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SVI: La crisi economica – la caccia e i diritti violati

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  • brancato gaetano
    ha risposto
    Se passa una legge del genere , ben venga per me , sarebbe una nota positiva per risparmiare ,saluti

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  • joe magasso
    ha risposto
    Originariamente inviato da Alberto 69 Visualizza il messaggio
    (Stato di Diritto o Stato di Polizia?)

    [ATTACH=CONFIG]45912[/ATTACH]
    Il titolo è forte ma più forte saranno le considerazioni quindi tenetevi saldi alle sedie perché stiamo per affrontare un argomento che tutti sanno ma nessuno vuole trattare.

    Tutto nasce dalla proposta di modifica n. 7.72 al DDL n. 1120 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2014 – emendamento voluto, facciamo nomi e cognomi (giusto per capire chi non votarenelle prossime elezioni), dai Senatori Onn. Uras, Petraglia,De Petris, Cirinnà.

    È da dire che l’emendamento è statomomentaneamente accantonato dalla Commissione competente (in data 20 c.m.) ma nulla vieta che venga riproposto in qualsiasi momento. Questo recita: all’articolo 17, comma 7, aggiungere il seguente: «7-bis. a decorrere dall’anno 2014 la tassa di concessione governativa prevista per la licenza di porto di fucile, di cui al decreto del Presidente della Repubblica, del 26/10/1972, n. 641 è incrementata del 100 per cento».
    Ecco qua, in due righe e mezzo, hanno, se riproposto l’emendamento, distrutto definitivamente la caccia in Italia.
    Verrebbe da dire: “piove governo ladro”, dove qualsiasi cosa succeda è colpa del governo ora, parafrasando, è colpa della caccia e dei cacciatori. C’è la crisi? Nessun problema, la risolviamo con i soldi dei cacciatori!!
    Si riempiono la bocca, i nostri emeriti rappresentanti, che diminuirsi lo stipendio, rinunciare ai bonus, ai vitalizi, ai portaborse, ai contributi ai partiti e ai rimborsi elettorali non serve a nulla, è “una goccia nel mare magnum” – così dicono, ma tartassare i cacciatori, raddoppiando addirittura la tassa governativa, invece è utile.
    Bene saremmo dunque noi a risolvere la crisi economica dell’Italia? Eppure noi siamo solo 750 mila e molti appartenenti a classi che tutto si può dire tranne che sono privilegiati.
    Loro, viceversa, sono molti di più (non pensiamo ai soli parlamentari ma anche a tutta la classe dirigente che compone l’apparato burocratico, ai consulenti esterni, ai tecnici, ai commissari straordinari, ecc..ecc.. che formano un mostro da più di due milioni di teste – la casta), lautamente pagati (i soli barbieri di Montecitorio, per fare un esempio, percepiscono uno stipendio di 6.000 euro al mese) e con una pensioncina che un solo anno equivale a quello che elemosinano ad un metalmeccanico con 40 anni di contributi in una intera vita di stenti (se ci arrivano alla pensione visto che loro lavorano veramente).
    Il risultato sarà, quindi, solo quello di costringere migliaia di appassionati ad appendere il fucile al chiodo e a rinunciare alla caccia, senza così, ci dispiace, risolvere un bel nulla. La crisi l’hanno creata loro e loro la dovranno risolvere!!
    Forse però esiste un’altra chiave di lettura. La fottutissima paura che il popolo si svegli e cominci a capire da che parte arriva la puzza di marcio e se così fosse, in quel malaugurato caso, è preferibile avere un popolo, si incazzato nero ma, possibilmente, disarmato.
    Ecco l’aspetto nascosto tra le righe. Infatti, in qualsiasi Stato che si dichiari, con i fatti e non con le parole, democratico e di diritto il possesso delle armi è perfettamente legale, senza troppi fronzoli o richieste assurde (vedasi la Svizzera dove si possono acquistare armi automatiche con un semplice documento di riconoscimento o gli Stati Uniti, dove il diritto a possedere un’arma – e a difendersi – è sancito nella stessa Carta Fondamentale – e non ci si venga a parlare di criminalità e di delitti, quando si è deciso di fare del male a qualcuno, è lapalissiano, non serve certo il porto d’armi per ammazzare né la criminalità ha il problema
    di reperire armi per vie traverse). Quando, viceversa, lo Stato teme il suo popolo ecco che lo preferisce disarmato ed inerme, per meglio controllarlo e gestirlo. Questo Stato però non può qualificarsi Stato di Diritto ma Stato di polizia o peggio dittatoriale.
    Noi siamo fortemente contrari all’aumento della tassa governativa, lo diciamo apertamente e liberamente (fin quando ci sarà data la possibilità di farlo) e lo abbiamo detto anche ai nostri squisiti rappresentanti con apposita lettera aperta che rimettiamo in copia per i lettori. Che un piccolo merito del momentaneo ritiro sia anche il nostro?


