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Rotte migratorie

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  • tritex
    ha commentato in 's risposta
    😁😁😁....dai ora non esagerare...parla di venti forti ,con venti deboli da S/SE si sono verificati ingressi in Puglia ed anche discreti transiti notturni, cosa a dire la verità che mi ha un po' sorpreso, succede che loro sono in viaggio da diverse ore e spesso si adeguano alle condizioni locali meteo/vento che trovano lungo il percorso.

  • arsvenandi
    ha risposto
    Originariamente inviato da tritex Visualizza il messaggio
    Riporto parte di uno studio, un utile promemoria sulla migrazione, ho lasciato i riferimenti ai precedenti studi nel caso qualcuno volesse approfondire.

    [[. Le condizioni meteorologiche che ritardano la migrazione includono cieli nuvolosi, scarsa visibilità, venti forti (venti contrari e trasversali) e fronti caldi o occlusi (Akesson [/COLOR][/FONT]1993 ; Pyle et al. 1993 ).[/FONT]
    ....ecco perché lo Scirocco è il veleno del passo e della caccia....

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  • tritex
    ha commentato in 's risposta
    Pienamente d'accordo, ma ricordiamoci che noi vediamo solo una piccolissima parte della migrazione (quella visibile diurna) e non sempre .Le partenze al tramonto e nel corso della notte dalle zone di nidificazione o dalle località di sosta sicuramente avverranno sempre con cieli sereni e venti favorevoli.

  • Turdus
    ha risposto
    Se posso fare un'osservazione fatta sul campo, in apparente contrasto con quanto indicato nel testo, le giornate migliori vissute al capanno sono state con cieli grigi, addirittura nuvolosi, difficilmente con cieli tersi e sereni. Probabilmente migrazione e presenze al capanno non sempre viaggiano sugli stessi binari con situazioni serene che inducono i migratori a transitare ad altezze importanti eludendo l'adescamento terreno e viceversa.

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  • tritex
    ha risposto
    Riporto parte di uno studio, un utile promemoria sulla migrazione, ho lasciato i riferimenti ai precedenti studi nel caso qualcuno volesse approfondire.

    Durante la migrazione gli uccelli affrontano molte sfide, tra cui la ricerca di cibo e habitat sconosciuti, che determinano un tasso di mortalità molto più elevato durante la migrazione rispetto alle altre stagioni dell'anno. Il tempo può influenzare in modo significativo la decisione di un uccello di iniziare la migrazione, il corso e il ritmo della migrazione e la sua sopravvivenza durante la migrazione (Miller et al. 2016 ). Condizioni meteorologiche favorevoli per la migrazione migliorano l'orientamento degli uccelli, riducono l'uso di energia per il volo e aumentano la velocità di migrazione (Emlen 1975 ; Bloch e Bruderer 1982 ; Gauthreaux 1982 ; Akesson 1993 ; Liechti 2006 ; Shamoun-Baranes et al. 2017). Secondo la maggior parte degli studi, la maggior parte delle migrazioni avviene in condizioni meteorologiche senza vento, limpide, anticicloniche senza precipitazioni e con il supporto di venti in coda (Alerstam 1990 ; Gyurácz et al. 1997 , 2003 ; Bruderer e Boldt 2001 ; Erni et al. 2002 ). Condizioni favorevoli possono verificarsi in diverse situazioni meteorologiche macro sinottiche (Kerlinger et al. 1989 ). Le condizioni atmosferiche sono i principali fattori estrinseci che influenzano le decisioni relative ai voli migratori, in particolare su corpi idrici con limitate opportunità di atterrare (Richardson 1990). Il vento svolge un ruolo fondamentale, influenzando la data di partenza e le direzioni migratorie, le rotte, le velocità, la durata dei voli, il consumo di energia e l'attraversamento delle barriere ecologiche (Cochran e Kjos 1985 ; Weber e Hedenström 2000 ; Pennycuick e Battley 2003 ; Cochran e Wikeski 2005 ; Bowlin e Wikelski 2008 ; Shamoun-Baranes e van Gasteren 2011 ; Bulte et al 2014 ; Gill et al 2014). Le decisioni di lasciare i siti di scalo e iniziare il volo su grandi corpi idrici sono anche influenzate dalla pressione barometrica, dalla temperatura, dall'umidità relativa e dalle tendenze a breve termine di queste variabili, che sono indicative di modelli meteorologici sinottici e possono fornire informazioni sulle condizioni meteorologiche future (Able 1972 ; Newton 2008 ). In caso di vento in coda, gli uccelli sono in grado di volare per distanze maggiori esercitando meno energia (Emlen 1975 ; Bloch e Bruderer 1982 ; Gauthreaux 1982 , 1991 ; Alerstam 1990 ; Richardson 1990 ; Bruderer e Boldt 2001 ;). Le condizioni meteorologiche che ritardano la migrazione includono cieli nuvolosi, scarsa visibilità, venti forti (venti contrari e trasversali) e fronti caldi o occlusi (Akesson 1993 ; Pyle et al. 1993 ).

