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Fidc veneto: Non è con i proclami che si cambia la realtà

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  • Fidc veneto: Non è con i proclami che si cambia la realtà

    FIDC VENETO: NON È CON I PROCLAMI CHE SI CAMBIA LA REALTÀ
    Come purtroppo era stato previsto da chi basa le proprie posizioni e valutazioni sulla concretezza e non sul possibile ritorno politico di operazioni demagogiche, la legge regionale 25 del 2012 che era andata a modificare la precedente legge nr. 12 febbraio 2102 – approvata e non impugnata – estendendo le indicazioni valide per gli appostamenti lagunari a qualsiasi tipo di appostamento, come fosse una sorta di sanatoria, dopo essere stata impugnata dal Governo è stata bocciata anche dalla Corte Costituzionale.
    Di quella legge, lo stesso onorevole Berlato che ora tuona i presunti errori dei dirigenti regionali, aveva nell’occasione della sua approvazione rivendicato paternità ed espresso ampia soddisfazione. Adesso che la sentenza della Corte ha riaperto la questione è facile dimostrare – senza nessuna soddisfazione perché gli unici che ci rimettono sono tutti i cacciatori del Veneto – di chi sono le responsabilità.
    In occasione della sua approvazione infatti, l’ufficio stampa dell’onorevole scriveva: “Soddisfazione è stata espressa dall’on. Sergio Berlato per l’approvazione da parte del Consiglio regionale del Veneto della norma che ha finalmente chiarito la piena legittimità degli appostamenti ad uso venatorio che un maldestro tentativo di dare alle normative vigenti una distorta interpretazione avrebbe messo i cacciatori del Veneto nelle condizioni di essere denunciati penalmente per aver costruito i loro capanni di caccia nello stesso modo in cui sono stati costruiti negli ultimi decenni. Provvidenziale l’intervento del Presidente della IV Commissione consigliare Davide Bendinelli, relatore in aula, il quale, accogliendo le proposte emendative suggeritegli dall’on. Sergio Berlato e dalla Presidente dell’Associazione Cacciatori Veneti – Confavi Maria Cristina Caretta, ha corretto il testo presentato in aula da alcuni Consiglieri ed Assessori regionali che se fosse stato approvato nella formulazione dei proponenti avrebbe provocato ai cacciatori più danni che benefici”.
    Con poca coerenza ma molta fiducia nella corta memoria dei cittadini, a giugno di quest’anno, dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato gli articoli della Legge Regionale 25/2012, che aveva proposto lo stesso parlamentare assumendosene la paternità, affidava alla stampa un comunicato di ben altro tenore, dove afferma, tra l’altro, che “Come avevamo purtroppo ampiamente previsto, la Corte costituzionale, con sentenza n. 139 depositata il 13 giugno u.s. ha sancito l’incostituzionalità della legge regionale n. 25 del 6 luglio 2012 che riguardava gli appostamenti ad uso venatorio, nella parte in cui esenta dall’assoggettamento al regime dell’autorizzazione paesaggistica gli appostamenti per la caccia al colombaccio e nella parte in cui esenta dall’assoggettamento al regime del titolo abilitativo edilizio e dell’autorizzazione paesaggistica gli appostamenti fissi per la caccia.
    Dopo due leggi incomplete e parzialmente sbagliate – ha commentato amaramente l’on. Sergio Berlato – adesso la Regione del Veneto dovrà approvarne velocemente una terza se non vorrà lasciare numerose migliaia di cacciatori in balia delle denunce che possono comportare la comminazione di sanzioni penali che vanno dai 30.000 ai 103.000 euro.”
    Lasciamo al lettore il compito di trarre da solo le sue conclusioni.
    L’occasione però ci spinge a fare qualche riflessione più ampia sulle questioni della caccia in Veneto che secondo l’onorevole Berlato e la sua associazione di riferimento, sarebbe stata rovinata negli ultimi anni, durante i quali non sarebbero cambiate le norme di riferimento ma solo l’assessore. In realtà di cose ne sono cambiate molte e basta ricordare la direttiva 79/409/CEE (oggi 2009/147/CEE) che ha impedito di far andare a buon fine i tentativi regionali di dare un assetto stabile all’esercizio delle deroghe e soprattutto la legge comunitaria n. 96/2010, che si è espressa in materia di limiti al prelievo delle specie selvatiche nei periodi della migrazione prenuziale e della dipendenza dei nuovi nati. Dove era chi ora vuol far credere che basti cambiare Assessore per tornare ad un precedente “periodo dell’oro” e cosa ha fatto nelle sedi opportune e all’interno del suo partito perché non prevalessero gli indirizzi contrari all’esercizio venatorio portati avanti da una sua ben nota “collega”?
    Non è con i proclami e la demagogia o vendendo promesse che si sa di non poter mantenere che si costruisce il futuro della caccia, né in Veneto né nel resto d’Italia. Ma certo è molto più semplice che scegliere di percorrere come ha fatto Federcaccia Veneto strade sicuramente non facili, ma indubbiamente più serie, fondate e corrispondenti alla realtà.
    Federazione Italiana della Caccia del Veneto
    Più buio che a mezzanotte non viene

  • #2
    parlano i fatti della ultima legislatura per loro..... un successone.Che coraggio veramente.Per coerenza bisognerebbe ricordare loro che la 2009/147/CEE e' identica alla precente legge europea, forse qualcuno non se e' accorto, e che la recente comunitaria del 2010 non ha modificato nessun articolo riguardante le deroghe.Siamo ai deliri collettivi.Complimenti continuate così.
    Unico punto in cui concordo e' la penosa figura di qualche esponente del pdl, prima eletto e poi voltafaccia, ma questo acv e' stata la prima a denunciarlo e lo ha ribadito pure settimana scorsa.
    Non c'è mondo per me aldilà delle mura di Verona: c'è solo purgatorio, c'è tortura, lo stesso inferno; bandito da qui, è come fossi bandito dal mondo, e l'esilio dal mondo vuol dir morte.

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