LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE ASSOARMIERI INVIATA AL CORRIERE DELLA SERA, ALL’ARTICOLO INTITOLATO «STOP AL PIOMBO PER LA CACCIA, UCCIDE LE AQUILE

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PUBBLICATA OGGI, LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE ASSOARMIERI BANA INVIATA AL CORRIERE DELLA SERA, ALL’ARTICOLO INTITOLATO «STOP AL PIOMBO PER LA CACCIA, UCCIDE LE AQUILE»: LO STUDIO DEL PARCO DELLO STELVIO USCITO NELLA GIORNATA DEL 18.05 DISPONIBILE QUI

Milano 20 Maggio:

Egregio Direttore,

ho letto con interesse l’articolo del Corriere Lombardia del 18 maggio 2021 a firma di Barbara Gerosa dal titolo: “Lo studio del Parco dello Stelvio ‘Stop al piombo per la caccia’”.

Mi permetto portare alla vostra attenzione, e a tutti i lettori qualora interessati, l’altra faccia della medaglia, nel rispetto reciproco di una corretta informazione.

L’uso del piombo nelle munizioni non rappresenta una minaccia significativa né per l’ambiente né per la salute umana.

Alcune considerazioni doverose sull’impatto ambientale, su quello sulla salute umana e sui rapaci così come citati nell’articolo devono essere portate a conoscenza del lettore.

E’ stato certificato dall’ECHA (European Chemicals Agency) che il piombo può continuare ad essere usato nelle munizioni senza alcun tipo di limitazione e senza alcuna necessità di particolari autorizzazioni.

L’utilizzo del piombo nelle munizioni è inserito nell’elenco degli usi di questa sostanza presi in considerazione ed analizzati dalla procedura REACH (Regolamento Unione Europea valutazione sostanze chimiche).

Va tenuto presente che all’interno del Dossier Piombo è stata presentata una specifica e dettagliata analisi (Scenario d’Esposizione) relativa al rischio di aumento della mortalità di mammiferi ed uccelli sia granivori che carnivori come conseguenza dell’esposizione al piombo delle munizioni: le conclusioni, accettate dall’ECHA, dimostrano la mancanza di correlazione tra possibile ingestione di pallini di piombo ed aumento del tasso di mortalità delle specie analizzate.

Per quanto roguarda l’impatto sulla salute umana, l’argomento ha delle evidenti implicazioni emotivo/psicologiche ed è spesso gestito in modo strumentale.

Le pubblicazioni di parte non si contano, ma se ci si attiene alla serietà che il tema richiede, dobbiamo riconoscere che sono pochi gli studi e le ricerche indipendenti e di provato rigore scientifico esistenti.

Consideriamone, ad esempio, due tra le più autorevoli:

Nel lontano 2002 l’Ufficio Federale Svizzero di Salute Pubblica (Swiss Federal Office of Public Health) ha studiato nei dettagli gli effetti del frequente consumo di carni da selvaggina sui livelli di piombo presenti nel sangue.

I risultati sono stati ottenuti confrontando statisticamente un gruppo di consumatori abituali di selvaggina con un gruppo di controllo costituito da donatori di sangue della stessa zona.

I livelli di piombo presente nel sangue sono stati misurati con il metodo della “diluizione isotopica”.

Le conclusioni ufficiali dell’analisi testimoniano che il consumo frequente di carni di selvaggina non provoca concentrazioni di piombo nel sangue superiori ai livelli normali nella popolazione oggetto dello studio e che di conseguenza questo tipo di alimento non rappresenta un rilevante rischio di esposizione al piombo per la salute del consumatore.

L’ESFA (European Food Safety Authority) su mandato della Commissione Europea ha effettuato nel 2010 e nel 2012 studi sulla presenza di piombo negli alimenti e sulla sua pericolosità per la salute umana. Il gruppo di Esperti sui Contaminanti nella Catena Alimentare ha presentato una relazione scientifica completa e aggiornata sulla base delle “migliori conoscenze” dell’argomento.

Metodi sofisticati (in particolare l’analisi spettrometrica) sono stati utilizzati per analizzare circa 140.000 livelli di concentrazione di piombo in vari prodotti alimentari ed in acqua.

Il Gruppo di Lavoro ha ufficialmente concluso che il rischio di effetti clinicamente importanti sulla salute umana agli attuali livelli di esposizione al piombo è bassa e che, in particolare, non ci sono significative differenze di esposizione per il segmento dei “grandi consumatori” di cacciagione, il cui livello di rischio rientra nei parametri medi rilevati.

D’altro canto, è stato messo in evidenza come , cereali, verdure, acqua di rubinetto, in quanto consumati con continuità, siano, unitamente all’aria, gli elementi che maggiormente contribuiscono ai rischi derivanti dall’esposizione al piombo nella popolazione Europea.

In conclusione, prima di affermare con una certa leggerezza che “I grandi rapaci si stanno estinguendo perché si cibano delle carni di animali colpiti dai cacciatori che non vengono recuperati o delle loro viscere che contengono i pallini di piombo” si dovrebbe conoscere la realtà della caccia in generale e di quella di selezione in zona alpi, la sua corretta forma etica sia nell’abbattimento degli animali di selezione (camoscio, capriolo e cervo) sia nel corretto uso delle munizioni, nella corretta balistica terminale utilizzata per ogni singola specie, non lasciando in questo modo animali agonizzanti e feriti perchè colpiti con palle in rame non performanti (forse gli Amici del Parco dello Stelvio si ricordano dei cervi feriti con le palle monolitiche).

Inoltre, è di assoluta evidenza come le viscere degli animali puliti correttamente e nel breve lasso di tempo sul posto non possono contenere pallini di piombo al loro interno.

Basterebbe davvero poco per risolvere il problema alla radice“, conclude l’articolo.

E’ vero, anche in una corretta e completa informazione per tutti.

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