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  • giuseppe70
    ha commentato in 's risposta
    Grazie per la testimonianza Gianluca. Credo che il calo drastico sia reale su quelle zone dove forse l'influenza di un'eccessiva antropizzazione o di modifiche ambientali a noi poco o punto percettibili. Magari il passo di un certo numero di selvatici rimane ben più percettibile solo dove la natura risulta ancora abbastanza accogliente.
    Non so quanti sono in grado di svolgere un monitoraggio abbastanza continuo, sarebbe da capire se qualche associazione venatoria fosse interessata a finanziare un'attività di questo genere attraverso studi simili a quelli svolti da Scebba sui turdidi e le allodole negli anni passati.
    La consistenza del ripasso è necessaria non tanto per mere curiosità ma per iniziare a "contare" le consistenze degli effettivi di varie specie che hanno criticità di rimanere stabili numericamente in Europa.
    Grazie nuovamente.

  • gianluca misuraca
    ha risposto
    Originariamente inviato da kim-lea Visualizza il messaggio

    Osservazione ok della migrazione degli ultimi anni diciamo pure dal 2005 in poi di tortore poche e quelle poche non si fermano quaglie veramente gridiamo al miracolo se di questi tempi ne troviamo 10 però si deve dire pure che rispetto ad anni fa le orchestre in questo periodo sono molto aumentate una volta bastava pure un campanello su una canna di 2-3 e uno li vedeva schizzare da terra, Gianluca ma nella zona umida più avanti di Corigliano scalo zona bassa se ne sono viste marzaiole quest'anno ?


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    Ti sono sincero...se mi parli di acquatici sono proprio una schiappa...tu parli delle zone dei laghi di Sibari probabilmente , soprattutto nelle risaie nei pressi del fiume crati!
    In effetti sono zone vocate ma e una caccia che non mi interessa



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  • kim-lea
    ha risposto
    Originariamente inviato da gianluca misuraca Visualizza il messaggio
    Ciao caro...io sono di Rossano, una 40ina di chilometri circa da Ciro'!
    Data la mia età non ho vissuto la caccia primaverile , ma dai racconti dei miei avi ti garantisco che anche qui la migrazione primaverile era uno spettacolo della natura..
    Posso dirti con certezza però che fino ad una 10ina di anni fa ancora le tortore , così come le quaglie abbondavano ...
    Ad oggi il calo e stato imponente e drastico!
    Lavoro in campagna e la mattina fino ad una certa ora sto sempre con gli occhi rivolti verso l alto.
    Nel tardo pomeriggio di ieri, mentre ero in campagna per fare un giretto coi cani ho visto l' unico stuoletto di 7 tortore passarmi sopra la testa e dal 25 aprile ne avrò sentite e visite non più di 4/5 a tenermi largo...
    Dapprima le scese delle quaglie era imponenti..ora ci accontentiamo di numeri da schedina , e quando se ne trovano una decina bisogna gridare al miracolo..
    Gli unici che aumentano sono i gruccioni..
    Anche i rigogoli ne arrivano sempre meno anche se sono costanti negli anni!
    Purtroppo questi e la cruda realtà dei fatti!




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    Osservazione ok della migrazione degli ultimi anni diciamo pure dal 2005 in poi di tortore poche e quelle poche non si fermano quaglie veramente gridiamo al miracolo se di questi tempi ne troviamo 10 però si deve dire pure che rispetto ad anni fa le orchestre in questo periodo sono molto aumentate una volta bastava pure un campanello su una canna di 2-3 e uno li vedeva schizzare da terra, Gianluca ma nella zona umida più avanti di Corigliano scalo zona bassa se ne sono viste marzaiole quest'anno ?


