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Siena: Abbattimenti, indagate 29 persone

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  • Siena: Abbattimenti, indagate 29 persone

    Siena: Abbattimenti, indagate 29 persone
    SIENA:Indagate 29 persone tra cui il comandante della polizia provinciale

    Braccate nelle riserve naturali anche di notte, sparando dai mezzi in movimento”. Abuso, falso e peculato: comandante e vice sospesi dall’attività per due mesi.

    Aree protette Gli abbattimenti non avrebbero seguito le regole, ma sarebbero stati realizzati con libere battute di caccia
    Due mesi di sospensione dall’incarico per il comandante della polizia provinciale Marco Ceccanti e il vice Carlo Terzuoli dopo la decisone del gip che ha accolto la misura restrittiva chiesta dal magistrato nell’ambito dell’inchiesta condotta sull’attività della polizia provinciale negli ultimi sei anni: dal 2004 al 2010.
    Un’inchiesta che ha prodotto ben 29 avvisi di garanzia e la richiesta di cinque misure restrittive, ma il Gip Francesco Bagnai ne ha accolte solo due. I reati ipotizzati riguardano l’abuso di ufficio, il falso e il peculato, oltre ad un bel numero di contravvenzioni alle norma sulla caccia. Un terremoto Insomma, un vero terremoto quello che si è abbattuto sull’ufficio caccia della Provincia in via delle Sperandie, al termine delle indagini della procura coordinate dal pm Nicola Marini e condotte da carabinieri e guardia di finanza. Delle 29 informazioni di garanzia solo cinque sono state notificate e sono quelle che interessano le persone per le quali il magistrato aveva chiesto la misura restrittiva e quindi sono state chiamate dal Gip per l’interrogatorio.
    Al momento gli altri 24 indagati non hanno ancora ricevuto la notifica dell’avviso che verranno comunque recapitati in questa settimana. Le indagini e quindi le accuse, si indirizzano su più fronti: prima di tutto un comportamento scorretto nella gestione delle riserve naturali o aree protette da parte di chi è preposto alla loro tutela e secondariamente l’assunzione del responsabile del Servizio risorse faunistiche e riserve naturali della Provincia che risale all’anno dell’anno scorso.
    Per questo incarico, ricoperto da Serena Signorini, per anni assessore all’ambiente del comune di Colle, nonché, come insinua la procura, vicina di casa del presidente dell’amministrazione provinciale, si ipotizza il reato di abuso di ufficio che coinvolgerebbe la stessa Signorini, il segretario generale della Provincia Stufano, l’assessore all’agricoltura Anna Maria Betti e il funzionario del Servizio risorse umane della Provincia Sandra Fiumi, oltre al comandante della polizia provinciale Marco Ceccanti.
    L’assunzione I dubbi e le ipotesi di reato intorno a questa assunzione tuttavia risulterebbero abbastanza blandi e potrebbero sciogliersi in una bolla di sapone dal momento che l’assunzione sarebbe avvenuta a chiamata diretta e in questo caso le eventuali responsabilità sarebbero più di natura morale che formale. Tornando al troncone principale dell’inchiesta, appare naturale chiedersi come si può incappare nell’abuso d’ufficio e nel falso per la gestione di una riserva naturale e soprattutto perché mai il giudice abbia adottato misure così severe verso due dirigenti della pubblica amministrazione.
    Abbattimenti La faccenda è strettamente legata agli abbattimenti di selezione. Nelle aree protette gli abbattimenti vanno realizzati seguendo una normativa molto rigida e regole scrupolose. Per non alterare l’equilibrio dell’area, per flora e fauna, esiste una complessa procedura di rispetto da seguire. Il piano di abbattimento può essere attuato solo dagli agenti della polizia provinciale e seguendo regole rigide, con cane liniere (al guinzaglio), percorrendo i sentieri senza addentrarsi nella macchia.
    Insomma, un decalogo di assoluta tutela.
    Le braccate Nel caso di alcune aree gestite dalla provinciale invece, secondo l’accusa, si sarebbero organizzate vere e proprie battute di caccia a scopo più di svago e divertimento che non di necessità. Sempre secondo l’accusa gli agenti avrebbero strumentalizzato la richiesta del danno, in accordo con i proprietari dei fondi in cui si trovano le aree protette, e in virtù di un fax con denuncia fasulla su certi terreni i dirigenti dell’ufficio caccia avrebbero dato il via a vere e proprie “braccate” come si dice in gergo, scorrazzando nei boschi con cani liberi e, ciò che è ancora più grave, certe battute si sarebbero svolte anche in notturna, a bordo di veicoli con fari puntati e sparando dagli stessi mezzi in movimento.
    Le carcasse I capi abbattuti, invece di essere venduti per poi introitare il guadagno nelle casse dell’amministrazione provinciale, sarebbero stati regalati agli stessi proprietari dei fondi o ad amici dei partecipanti ala battuta. Altri ancora sarebbero finiti in pranzi e bisbocce collettive.
    Negli anni relativi alle indagini, ovvero dal 2004 al 2010, il numero di capi abbattuti di cinghiali, daini, cervi e caprioli ricostruito dalla procura si aggira su diverse centinaia di animali.
    Intercettazioni Le spedizioni per gli abbattimenti avrebbero riguardato le riserva naturale del lago di Montepulciano, Lucciola Bella e Crete dell’Orcia e del Formone nel comune di Pienza, Alta val di Merse e Basso Merse dei comuni di Sovicille e Monticiano. Il complesso castello accusatorio messo in piedi da carabinieri e guardia di finanza scaturisce da numerose intercettazioni telefoniche dei diretti interessati. Telefonate da cui si deduce l’organizzazione delle braccate e l’incitazione a generare il falso pretesto per agire, ovvero i fax sui danni alle colture. Alle battute, oltre ad alcuni agenti della polizia provinciale, avrebbero partecipato in certi casi anche alcuni proprietari dei fondi o ospiti esterni, perfino un funzionario della Regione Toscana. Gli avvisi di garanzia, oltre a personale dell’ufficio caccia, coinvolgono infatti anche dei privati che avrebbero contribuito al reato di falso reclamando “incursioni animali” che in realtà non ci sarebbero mai state.
    Malcostume Un malcostume che andava avanti da qualche denuncia una gestione privata, o quantomeno allegra, della cosa pubblica. Almeno questo è il senso della pubblica accusa che lo stesso giudice rimarca nelle sue conclusioni dopo aver assunto la decisione sulle misure interdittive.
    Qualcuno potrebbe obiettare che sono state assunti provvedimenti troppo rigidi di fronte ad un reato che comunque sarebbe stato commesso per abbattere popolazione eccedente di cinghiali, come imposto dagli stessi piani di abbattimento, ma secondo il giudice la “reiterazione del fenomeno con consapevolezza dei fatti fa emergere una sorta di privatizzazione della funzione rivestita” e accenna ad “una certa pervicacia nel sottrarsi alle indagini cercando di depistarle”.
    Legalità La braccata è una metodica di caccia non ammessa nelle aree protette e il fatto che ad organizzarle siano stati degli ufficiali giudiziari preposti al rispetto della legge viene considerato dal giudice comportamento molto grave e la misura interdittiva ritenuta indispensabile per “riportare un minimo di legalità nella amministrazione provinciale”
    Sonia Maggi
    www.corrieredisiena.it
    Più buio che a mezzanotte non viene

  • #2
    Re: Siena: Abbattimenti, indagate 29 persone

    CHE FIGLI DI TROIA
    E poi magari durante il giorno facevano i verbali a chi non raccoglieva un bossolo

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