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FACE:cal.venatori fra occasioni perse e.....

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    FACE: Cal.Venatori, fra occasioni perse e …
    CALENDARI VENATORI: FRA OCCASIONI PERSE E MALDESTRI TENTATIVI

    Il fallimento del tavolo di lavoro delle Regioni al quale anche le associazioni venatorie riunite in Face Italia (Federcaccia, Enalcaccia, ANUUMigratoristi, Libera Caccia) si erano sedute con la precisa volontà di trovare un accordo che consentisse una regolare stesura dei calendari venatori e un conseguente sereno svolgimento della prossima stagione di caccia, sta rivelando connotati sempre più preoccupanti.
    Ben oltre che rappresentare una – ennesima – occasione sprecata, è ormai palese infatti il tentativo da parte di un preciso schieramento dei partecipanti ai lavori di trasformare un parziale e unilaterale risultato, ovvero il raggiungimento di un supposto documento unitario, che non esiste e che già abbiamo disconosciuto con fermezza, in una maldestra operazione di ulteriore ridimensionamento di tempi e specie cacciabili.

    Il tutto avviene con l’avallo dell’Ispra, che ripropone adesso nei pareri alle Regioni un accorciamento di 20 giorni alla stagione di caccia su tutti gli uccelli acquatici e diversi altri migratori, con un accorciamento che NON risponde in nessun modo ai Key Concepts oggi vigenti, ma è una libera valutazione dell’Istituto stesso, che sconfessa quell’articolo 18 della legge 157/92 presentato fino ad ora dallo stesso mondo ambientalista come intoccabile.Ci troviamo quindi di fronte a un vergognoso tentativo politico di riduzione della stagione venatoria attraverso l’interpretazione volutamente strumentale delle modifiche alla legge 157/92, approvate con la Comunitaria.

    Si tratta chiaramente di una forzatura che nulla ha a che vedere con i dati scientifici e che Face Italia ritiene inaccettabile e alla quale continuerà ad opporsi in modo deciso e netto in ogni sede opportuna, facendo altresì presente che i cacciatori, pur se rappresentati democraticamente da varie Associazioni Venatorie, sono sempre uniti quando devono difendere il corretto esercizio venatorio in quanto tale, anche in considerazione degli effetti dannosi che conseguono per l’economia di settore, indotto compreso, da questo continuo stillicidio contro l’attività venatoria

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