    File allegati

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  • tritex
    ha risposto
    Ringraziamenti

    Devo ringraziare tantissime persone che mi hanno aiutato in questa ricerca, è un lungo elenco e faccio fatica a ricordarli tutti.
    Cacciatori di tutte le Regioni Italiane che nel corso di questi due anni di indagine hanno sopportato le mie continue ed asfissianti domande.

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  • tritex
    ha risposto
    Conclusioni.docx Conclusioni .pdf
    Conclusioni ?
    La famosa mappa che consultai 40 anni or sono e purtroppo non ricordo dove, era attendibile e lo studioso che l’ha stilata ha avuto una grandissima intuizione visto che non disponeva dei mezzi informatici che oggi abbiamo e che ci permettono la consultazione immediata degli studi effettuati da ornitologi di tutto il mondo, lui ha formulato con estrema precisione le “rotte inverse” effettuate dai Turdidi nella penisola Italica.

    Ed è per merito suo se sono stato invogliato in questa affannosa ricerca che mi ha permesso a distanza di moltissimi anni a venirne a capo, e capire il perché in una posizione strategica come la punta estrema del Nord della Sicilia , di fondamentale importanza per le rotte di tutti i tipi di migratori notturni e diurni che transitano in abbondanza in quel piccolo lembo di terra , proprio il passo Autunnale dei Tordi che a me più interessava stranamente risultava del tutto assente. Purtroppo a quel tempo mi trovavo a vivere sulla sponda sbagliata dello Stretto di Messina, tutti i migratori notturni che attraversavano il basso Tirreno all’alba viravano nella fase di riorientamento verso la costa Calabrese tagliandomi fuori dalle rotte diurne e costringendomi a frequenti trasferte sulla costa Reggina.
    Devo dire però che circa quarant'anni fa un vano tentativo sulla costa Ionica Siciliana (versante Messinese) da me fu effettuato per intercettare probabili rotte migratorie dei Tordi, l’intuizione in parte era corretta (errore stimato 50 Km) lo dimostra oggi la rotta accertata da Nord-Ovest (versante Catanese).
    Il cerchio non è stato chiuso del tutto, alcune domande hanno avuto risposte abbastanza soddisfacenti, ma alcuni aspetti della migrazione del Tordo restano tuttora in sospeso.
    la ricerca continua…

    Arturo Spadaro
    File allegati

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  • tritex
    ha risposto
    Rotte Italiche 8a parte (bozza)

