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In vista della votazione sull’iniziativa popolare cantonale ‘Per una caccia rispettosa della natura ed etica’ nei Grigioni, l’ingegnere forestale, cacciatore e regista Mario Theus ha realizzato un documentario con cui spera di aprire gli occhi agli spettatori su un mondo “che quasi nessuno capisce”.

Chi trascorre un’ora davanti al canale YouTube e guarda i video sbagliati avrà un’idea deformata della caccia, ossia che è si tratta di una pratica crudele per uccidere gli animali, dice Mario Theus dalla sua capanna con le pareti coperte di corna in Val Calanca, nei Grigioni.

Chi vuole invece capire davvero che cosa significa andare a caccia deve seguirmi durante una battuta. È l’unico modo per comprendere perché faccio ciò che faccio, perché vivo così e come è possibile uccidere un animale. Scrivere e parlare non serve a molto perché non ti permettono di addentrarti nel mondo venatorio. Non ci sono parole per descriverlo. Ma se vieni e condividi con me questa esperienza, vedrai nei miei occhi ciò che provo, ad esempio la felicità o la tristezza. E proverai sulla tua pelle ciò che significa essere confrontati con l’uccisione”.

Il suo intento è di condividere con altre persone il suo mondo e il suo stile di vita e per questo motivo Theus ha trascorso innumerevoli notti all’addiaccio, durante le quattro stagioni dell’anno, aggirandosi furtivo nelle foreste e nelle valli di tre Cantoni della Svizzera. Il documentarista era accompagnato da tre personaggi particolari: un bracconiere diventato fotografo, una guardiacaccia e un contadino.

Il risultato di questo girovagare per boschi è Wild – Jäger und Sammler (Selvatico – Cacciatore e raccoglitore), documentario di 90 minuti sulla vita nelle Alpi svizzere e sull’importanza della caccia per molte persone.

Sono stato fortunato a nascere in una famiglia di cacciatori”, racconta il quarantunenne. “Già all’età di due o tre anni, i genitori portano i figli all’aperto, molto più spesso di chi vive in città. Mangi già carne di cervo e lepre. E papà e mamma ti insegnano a riconoscere le impronte degli animali nella neve, di quegli animali che magari il giorno prima avevi nel piatto.

Theus narra che a cinque anni era già innamorato dell’ambiente e dello stile di vita in montagna. Dopo aver studiato ingegneria forestale al Politecnico federale di Zurigo (ETH), ha lavorato come giornalista e regista. Sei anni fa si è reso conto che quella vita non faceva più per lui, che stava attraversando una depressione.

Mi sono accorto che non era il mondo in cui volevo vivere da bambino. Lavoravo in città e andavo in montagna e nei boschi solo nel tempo libero”, ricorda Theus. Così ha deciso di licenziarsi e diventare indipendente. La sua idea iniziale era di realizzare un documentario sui predatori in Svizzera: orsi, lupi e linci. Ma dopo aver discusso il suo progetto con il produttore Martin Schilt, Theus ha deciso di puntare l’obiettivo della videocamera sui cacciatori. Raccontare la loro quotidianità attraverso le immagini avrebbe suscitato più emozioni.

Il cast

Wild non è un documentario didattico e non vuole fare del moralismo. Intende soltanto presentare in maniera autentica e senza filtri un modo di vivere che pochi ancora conoscono. La pellicola invita a partire alla scoperta di alcuni paesaggi mozzafiato della Svizzera, ripresi con il drone, e a incontrare i tre protagonisti del film.

Urs Biffiger è un ex bracconiere vallesano che ha abbandonato il fucile per prendere in mano la cinepresa. I suoi documentari sono stati accolti positivamente da critica e pubblico, per esempio la pellicola Hirsche im Oberwallis (Cervo in Alto Vallese) nel 2009.

“È semplicemente straordinario come Urs sia in grado di vivere in sintonia con la foresta e i cervi. Prima di incontrarlo credevo che personaggi simili vivessero solo in Africa o Nord America”, spiega Theus.

Andreas Käslin è un cacciatore e un contadino che vive sull’alpeggio Dossen, nel Canton Nidvaldo, nella Svizzera centrale. In una delle tante scene memorabili, uno dei figli di Käslin gli chiede perché infili un ramoscello nella bocca del cervo appena abbattuto. Lui gli spiega che si tratta di un gesto di profondo rispetto nei confronti dell’animale. Si tratta dell’ultimo pasto che gli permette di affrontare il viaggio nell’aldilà a stomaco pieno.

Pirmina Caminada è la prima guardiacaccia svizzera e ha la fortuna di svolgere la sua professione in uno degli uffici più belli al mondo: nella Val Uastg, nel Canton Grigioni. In un’altra scena indimenticabile e cruenta del documentario, Caminada decapita un cervo morto, mentre sullo sfondo si vedono dei bambini giocare incuranti di ciò che succede a pochi metri da loro.

L’etica

Theus ha ereditato la passione per la caccia dal padre. Sua sorella è diventata invece veterinaria. In una scena, la si vede mentre pulisce i denti di un gatto anestetizzato. Si tratta di uno dei vari passaggi in cui il documentarista mette in evidenza le incongruenze della gente nei confronti degli animali e della carne.

“Non voglio scagliarmi contro questa idea del mondo. La mia intenzione è di far riflettere”, spiega Theus. “Non chiedo a nessuno di cambiare opinione e di non considerarci più dei pazzi e degli idioti perché uccidiamo degli animali. Ho raccolto materiale a sufficienza per stimolare la discussione e il confronto”. (swissinfo.ch)

 

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