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In questo pezzo mi trovo a parlare di un qualcosa a me caro, l’attività venatoria alla piccola migratoria, che ormai molti reputano praticata da pochi ma non è così. Negli ultimi anni più di qualcuno ha riscoperto il fascino e l’emozione che si cela dietro tutto ciò, la preparazione del posto di caccia, il mantenimento del territorio, l’esercitazione nel fischiare, come predisporre gli stampi e per chi ne ha curare in ogni minimo particolare i richiami vivi. Su questo tema posso parlare al 100 per cento con cognizione di causa, per il semplice fatto che pratico esclusivamente questo tipo di esercizio venatorio e quello che nessuno immagina è come anche la minima parte tralasciata può fare la differenza in peggio, si perché la maggior parte dei cacciatori, soprattutto chi è ai primi anni di licenza, crede che sia tutto facile nel fare il passo delle allodole o dei tordi, nulla di più falso. Innanzitutto il cacciatore, ancor prima di pensare alla propria passione deve avere un obbligo, un obbligo morale cioè quello di mantere intatto l’habitat naturale, per rispetto dell’ambiente come primo fattore e per far trovare al selvatico il posto ideale al suo arrivo. Quindi la “caccia” si svolge 365 giorni l’anno pulendo la propria postazione da cartacce lasciate lì da non si sa chi purtroppo , passando e ripassando per controllare che tutte le cartucce sparate siano state raccolte e tante altre cose, che si acquisiscono anche con l’esperienza come tutto d’altronde. Successivamente con peculiarità, si valuta l’arrivo del volatile migratore e si cerca di posizionarci difronte rispetto alla loro traiettoria, ecco perché la conoscenza del territorio è fondamentale, non bisogna lasciare nulla al caso, anzi tutt’altro. Proprio per questo, l’appassionato venatorio deve studiare, nel vero senso della parola degli spot più appetibili per il tordo, l’allodola, la Cesena o quello che si va a cacciare e tali aspetti si comprendono recandoci più volte sul posto ed effettuando l’esercizio venatorio vero e proprio . Insomma c’è un grande lavoro dietro un qualcosa che sembra facile, cominciando dal rispetto per ciò che ci circonda e che ci permette di immergerci in un contesto splendido. Ciò che voglio affermare a livello politico a riguardo, è molto importante, anzi importantissimo. Non capisco perché, essendo il nostro un porto d’armi NAZIONALE, anche l’attività venatoria alla migratoria è relegata all’interno della propria regione, costringendo il cacciatore a fare salti mortali con domande, regolamenti che cambiano ogni anno e un mare di burocrazia inutile, che non fa bene a nessuno. Una proposta che ho sempre avanzato e continuerò a farlo è la caccia alla migratoria, libera su tutto il territorio nazionale, perché non stiamo parlando di stanziale, su cui va fatto un ragionamento completamente diverso, ma di selvaggina che si “posa” e successivamente riparte. Su ciò però, ahimè, tutte le maggiori associazioni venatorie riconosciute più in vista hanno fatto sempre orecchie da mercante, tendendo a non guardare la realtà e a non capire che il ruolo dell’ atc va rivisto, seduti a tavolino, con idee serie, ma va assolutamente rivisitato. Cari amici miei, quello che vi esorto a fare è semplice, non per me, con questo ragionamento mi sono inimicato e mi inimicheró molte persone, ma per tutti noi, condividete il mio ragionamento , facciamo si che questa proposta, diventi la proposta del popolo venatorio, la caccia alla selvaggina migratoria deve comprendere delle giornate di spostamento in tutta Italia, iniziamo a parlarne.
Chiudo l’ articolo ragazzi, dandovi appuntamento al prossimo pezzo, dove racconterò delle belle giornate di caccia vera e propria al tordo e all’allodola.

Vittorio Venditti

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