L’astuzia della zebra

19 Aprile 2022

L’ esperienza che mi accingo a raccontare è stata per me così bella che credo , anzi sono convinto, che non riuscirò a trovare le parole adatte a trasmettere a voi, amici lettori,le emozioni e sensazioni che a tuttoggi mi pervadono,al ricordo di una delle più difficili avventure di caccia mai avuta da quando ho iniziato ad affiancare la mia caccia preferita, tordi ed allodole con la caccia a palla. Spesso l’ intima convinzione della facilità di incarnierare una preda da noi reputata facile ci pone al cospetto di cocenti delusioni,e questo è ciò che precisamente accadde a me in terra d’ Africa La preda di cui parlo così come intuibile dal titolo è la zebra , che io ebbi già modo di tirare in passato in un precedente safari al kudu, una ghiotta occasione che mi aveva lasciato intendere proprio la facilità di accostamento di tale selvatico, Invogliato dal mio insolito compagna di viaggio ossia mia madre, decisi di dedicare a questo selvatico non più di 2 dei 12 giorni a disposizione. Come molti altri nella mia situazione , venni subito chiamato a fare i conti con la realtà due giorni di caccia estenuante , e come risultato l avvistamento di qualche femmina con il puledro. Come al solito gli insuccessi creano in me un ossessione maniacale di ottenere il risultato, ricorderò per sempre le notti fuori l accampamento ad ascoltare l abbaiare dei babbuini , incapacitato a prendere sonno dalle continue cocenti delusioni.Il quarto giorno di ricerche non fù diverso dal primo fino al pomeriggio , infatti intento a fumare una sigaretta fui chiamato da un tracciatore che mi invitò a sbinocolare verso una prateria ben visibile dal crinale in cui ci trovavamo. Dopo poco le vidi erano loro, tre gruppetti di zebre in totale una diecina a non più di sei km da noi.Il luogo di pascolo degli animali era particolare ,una prateria in mezzo a due boschetti , presso i quali c era dell acqua che garantiva ai selvatici l indispensabile abbeveraggio. Dovemmo procedere a piedi per almeno due km prima del boschetto , posto a partire dal quale bisognava avere la massima accuratezza nella produzione di rumori in grado di vanificare l agguato.. Raggiungemmo l estremità del bosco nascosti dagli ultimi alberi prima della pianura e posizionato il tre piedi mi apprestavo al tiro , ma all’ improvviso un verso di paura : una zebra ci aveva visto ed aveva allarmato il branco che tra corse folli, e polveroni si dileguò in pochi istanti. Tutto da rifare stavano correndo verso una grande prateria molto distante da noi , Andammo cercando di far il prima possibile al pk per aggirarle e tantare di tirarle coperta da un avvallamento. Come previsto riuscimmo ad anticiparle . Per lunghi minuti attendemmo che arrivassero già in posizione di tiro così da non perdere un altra occasion e questa volta fortuna volle che le cose andassero come pianificate Il selvatico colpito alla spina dorsale crollo di schianto ma fu necessario un ulteriore colpo all altezza dell orecchio per spegnerlo definitivamente a quel punto esultai senza darlo a vedere , avevamo vinto , ma con il rimorso di non aver ucciso sul colpo un selvatico così astuto ,procurandogli indegne sofferenze Quando ripenso a quella cacciata rendo onore a questi bellissimi selvatici che mi hanno dato une delle emozioni venatorie più grandi della mia vita E che mi auguro di ritornare a cacciare il prima possibile.

 

Autore del racconto: Razzino Danilo 

Email: [email protected]




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