle nostre allodole” – disse Giovi…
“Aspetta” – dissi io – “secondo me li vicino a dove abbiamo trovato questo potrebbero essercene degli altri”…
“Andiamo a vedere, dai” – si convinse lui…
Passo veloce e sicuro riprendemmo la nostra camminata spediti in direzione delle spagnere di erba medica vicine al punto dove avevamo appena scovato il nostro beccaccino.
C’era dell’erba medica alta però era bruciata dal secco prima di quel temporale erano mesi che non pioveva in quelle zone e anche la robusta erba medica ne aveva risentito.
 
            A distanza di una cinquantina di metri l’uno dall’altro partimmo con la bramosia di risentire quei baci.
Poco dopo, a circa una sessantina di metri da me vidi levarsi qualcosa…
“Guarda!” – urlai verso Giovi – “un beccaccino!”…
E mentre indicavo al mio amico il punto dal quale si era alzato il beccaccino sentii alle mie spalle un bacio.
Mi girai di scatto… un altro!
Miro..è lungo… lo”incanno” per bene… bum…cade…
“Grande!” – esclama Giovi da lontano.
Non stavo più nella pelle correndo raggiunsi il mio secondo beccaccino, era ferito nell’ala ma ormai era mio lo infilai nella “saccona” del giubbetto e ripartii con la certezza che gli incontri non sarebbero terminati.
Infatti poco dopo sentii una botta era Giovi che accanto a me aveva appena levato un’altra coppia di beccaccini:  bum…bum… uno cadde… sembrava morto spento  tenne il punto con gli occhi e si incamminò…
Mentre copriva quei pochi metri che lo separavano dal letto di morte del primo beccaccino un altro bacio lo rapì  si girò di scatto… gli si era levato a pochi metri di distanza: bum… con l’unica cartuccia rimasta in canna lo colpì.  Era pieno di pallini ma non cadde.  
“Dani guardalo… tieni il punto dove va a cadere!”
Lo vedo è molto lontano da me vedo che il suo volo è stanco  cadrà mi ripeto… cadrà… ma non cade anzi va a planare molto lontano da dove sono io esattamente nel punto dove avevamo qualche minuto prima raccolto il nostro primo beccaccino.
Non ho altra scelta non devo distogliere gli occhi dal punto in cui l’ho visto cadere  ho ancora molta strada da fare  ed altri beccaccini potrebbero levarsi dinnanzi a me…
Infatti il percorso che mi separa dal ferito è zeppo di beccaccini  ne saltano altri tre, quattro cinque perdo il conto però si levano tutti molto lontani…
Non è un problema c’è il ferito da andare a “curare”. I miei occhi sono sempre ben fissi nel punto in cui l’ho visto cadere e non ho visto involarsi più nulla percui deve essere li…
Arrivato sul posto mi avvicino con molta attenzione… potrebbe essere già spento ma potrebbe essere anche molto vispo e saltare come una scheggia…
Non si muove nulla l’erba medica è molto alta… lui deve essere li fermo immobile… mi starà osservando…io immobile… lui immobile…
Faccio ancora un passo… il cuore è fermo…
Smack smack… si alza  è vicinissimo a me  stendo il fucile… bum… sbagliato… bum… sbagliato ancora vedevo le fumate delle fucilate nell’erba medica e lui allontanarsi senza mostrare difficoltà.
“Devo mirarlo non guardarlo” – pensai furente fra me e me – “non posso lasciarlo andare via ferito a morte”.
 Avevo rimasto solo un colpo in canna… bum… cadde… molto lontano da me… ma cadde… lo raccolsi e lo guardai. Osservai la sua elegante forma addormentata per sempre.
“L’hai recuperato?” – mi urlò Giovi raggiungendomi…
“Si… ce l’ho fatta…”
“Grande Dani!”
 
            Ci sedemmo… rimanemmo in silenzio per qualche minuto ognuno di noi due riviveva istante per istante quei momenti, quelle incredibili emozioni che avevamo appena vissuto.
 
            Si davvero grandi emozioni… per la prima volta in vita mia avevo assistito ad un simile spettacolo i baci suadenti dei beccaccini levati risuonavano come una dolce canzone nella mia mente  mentre nei miei occhi scorrevano le immagini di quelle schegge volanti che noi eravamo riusciti a fermare. Ben 4 beccaccini strappati al cielo…
 
            Li accarezzavo  tenendoli ben stretti nel palmo delle mie mani  temevo potessero ancora ripartire con quelle loro mirabolanti acrobazie volanti e con gli occhi li ringraziavo di quello che mi avevano regalato endendo omaggio a delle vere schegge volanti…
 
Autore: Nick Forum Franz85




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