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di Antonio BUONO*
L’abominevole misfatto perpetuato ai danni della mitica isola di Montecristo nell’arcipelago toscano, Riserva Naturale Biogenetica dello Stato Italiano, laddove le gesta del “Conte” vennero narrate da Alexandre Dumas nella seconda metà dell’800, ha subìto uno scempio che va oltre l’umana comprensione, talmente grande da superare finanche l’abominio.
“L’isola del tesoro”, lontana, misteriosa, irraggiungibile ai comuni mortali, è da sempre uno dei luoghi più protetti ed inaccessibili del Mediterraneo.
Mentre l’Italia viene da anni silenziosamente “lavata” con i peggiori pesticidi, l’isola, con un progetto finanziato di circa 1,6 milioni di euro, nel 2012 grazie al supporto di elicotteri, è stata letteralmente innaffiata da 14 tonnellate di esche avvelenate contenenti “brodifacoum”, un veleno noto per essere persistente nell’ambiente ed altamente tossico anche per gli organismi acquatici.
La titanica operazione, è stata messa in atto per eradicare il dannosissimo(?) ratto nero presente a Montecristo già dall’epoca dei Romani.
Gli esperti lo definiscono come un gigantesco disastro ecologico, infatti, la sostanza letale usata, è responsabile dell’avvelenamento primario e secondario di una vastissima gamma di specie, poiché entra nella catena alimentare attraverso innumerevoli canali e vi rimane per un tempo indeterminato.
L’avvelenamento primario avviene quando un animale mangia direttamente il veleno (come avviene per Capre, Conigli, Gabbiano reale, Coturnice orientale, Uccelli granivori, Lucertole, pesci…); l’avvelenamento secondario avviene invece quando un predatore o uno “spazzino” si ciba di una preda che ha ingerito il veleno (ciò è accaduto per rapaci notturni Barbagianni, Gufo, Allocco e quelli diurni, Gabbiano corso, Corvo reale, serpenti, uccelli che si nutrono di insetti, anfibi come il Discoglosso sardo, pipistrelli…). L’avvelenamento primario e secondario, si possono tradurre in una lunga e straziante agonia, poiché la sostanza provoca emorragie interne e disidratazione che precedono la morte.
Ciò che si è verificato, in realtà non è altro che uno sterminio “a catena”, dal crostaceo di cui si nutre il pesce piccolo fino al delfino che mangia a sua volta quest’ultimo, difatti, sono stati descritti spiaggiamenti di innumerevoli pesci di ogni genere.
In merito al gravissimo disastro ecologico perpetrato, nei confronti dell’Ente Parco vi furono varie denunce e diverse interrogazioni parlamentari, infine, lo stesso Ministro inviò tutta la documentazione del caso alla Procura di Livorno.
L’imputazione mossa a carico dei vari imputati, riguardava gli articoli 110 e 650 del codice penale, rispettivamente “concorso di più persone al reato” ed “inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”; tale imputazione, generica, che nulla rileva in ordine al grave danno cagionato all’Ambiente sia terrestre che marino, come sopra descritto, ha permesso agli imputati di ricorrere all’oblazione, pagando la sanzione pecuniaria prevista, senza che il Giudice potesse minimamente esprimersi sui fatti oggettivamente contestati.
Pertanto il G.I.P. dichiarava non doversi procedere nei confronti degli stessi imputati, solo perché il reato loro ascritto era estinto per intervenuta oblazione. Ciò ha reso possibile che nessun approfondimento giudiziario venisse realizzato nel processo descritto, ma gli atti allegati a detto procedimento, attestano chiaramente la gravità del reato e dei comportamenti dei soggetti imputati che, pagando l’oblazione, non li hanno contestati e li hanno riconosciuti per esistenti.
L’inerzia da parte del sistema giudiziario, come sopra descritta, ha dato poi la possibilità all’ente parco ed agli altri soggetti coinvolti, di ripetere tale intervento su altre realtà insulari. Inoltre, ci si chiede come mai istituzioni autonome che dovrebbero essere preposte al controllo ed alla salvaguardia dell’Ambiente, siano state inserite poi come soggetti beneficiari di ingenti finanziamenti, perdendo così, probabilmente, quella autonomia che è indispensabile per chi intende ed ha l’obbligo di svolgere un così importante compito di supervisione, controllo e tutela.
*Cacciatore vita
Portavoce Naz. MSE
Coordinatore MSE Ischia

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