    Diciamo che il cerchio è “quasi” chiuso.
    Solo quattro rotte probabili per i nostri Tordi, una semplice traslazione della bussola di 45° ci riporta le loro direzioni (Nord-Est/Sud-Est/Sud-Ovest/Nord-Ovest), sembrerebbero i loro punti cardinali, esse verranno utilizzate all’alba nella fase di riorientamento che in alcuni casi non avviene sia per venti meridionali o deboli con prosecuzione di rotta principale Sud-Ovest anche a quote di volo elevate. Le altre tre direzioni possibili (Nord-Ovest/Nord-Est/Sud-Est) riorientamento all’alba, saranno prese in base alla loro posizione (mare, terra o costa) alla direzione del vento (Nord/Nord-Est/Sud-Est) e alla sua intensità. Delle quattro direzioni indicate dobbiamo come sempre tenere conto di scarti di 20° in più o in meno (forza del vento, morfologia dei territori attraversati). Il “passo” spesso coincide con la migrazione diretta (rotta Sud-Ovest), e quella indiretta che abitualmente chiamiamo “passo” è comunque una parte della migrazione (diverse ore e in alcuni casi spostamenti migratori pomeridiani) perché sono spostamenti verso Latitudini più basse (Sud-Est) o in altri casi spostamenti di longitudine verso Ovest (rotta Nord-Ovest).
    L’unico dubbio che rimane sulla rotta “inversa” (migrazione indiretta) e se le virate rispetto alla loro direzione notturna (Sud-Ovest) avvengano in un solo senso, oppure in entrambi. Il vecchio testo consultato moltissimi anni fa riportava le virate solo in un senso, io sono fermamente convinto che vengano prese entrambe molto dipenderà dalla posizione in cui si troveranno al momento della transizione o variazione di rotta, provenendo da Nord-Est trovandosi in mare sull’alto Tirreno vedranno più definita la costa e l’Elba verso Sud-Est, nel Tirreno centrale le coste o le isole che vedranno più vicine saranno quelle verso Nord-Est, essendo la costa orientata da Nord-Ovest a Sud-Est, mentre nel basso Tirreno (Calabria) sicuramente vireranno verso Sud-Est, sulle coste dell’alto Ionio è facile intuirlo punteranno decisamente a Nord-Ovest. Un aspetto interessante che purtroppo mi sfugge, è il confine tra la rotta Nord-Ovest è la rotta Nord-Est utilizzata sulle coste esposte a Sud/Sud-Est/Sud-Ovest (Sardegna, Puglia, Calabria, Sicilia Occidentale) cioè a quale altezza della costa esposta sui versanti meridionali privilegeranno una rotta anziché un'altra (Nord-Ovest o Nord-Est), questa parte di costa non sarà di facile individuazione e ci sarà sicuramente un tratto “neutro” vuoto di passo che le separerà.

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  • tritex
    ha risposto
    Rotte Italiche 7a parte, Abbassamento o aumento di latitudine? (bozza)


    L’abbassamento di Latitudine un aspetto da chiarire, noi non dobbiamo immaginarci lo spostamento del Tordo (e anche altri migratori) nel loro lungo percorso di 1000/3000 Km come una linea retta che va da un punto (A) ad punto (B), ci saranno anche deviazioni sostanziali dovute a barriere ecologiche, condizioni atmosferiche e alla direzione/velocità dei venti lungo il percorso, occasionalmente andranno fuori rotta (100/300 Km) ma alla fine il punto di arrivo prefissato sarà comunque raggiunto (B).Per fare un esempio, un Tordo che parte dalla Polonia e vuole raggiungere la Tunisia se i venti e il meteo lo assisteranno farà la via più breve (comprese le soste), Italia Nord Orientale, Corsica , Sardegna, Tunisia, ma potrebbe essere costretto una volta in volo a percorrere (causa meteo/vento) anche vie alternative, Italia Nord Orientale ,Italia Centrale, Sardegna, oppure; Italia Nord Orientale, Italia Centrale, Italia Meridionale , Sicilia. Questo perché quando ne avranno la possibilità (venti favorevoli) seguiranno la propria rotta preferenziale notturna, invece in caso di necessità (meteo/venti sfavorevoli o ricerca di foraggiamento) durante la fase diurna loro tenderanno a deviare, scostandosi consapevolmente dalla rotta principale per riprenderla poi alla prima occasione utile, magari dopo una sosta (a volte anche lunga) in attesa di notti con meteo/venti favorevoli. Tratto sempre dagli studi di B. Bruderer: “Un comportamento migratorio ottimale non implica necessariamente che gli uccelli debbano seguire la via più breve, ma sembra essere un compromesso variabile tra disponibilità di cibo, prevenzione dei rischi e il volo pianificato a seconda delle condizioni endogene e ambientali”. Oltre gli abbassamenti latitudine, in altri casi di riorentamento (migrazione inversa o in avvicinamento ad una costa) durante la fase di migrazione diurna avremo parziali aumenti di latitudine (50/100 Km), nel caso di avvicinamento o attraversamento di una costa rispetto alla loro provenienza reale avremo degli scostamenti in direzione Nord-Ovest, rotta (315°±20°), questo nel caso di venti da Est/Nord-Est, invece nel caso di venti da Sud-Est all’alba nell’approssimarsi alla costa , nel suo attraversamento o anche in allontanamento dalla costa,
    produrranno rotte di abbassamento di latitudine intorno a Sud-Est (135°±20°).