    Lì 21.11.2013


    Ufficio Stampa
    Sindacato Venatorio Italiano
    E che dire....è pura verità !!!!!!!FORZA SVI.
    Ciao,Paolo

    Lascia un commento:


  • Alberto 69
    ha iniziato la discussione SVI: La crisi economica – la caccia e i diritti violati

    SVI: La crisi economica – la caccia e i diritti violati

    (Stato di Diritto o Stato di Polizia?)

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    Il titolo è forte ma più forte saranno le considerazioni quindi tenetevi saldi alle sedie perché stiamo per affrontare un argomento che tutti sanno ma nessuno vuole trattare.

    Tutto nasce dalla proposta di modifica n. 7.72 al DDL n. 1120 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2014 – emendamento voluto, facciamo nomi e cognomi (giusto per capire chi non votarenelle prossime elezioni), dai Senatori Onn. Uras, Petraglia,De Petris, Cirinnà.

    È da dire che l’emendamento è statomomentaneamente accantonato dalla Commissione competente (in data 20 c.m.) ma nulla vieta che venga riproposto in qualsiasi momento. Questo recita: all’articolo 17, comma 7, aggiungere il seguente: «7-bis. a decorrere dall’anno 2014 la tassa di concessione governativa prevista per la licenza di porto di fucile, di cui al decreto del Presidente della Repubblica, del 26/10/1972, n. 641 è incrementata del 100 per cento».
    Ecco qua, in due righe e mezzo, hanno, se riproposto l’emendamento, distrutto definitivamente la caccia in Italia.
    Verrebbe da dire: “piove governo ladro”, dove qualsiasi cosa succeda è colpa del governo ora, parafrasando, è colpa della caccia e dei cacciatori. C’è la crisi? Nessun problema, la risolviamo con i soldi dei cacciatori!!
    Si riempiono la bocca, i nostri emeriti rappresentanti, che diminuirsi lo stipendio, rinunciare ai bonus, ai vitalizi, ai portaborse, ai contributi ai partiti e ai rimborsi elettorali non serve a nulla, è “una goccia nel mare magnum” – così dicono, ma tartassare i cacciatori, raddoppiando addirittura la tassa governativa, invece è utile.
    Bene saremmo dunque noi a risolvere la crisi economica dell’Italia? Eppure noi siamo solo 750 mila e molti appartenenti a classi che tutto si può dire tranne che sono privilegiati.
    Loro, viceversa, sono molti di più (non pensiamo ai soli parlamentari ma anche a tutta la classe dirigente che compone l’apparato burocratico, ai consulenti esterni, ai tecnici, ai commissari straordinari, ecc..ecc.. che formano un mostro da più di due milioni di teste – la casta), lautamente pagati (i soli barbieri di Montecitorio, per fare un esempio, percepiscono uno stipendio di 6.000 euro al mese) e con una pensioncina che un solo anno equivale a quello che elemosinano ad un metalmeccanico con 40 anni di contributi in una intera vita di stenti (se ci arrivano alla pensione visto che loro lavorano veramente).
    Il risultato sarà, quindi, solo quello di costringere migliaia di appassionati ad appendere il fucile al chiodo e a rinunciare alla caccia, senza così, ci dispiace, risolvere un bel nulla. La crisi l’hanno creata loro e loro la dovranno risolvere!!
    Forse però esiste un’altra chiave di lettura. La fottutissima paura che il popolo si svegli e cominci a capire da che parte arriva la puzza di marcio e se così fosse, in quel malaugurato caso, è preferibile avere un popolo, si incazzato nero ma, possibilmente, disarmato.
    Ecco l’aspetto nascosto tra le righe. Infatti, in qualsiasi Stato che si dichiari, con i fatti e non con le parole, democratico e di diritto il possesso delle armi è perfettamente legale, senza troppi fronzoli o richieste assurde (vedasi la Svizzera dove si possono acquistare armi automatiche con un semplice documento di riconoscimento o gli Stati Uniti, dove il diritto a possedere un’arma – e a difendersi – è sancito nella stessa Carta Fondamentale – e non ci si venga a parlare di criminalità e di delitti, quando si è deciso di fare del male a qualcuno, è lapalissiano, non serve certo il porto d’armi per ammazzare né la criminalità ha il problema di reperire armi per vie traverse). Quando, viceversa, lo Stato teme il suo popolo ecco che lo preferisce disarmato ed inerme, per meglio controllarlo e gestirlo. Questo Stato però non può qualificarsi Stato di Diritto ma Stato di polizia o peggio dittatoriale.
    Noi siamo fortemente contrari all’aumento della tassa governativa, lo diciamo apertamente e liberamente (fin quando ci sarà data la possibilità di farlo) e lo abbiamo detto anche ai nostri squisiti rappresentanti con apposita lettera aperta che rimettiamo in copia per i lettori. Che un piccolo merito del momentaneo ritiro sia anche il nostro?


    Lì 21.11.2013


    Ufficio Stampa
    Sindacato Venatorio Italiano

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