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Il primo parere del senato al recepimento della direttiva armi

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  • Il primo parere del senato al recepimento della direttiva armi



    La XIV Commissione permanente del Senato ha espresso ieri, 25 luglio, il parere sullo schema di recepimento della direttiva armi. Pur non essendo questo parere vincolante, prendiamo atto di alcuni aspetti positivi e di altri meno positivi.

    Bisogna premettere che quanto accade in queste settimane è frutto di una mobilitazione che, dopo decenni di assenza dei cittadini detentori di armi nel dibattito che li riguarda, finalmente ha cominciato a portare dei risultati. La mobilitazione europea ha fatto sì che l’azione di Firearms United e delle associazioni nazionali abbia enormemente ridimensionato la portata restrittiva delle modifiche proposte in sede UE. La mobilitazione del Comitato Direttiva 477 ha permesso che oggi un’associazione di detentori di armi rappresenti stabilmente presso la politica e tutte le istituzioni l’intera categoria e sopratutto che oltre ad esserne ascoltate le posizioni siano state accolte delle proposte e vi sia stata una incidenza netta sul processo di formazione delle leggi; non si era mai visto prima che il Ministero dell’Interno acconsentisse a dialogare con chi rappresenta i cittadini detentori di armi e men che mai che trasponesse in atti normativi le loro proposte, come è per la prima volta accaduto nell’ambito del recepimento della direttiva.
    Eppure tutto ciò rappresenta solo un miglioramento, certo non una soluzione, e le cose non miglioreranno ancora di molto se non vi sarà un più ampio sostegno da parte dei cittadini a coloro che li rappresentano. Occorre inoltre vigilare costantemente affinché i risultati ottenuti e quelli in fase di raggiungimento non vengano ridimensionati.



    Passando al contenuto del parere, notiamo anzi tutto con soddisfazione che sono state accolte due richieste del Comitato e del comparto armiero:

    – in primo luogo quella sulla comunicazione ai famigliari conviventi (che seguitiamo a ritenere inutile), per la quale viene ora richiesto che avvenga con modalità tracciabili, a garanzia del titolare delle licenze, e non solo riferita agli uffici di PS mediante autocertificazione che potrebbe in un secondo momento essere contestata dai famigliari stessi esponendo a enormi rischi (anche penali) l’interessato;



    – in secondo luogo è stato richiesto di ridefinire la norma che vieterebbe l’acquisto di armi con “contratto a distanza”, misura non prevista dalla direttiva ed anzi che la direttiva esplicitamente chiarisce di non voler introdurre, venendo quindi a salvaguardare i più moderni e diffusi sistemi di incontro tra la domanda e l’offerta di armi (internet in primis) e scongiurando quindi gravissime ripercussioni per i cittadini, i commercianti ed i piccoli produttori.



    Dobbiamo però esprimere le nostre perplessità circa altri due rilievi della Commissione:



    – l’osservazione relativa alle modalità di custodia delle armi rischia di portare all’introduzione di parametri fissi che non potranno evidentemente tener conto di tutte le condizioni particolari, alla stregua di una recente proposta di legge che non ha riscosso molto apprezzamento tra gli appassionati. La possibilità di singole prescrizioni motivate per casi specifici avrebbe consentito, al contrario, di lasciare pressoché inalterata la già efficientissima disciplina sulla custodia delle armi (ora estesa necessariamente anche alle munizioni) su cui la Corte di Cassazione aveva negli ultimi anni fatto utilissima chiarezza e che già oggi prevede la possibilità per l’Autorità di PS di imporre specifiche prescrizioni (art. 38 TULPS);



    – l’osservazione sulle limitazioni al numero di munizioni acquistabili rischia di cancellare dal decreto una misura di effetto positivo per i titolari di porto d’armi poiché, contrariamente a quanto compreso da molti, la novità agirebbe su una norma già in vigore andando però a limitare le discrezionalità di prefetti e questori e sopratutto ponendo un freno all’apposizione di prescrizioni immotivate imposte autonomamente ed indiscriminatamente, spesso dai singoli uffici, attraverso l’inaccettabile prassi rappresentata dai famigerati quanto inutili “timbri”.

    Tale misura era stata da noi richiesta nel corso degli incontri preliminari alla redazione dello schema di decreto e dispiace che tale risultato storico, con cui il Ministero dell’Interno sostanzialmente era ragionevolmente disposto a porre un limite al potere dei suoi rappresentanti e funzionari, rischi di venir cancellato.

    Un discorso a parte merita il punto relativo agli adeguamenti degli artt. 1 e 2 della L. 110/75, potenzialmente positivo ma allo stesso tempo, a nostro avviso, ambiguo e molto rischioso.
    Se difatti la modifica si tradurrà, come abbiamo richiesto noi stessi in ogni documento di lavoro, nell’eliminare dalle armi “tipo guerra”, o dalle altre armi vietate, alcune precise tipologie di armi da fuoco che per la direttiva sono di categoria B o C (armi corte in 9×19, armi corte in calibri compatibili con “munizionamento militare” et cetera…) ciò sarà indiscutibilmente positivo e risolverà definitivamente problemi stratificati che negli ultimi anni hanno manifestato pienamente la loro dimensione e la loro insensatezza.
    Ma se, come si vocifera, dovesse risolversi nella trasposizione delle categorie dell’Allegato I alla direttiva negli articoli 1 e 2 della L. 110/75… potrebbe prefigurarsi un disastro. Si tratterebbe difatti di una misura senz’altro valutabile, ma che richiede un’attenzione infinita per via di tutte le ricadute che avrebbe sulla normativa nazionale e che se non debitamente affrontato porterebbe conseguenze drastiche per le centinaia di migliaia di detentori delle armi di categoria A6 (demilitarizzate) ed A7 (con serbatoi superiori a 10 o 20 colpi).

    Provvederemo in ogni caso a sottolineare queste problematiche tanto al Governo quanto ai parlamentari che seguono la questione, affinché i rilievi della XIV Commissione del Senato possano essere valorizzati al meglio nell’ambito degli interventi che necessariamente si apporteranno al testo del decreto senza però rischiare di compromettere il risultato finale che si mira a raggiungere.



    Fonte:https://www.comitatodirettiva477.it/...ttiva-2017-853
    CHI AMA LA CACCIA VIVE LA NATURA sigpic

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