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  • tritex
    ha risposto
    Mentre cercavo in rete studi sulle migrazioni mi sono imbattuto in questa vecchia ricerca che potrebbe in parte giustificare la mancanza di alcune linee di migrazione del Tordo rispetto al passato.
    Sottolineo in parte perché la variazione, la riduzione o l'assenza di alcune linee di migrazione di oggi dipendono da molteplici concause.

    Rotta innata e rotta appresa (differenza di latitudine tra il luogo di nascita e quello di svernamento).

    In merito agli scostamenti di latitudine è importante conoscere un vecchio studio di
    Albert Christiaan Perdeck e degli esperimenti da lui effettuati sugli Storni.
    Non è noto esattamente quando abbiano avuto origine le migrazioni: molto probabilmente rappresentano un fenomeno che si è evoluto gradualmente, nel quale alcune popolazioni di animali avrebbero cominciato a spostarsi, spinti da ragioni alimentari o climatiche. Di più sappiamo sul come queste avvengano, o meglio, su come gli animali possano ripercorrere sempre le stesse tratte senza avere a disposizione gli strumenti umani. Le specie migratrici riconoscono il luogo dove sono nate e in cui tornano per riprodursi, perché ne hanno memorizzato elementi caratteristici che vanno da quelli visivi alla sua posizione del campo magnetico terrestre.
    Gli stessi elementi, insieme al Sole e alle altre stelle, sono utilizzati per orientarsi durante il viaggio. La rotta giusta da seguire può essere determinata geneticamente o appresa durante la prima migrazione. Ad esempio l’esperimento che l’ornitologo Albert Christiaan Perdeck condusse sugli storni (Sturnus vulgaris) per capire se la rotta della loro migrazione fosse innata. Questi uccelli si riproducono nell’Europa Nord-orientale e passano l’inverno nell’Europa Nord-occidentale: ma cosa avviene se li si fa partire da un luogo diverso da quello in cui si sono riprodotti? Perdeck inanellò 11.000 storni in Olanda e li liberò in Svizzera, per capire se fossero in grado di correggere la rotta o se la loro “bussola innata” li avrebbe fatti dirigere comunque verso Ovest-Sud-Ovest, come se si trovassero ancora in Olanda.
    Dal suo esperimento, pubblicato nel 1958, risultò che gli adulti, che avevano già conosciuto i luoghi di svernamento, erano in grado di correggere la rotta di volo per tornarvi. I più giovani, invece, seguirono una rotta innata e finirono in Spagna. E lì trascorsero le successive stagioni di svernamento, creando una nuova popolazione, e si dimostrarono in grado di attuare una vera navigazione per raggiungere l’areale riproduttivo in cui erano nati.

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  • Turdus
    ha risposto
    Interessante.....

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  • tritex
    ha risposto
    Clicca sull'immagine per ingrandirla.   Nome:   Lazio01.jpg  Visite: 0  Dimensione: 137.8 KB  ID: 1956830La mappa della costa Laziale riporta un esempio di una giornata ottimale di passo, per comprendere meglio la teoria è semplificata al massimo (solo quattro corridoi e quattro linee diurne) perché ci sono minimo 5/10 flussi affiancati tra loro e altrettante linee diurne, si può notare come l’ampiezza del fronte migratorio è delimitato tra le due linee nere in grassetto, quelle intermedie sottili sono gli altri flussi (in nero flussi notturni), in giallo (flussi diurni) sono le direzioni al momento della transizione, quando dopo l’alba vireranno.
    Si può notare come la zona situata più a Sud riceverà al momento del riorientamento tutti i flussi (intersezione tra le linee nere e quelle gialle, mentre l’ultima verso Nord ne riceverà molto meno essendo sul bordo superiore del fronte.
    La distanza che intercorre tra le linee nere (corridoi notturni) faranno l’intervallo di passo 5,10,15,20 minuti di attesa tra un gruppo di migratori e l’altro.
    La durata totale del passo sarà data invece dall’ampiezza complessiva del fronte migratorio (compreso dentro le linee in grassetto circa 50 Km) come si può notare sarà crescente, chi starà più a Sud avrà più minuti di passo (nell’ esempio circa 120 minuti) è sommerà tutte le linee di passo rispetto a chi sta più a Nord.

