19 Aprile 2022

Non so perché mi sia venuta voglia di raccontare di quella mattina, della nostra apertura alla stanziale, la nostra prima giornata di “libero vagar venatorio”, ma questa sera rivivo nostalgicamente ogni istante di quel giorno…

In Romagna l’apertura alla lepre ed al fagiano è una vera e propria tradizione popolare, una sorta di “ricorrenza pagana” che annualmente risveglia l’atavico istinto di migliaia di seguaci di Diana in tutto il nostro territorio; la riconquista delle campagne ormai da quasi un anno abbandonate.

            Ognuno vive l’Apertura, quella con la “A” maiuscola, in maniera intimamente differente: ogni cacciatore ha quella larga, quel boschetto, quel frutteto, quella vigna in cui sicuramente le lepri sono presenti in numero maggiore ed fagiani in brigate entusiasmanti…

Sicuramente, da sempre, la parte più affascinante dell’Apertura si vive nelle ore immediatamente precedenti; quelle in cui ci si confronta, si discute, si alza la voce, cosa che i Romagnoli hanno nel sangue, per giungere poi ad un punto d’incontro, all’accordo per l’alba che verrà, per le terre da andare ad esplorare!

            Da sempre il giorno dell’Apertura lo passo con una delle persone a cui più voglio bene e rispetto: Romano, il fratello del mio povero nonno, un cacciatore ormai anziano a cui devo l’amore per la tradizione che con noi giovani leve oggi sopravvive.

Quella mattina insieme a noi c’era anche il mio socio di caccia Giovi, un capannista doc che poco c’entra con la Romagna, essendo veneto ed amando visceralmente la caccia al prato, amore che nel tempo ha trasmesso anche a me e che oggi ci porta ad instancabili pellegrinaggi alla ricerca degli amati storni e delle bramate pavoncelle, pur non disdegnando le suadenti allodoline d’ottobre!

            La mattina dell’Apertura è speciale, fin dal primo istante; appena sveglio il mio cagnone Oliviero mi aspetta in cortile trepidante e voglioso di saltare nel baule della macchina; anche lui è conscio che oggi è “il giorno”, quel giorno…

Persino il bar in cui tutte le mattina faccio colazione è diverso, colonizzato da decine di cacciatori entusiasti e pronti per la mattina che verrà!

            Alle 6.30 siamo a casa di mio Zio Romano, prima ed ultima tappa prima del fatidico arrivo nelle zone di caccia.

E’ già pronto, nonostante i suoi 75 anni comincino a farsi sentire, i suoi occhi ci accolgono sull’uscio di casa con un luccichio che accomuna i cacciatori di tutte le età e di tutte le parti d’Italia; ci siamo, è l’Apertura!

            Optiamo per una larga di terra arata poco lontano da casa, una sorta di assicurazione dalla quale tutti gli anni più di qualche lepre salta fuori!

Si può partire solo un’ora dopo l’alba, alle 6.53, per la precisione; in Romagna anche il minuto di partenza assume estrema importanza nei primi tiepidi crepuscoli settembrini…

            Ecco: un fischio in lontanza, il guaire ansioso dei cani, le voci dei cacciatori che indicano la via maestra ad i propri fedeli ausiliari…finalmente, si parte!

            I carrelli dei fucili scattano con il loro scintillante rumore; tre cartuccioni sono stati adagiati ed attendono che il loro momento arrivi; Oliviero è finalmente libero dal guinzaglio e parte innanzi a noi con la frenesia che lui, come noi, sente dentro.

Partiamo da una terra arata, con il fucile pronto ad essere imbracciato all’occorrenza; la tensione e tanta, l’eco dei primi ciocchi ci fa capire che ci siamo davvero, la leprona potrebbe saltare da un momento all’altro!

            Oliviero inizia a “far buono”, con la coda batte ritmicamente il suo passo sempre più insistentemente; una lepre deve essere passata di li e probabilmente è ancora nei paraggi stretta nel cuccio che ci osserva!

Pochi istanti, Romano si infila in un pezzetto di stoppia incolta seguendo le orme di un Oliviero sempre più nervoso e frenetico; le sue mani stringono il calcio del fucile pronte; nessuno osa fiatare, osserviamo il laborioso sforzo del cane sempre più elettrizzati; sappiamo che il momento sta per arrivare….

            Eccola!

Pochi metri innanzi a Romano si alza un bel leprone: bum, con la prima la sbaglia, bum la seconda centra il bersaglio ma sembra non riuscire a fermarla…bum ancora, con la terza la scattante lagomorfa si accascia priva di vita al suolo.

            Romano è entusiasta, Oliviero lo ringrazia avvinghiadosi sulla misteriosa lepre che tanto caparbiamente si era sottratta alla sua vista, ma non altrettanto al suo olfatto!

