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Il Comitato “Sì aboliamo la caccia”, dopo aver ammesso il prevedibile fallimento della loro assurda offensiva referendaria, sembra intenzionato a “continuare a combattere i cacciatori e chi protegge interessi personali, sia in politica, negli apparati industriali e commerciali, che tra i media e le stesse associazioni animaliste ed ambientaliste”.
Prosegue, quindi, la violenta lotta intestina fra le varie componenti della galassia anticaccia che, ha visto le principali associazioni nazionali condannare senza mezzi termini l’iniziativa referendaria giudicata non solo velleitaria ma anche profondamente sbagliata proprio per quanto riguarda lo smantellamento di un impianto legislativo come la legge 157/92. Una legge ormai datata che, pur essendo a nostro avviso piena di gravi errori e bisognosa di una non più rinviabile rivisitazione, rappresenta tuttavia uno strumento fondamentale per la gestione faunistica nazionale.
La Corte di Cassazione, ritenendo irregolare oltre il 34% delle firme (quasi 180.000 sulle 520.000 raccolte) ha anticipato l’ordinanza prevista per la metà di gennaio e ha rigettato con fermezza la proposta totalmente antiscientifica di un comitato raccogliticcio e improvvisato che non ha raccolto consensi fra gli italiani ormai stanchi di simili rigurgiti anticaccia che, una volta di più, mostrano chiaramente le loro radici ideologiche tipiche di un fondamentalismo animalista del quale il nostro Paese non ha certamente bisogno.
Cestinata, quindi, questa ennesima e irragionevole offensiva, la Libera Caccia esorta a non abbassare la guardia e raccomanda a tutti i propri soci e a tutti i cacciatori italiani un comportamento sempre più responsabile ed etico nei confronti non solo dell’ambiente e della fauna ma anche di tutti i cittadini che, a vario titolo, godono di questa nostra meravigliosa natura così ricca di biodiversità.
Roma, 7 dicembre 2021
IL PRESIDENTE
Paolo Sparvoli

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