    L’esempio sopra riportato in linea di principio è coerente con i tempi di avvistamento che avvengono di solito sulla costa (Tirrenica), e viene elaborato considerando che la virata avvenga verso Sud, l’ampiezza della virata sarà in rapporto alla velocità e alle direzioni del vento che avremo all’alba (tramontana, grecale, levante, scirocco), con venti di scirocco e levante la virata risulterà più stretta, e via via risulterà sempre più ampia con grecale moderato, e tramontana specie se forte. Purtroppo non potremo mai scoprire la reale ampiezza di virata rispetto alla linea di migrazione notturna.



    Esempio in Appennino Centrale; avremo la stessa progressione, rispetto al fronte migratorio sarà penalizzato chi si trova più a Nord che riceverà meno linee di passo, in questo caso risulterà più facile il conteggio della larghezza del fronte (perpendicolare alla rotta notturna virata di circa 90°), in base alla velocità media dei migratori che potrebbe variare dai 25/35km, due ore di passo potrebbero corrispondere dai 50 ai 70 chilometri di fronte rispetto a chi si trova alla fine del fronte verso Sud.
    C’è da fare una precisazione, le linee di passo si sommano questo è vero ma non tutte logicamente avranno la stessa portata di migratori perché le singole linee di migrazione avranno verosimilmente al loro interno dei vuoti, un vuoto su una linea di migrazione notturna corrisponderà ad un vuoto su quella diurna che di fatto creerà un nuovo intervallo


    Ho applicato lo stesso criterio alla Puglia, e non vi dico cosa ne viene fuori o meglio cosa avveniva 20 anni fa dopo la fase di transizione/riorentamento, una fittissima e vasta rete sul territorio interessato di migrazione sia diretta che indiretta.

    Questa mia teoria (se corretta) purtroppo porta ad una triste analisi raffrontandola alle migrazioni del passato, i fronti migratori di oggi si sono indiscutibilmente ridotti sia per estensione che per portata.

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  • tritex
    ha risposto
    Rotte Italiche 6a Parte. Teoria folle (bozza)

    Aggiungiamo un altro tassello alla migrazione del Tordo, svelata forse una parte della misteriosa migrazione.
    Una teoria non tanto folle, che può rispondere in modo razionale a qualche domanda.

    Cominciamo col dire che in natura non vi sono misteri, ogni comportamento animale ha un suo scopo funzionale di base, che nasce dall’evoluzione genetica maturata nel corso di millenni, nel caso delle migrazioni è un fenomeno che si è evoluto gradualmente, nel quale alcune popolazioni di animali avrebbero cominciato a spostarsi, spinti da ragioni alimentari o climatiche.
    Più avanti (8a parte) accennerò alle differenze sulla migrazione indotta e quella appresa geneticamente.
    Dopo questa doverosa premessa, possiamo cominciare.

    Era da quasi un anno che ci rimuginavo sopra, sentivo che qualcosa mi sfuggiva sempre e non riuscivo a comprendere cosa, finalmente dopo tantissime formulazioni mentali che si concludevano sempre in modo errato e fuori da ogni logica sono riuscito a venirne a capo. Adesso sembra tutto più chiaro ottenendo (credo) una razionale e accettabile spiegazione dei comportamenti bizzarri del Tordo (e non solo) in fase di migrazione, che con le sue improvvise “apparizioni” disorienta e scoraggia (giustamente) chiunque voglia cimentarsi nella sua comprensione. Per una corretta interpretazione delle rotte e dei suoi tempi, la decifratura deve necessariamente basarsi considerando i molteplici percorsi notturni, che corrono “quasi” paralleli tra di loro nell’attraversamento dell’Italia, perché se noi prendiamo a riferimento un’unica linea di migrazione o un tracciato di larghezza ridotta saremo portati sempre ”fuori rotta”, bisogna interpretare in modo simultaneo dai 10,ai 20 o anche più tracciati notturni che fanno parte dell’intero fronte, e calcolarne la successiva rotazione che avverrà nel medesimo istante (riorentamento) per tutte le singole linee di migrazione, l’individuazione dei corridoi notturni ci porterà automaticamente alla risoluzione dei tracciati diurni.