Era davvero molto tempo che non vedevo Romano così felice, i suoi occhi vibravano come quelli di un bambino, nelle sue parole la soddisfazione per la mira ancora dritta nonostante l’età si distingueva nitidamente!

            Felici decidiamo di proseguire per la nostra strada, spavaldamente sicuri di trovare altre lepri nella zona….

            Ed infatti le lepri ci sono, eccome se ci sono, ma stanno tutte dentro ad un immenso vignone con ancora l’uva indosso nel quale ne bipedi ne quadrupedi possono accedere, secondo volontà di legge!

Un paio d’ore di cammino a vuoto ci convincono che sia giunta l’ora di tornare a casa;  ma non in una casa qualunque… a casa di Romano, a battere le sue vigne dove l’uva non addobba più i tralci, vigne nelle quali Oliviero potrà liberamente accedere e scovare le rapide coniglie!

            Appena infilata la “carera” che separa le vigne individuiamo un qualcosa che si muove a metà di un filare; si stringe quasi a far scomparire la sua livrea nel “cuccio”… è una lepre!

            Dobbiamo pensare come farla scovare da Oliviero in modo tale da poterne incrociare poi la fuga: ancora una volta ci affidiamo alle sagge parole del cacciatore più anziano: Romano si porta sul lato di sotto della vigna, io su quello più esterno che si affaccia su una terra arata, il lato che più probabilmente verrà scelta dall’animale in fuga, mentre Giovi si posiziona sotto un vecchio pioppo nella zona di sopra.

            Pochi istanti ed Oliviero è dentro alla vigna.       

Ognuno nella sua postazione scruta attentamente ogni minimo particolare che lo circonda: sappiamo che da un momento all’altro potrebbe arrivare a velocità supersonica la lepre ed occorrerà mettere in gioco tutte le doti di tiratore di stoccata per fermarla; le mani stringono sempre più forte il fucile. 

            D’un tratto il guaìto di Oliviero irrompe nel silenzio; ci siamo, a qualcuno toccherà vederla come in un lampo passare…

Giovi è nel punto più difficoltoso, il suo spazio di tiro è molto limitato visto la ristrettezza della “carera”: non importa, la lepre sceglie proprio il suo lato ed esce a pochi metri da lui…

Pochi istanti ed il fucile diventa tutt’uno con il braccio… bum, uno sparo ruppe il silenzio della campagna…

            Io e Romano senza indugiare accorriamo velocemente verso “il Padovano”, come scherzosamente è stato soprannominato Giovi da mio zio, famelici di scoprire l’esito della fucilata…

            Nel frattempo Oliviero mi raggiunge, nervosamente la sua coda corta di bracco tedesco di razza, rotea nell’aria; il suo naso è piantato sempre per terra, un’altra lepre è sicuramente passata da lì!

            Potrei desistere, convinto si tratti di quella appena levata nella vigna ma la convinzione del mio cagnone mi portano ad accettare la sua sfida e dargli credito.

Lo seguo, il naso è sempre per terra, ogni tanto alza la testa come per cercarla con gli occhi: allora deve esservene davvero un’altra! 

            Pochi minuti ed in un fosso poco distante si blocca in ferma: trema, il suo mantello risplende illuminato da un raggio di sole che irrompe fra le nuvole.

Gli sono accanto, lo accarezzo, stringo fra le mani il fucile, lo incoraggio…pochi attimi e rompe la ferma…

            Qualche metro avanti a noi un leprone si alza nel tentativo di levarsi da quel brutto guaio in cui si era trovato… Bum, una cartuccia sola, e le sue capriole consentirono ad Oliviero di guadagnare quei pochi metri di ritardo ed avventarsi addosso…

            Che spettacolo, che emozione avevo appena vissuto insieme al mio cagnone!

            Una volta raccolto l’animale riprendo velocemente il passo per tornare dai miei due compagni di avventure, curioso di scoprire l’esito della fucilata di Giovi e orgoglioso di mostrare il mio trofeo.

Nel momento dell’incontro la meraviglia ci assale reciprocamente: “e padvèn” con una precisa stoccata è riuscito a fermare quella lepre che quattamente tentava di svignarsela dalla vigna ed io avevo raccolto un altro bel leprone su un grande lavoro di Oliviero.

Basta, siamo in tre e tre lepri abbiamo trovato; per oggi siamo gia apposto così, mancano solo le fotografie di rito che renderanno indelebile questa emozionate Apertura in Romagna!

            Ci sediamo sotto quel vecchio pioppo a ripercorrere i momenti della mattinata che già si tingono del colore dei ricordi, tutti e quattro sfiniti dalla fatica ma appagati dalle emozioni che solo l’arte di Diana può regalare…

 

 

Daniele Francesconi

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