    Alla luce di questa intuizione (magari qualcuno ci era arrivato prima di me), adesso finalmente possiamo azzardare in modo approssimativo alcuni calcoli:

    lunghezza di passo (durata), l’intervallo di passo è l’inizio di passo.
    La durata di passo diurno sarà dato dall’ampiezza totale del passo notturno(fronte), mentre la differenza tra le varie linee di passo intermedie (corridoi) ci darà l’intervallo di tempo di passo diurno tra un gruppo di migratori e l’altro, l’inizio invece lo avremmo in rapporto alla distanza che ci separa dal corridoio notturno più vicino, più il tempo dovuto dalla discesa di quota.
    Applicando questa regola risulterà più facile comprendere perché, in alcune zone avremo flussi maggiori di entrata rispetto ad altre, o in alcuni casi zone con flusso nullo, perché tutto dipenderà dalla posizione in cui ci troveremo rispetto agli infiniti corridoi che si verranno a creare durante la fase notturna, ribadisco che ci sarà costantemente questa relazione fissa tra le due linee di migrazione (notturna/diurna).

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  • tritex
    ha risposto
    Rotte Italiche 5 parte, Riorientamento (bozza)

    Venti favorevoli da Nord-Est in migrazione notturna.
    Riassumendo quanto esposto in precedenza, possiamo concludere che i Tordi in migrazione, nel caso delle coste Liguri, Toscane, Laziali, Campane e Calabre, praticamente tutta la costa Tirrenica, arriveranno direttamente dagli Appennini con la rotta “classica”( 225°±20°), quando dopo l’alba riprenderanno quota 300/500 metri (serve ad aumentare l’orizzonte visibile) e si troveranno sul Mar Tirreno, non scorgendo coste all’orizzonte davanti a se ripiegheranno con una virata verso la terra ferma , lì comincerà la fase di ”temporaneo bisogno” intorno a Nord-Est ( 45°±20° ) . Questa modifica del tracciato originario non riguarderà solo le coste e i tratti di mare ma al momento della fase di “riorientamento” variazione di rotta (notturna/diurna) dopo l’alba anche le località interne saranno interessate con altri tracciati, Sud-Est, (abbassamento di Latitudine) sempre in base alla velocità del vento .Per quanto concerne il “riorientamento” sul Mar Adriatico (avvicinamento ad una costa) non avendo al momento informazioni certe mi riserverò di approfondirlo in seguito, e con l’aiuto di qualche amico Iberico confrontarlo alla costa Nord-Occidentale Spagnola che presenta le stesse caratteristiche, meglio ancora sarebbe ottenere informazioni sulla migrazione in Sardegna sia quella “indiretta” (inversa) versante occidentale che quella “diretta” versante orientale. Sembrerebbe comunque dai primi appunti presi che il “riorientamento” in avvicinamento ad una costa nel caso di migrazione “diretta” (non inversa) potrebbe avvenire con una variazione di rotta intorno a Nord-Ovest? (Girona Spagna, Linguaglossa Catania, Costa Adriatica?).
    Ho un aggiornamento dell’ultima ora per ciò che riguarda la costa Orientale Sarda, ovviamente ho ottenuto la conferma sulla migrazione inversa (indiretta), non c’è ne era bisogno era scontato che ci fosse anche lì, avevo prove anche di quelle in Spagna Meridionale (Cadiz). In Sardegna però i Cacciatori interpretano la migrazione “inversa” in modo alquanto singolare, credono che i Tordi in Autunno partono dalla Spagna e vadano in Grecia o per lo meno il cacciatore che ho contattato io. Questo dimostra quanto la migrazione “inversa” è incomprensibile e può disorientare chi l’osserva, del resto è quello che è successo anche a me.

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  • tritex
    ha commentato in 's risposta
    Abbastanza complicato stabilire l'altezza media di volo perché anche in questo caso dipende dal vento. Vi sono condizioni che venti in alta quota possano risultare più favorevoli rispetto a venti in bassa quota, è sempre il vento a stabilire ,quote di volo, velocità e direzione. Questo vale anche per gli "Adorni" che passano dalle tue parti.

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