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  • gianluca misuraca
    ha risposto
    Originariamente inviato da giuseppe70 Visualizza il messaggio
    Caro Gianluca, ti pregherei di tenerci informati sull'andamento del ripasso primaverile delle tortore.
    Immagino sia un osservatore non solo in periodo di caccia. Le tue zone, specialmente nel tratto costiero tra Capo Rizzuto e Cirò, erano le più importanti per la caccia primaverile delle tortore in Calabria.
    Un caro zio che ormai non è più, ha praticato per un quarto di secolo questa caccia dedicando tutto il tempo disponibile e facendo"scarpetta" d'ogni tipo di permesso o ferie lavorative pur di aspettare il passo tra le dune del litorale Crotonese.
    Se fossi da quelle parti, in questo periodo, non esiterei a restare almeno un paio d'ore, al mattino, in religiosa contemplazione per assistere anche a qualche scampolo di passo.
    So che fino a qualche anno fa alcuni "birbaccioni" tentavano qualche tiro in ossequio a una tradizione di quei luoghi, fortemente radicata, e che solo dopo molto tempo dalla sua completa abolizione le spiagge e le alberate litoranee divennero realmente svuotate di cospicue presenze di nembrotti.
    Molti vecchi cacciatori romani tentavano la sorte di capitare nel "passo" tra il venti aprile e il dieci maggio abitando alberghi o campeggi nei periodi propizi.
    Uno di questi l'ho conosciuto alcuni anni or sono, appassionato di libri di saggistica e narrativa venatoria.
    Il vecchio Auro ha scritto tre o quattro testi anche lui e in un paio di questi (ricevuti in dono dallo stesso) ha accuratamente descritto delle cacciate alle tortore e quaglie di ripasso nelle zone sopra citate aggiungendovi le foto dei carnieri.
    Fino a una decina d'anni fa riuscivo ad avere qualche sporadica notizia relativa all'andamento della migrazione primaverile; mio zio aveva informazioni (evidentemente solo per motivi non più legati alla caccia "cacciata") da qualche contadino o vecchio cacciatore che, o per portare nei mercati i generi ortofrutticoli e ortaggi o per altri motivi di lavoro, avevano avuto prima occasione di poter osservare eventuali fenomeni di "volo" mattutini.
    La qualcosa ha sempre creato nella mia mente un fascino così traboccante, una suggestione così piena e palpitante che da fanciullo coglievo più volte l'occasione per farmi raccontare, talvolta le stesse storie, da zio Gianni, che, forse raggiante di poter passare il testimone a qualcuno, non esitava ad appassionarsi anch'esso nel reiterare racconti di vita vissuta.
    Nei momenti più enfatici della narrazione le dita delle sue mani imitavano le ali rattrappite dalle fucilate, sottolineate da una o più "detonazioni labiali, e lo "sfarfallio" dei palmi socchiusi terminava inesorabilmente, senza posa, sui braccioli della poltrona o i cuscini di velluto del sofà.
    Caro zio, desidererei poterti far sapere che il passo delle tortore è ancora buono e che il vecchio Breda a sette colpi potrebbe anche minimamente onorare uno di quei voli ma ciascun tempo vive se stesso e se ancora oggi tento di districarmi tra balzelli burocratici di finti studi, orde di fucili nelle poche campagne disponibili e scarsezza di selvaggina, tutto questo lo devo anche a quei "palmi rattrappiti" che tanto m'han fatto appassionare di caccia e, forse, diventare uomo migliore.
    Ciao caro...io sono di Rossano, una 40ina di chilometri circa da Ciro'!
    Data la mia età non ho vissuto la caccia primaverile , ma dai racconti dei miei avi ti garantisco che anche qui la migrazione primaverile era uno spettacolo della natura..
    Posso dirti con certezza però che fino ad una 10ina di anni fa ancora le tortore , così come le quaglie abbondavano ...
    Ad oggi il calo e stato imponente e drastico!
    Lavoro in campagna e la mattina fino ad una certa ora sto sempre con gli occhi rivolti verso l alto.
    Nel tardo pomeriggio di ieri, mentre ero in campagna per fare un giretto coi cani ho visto l' unico stuoletto di 7 tortore passarmi sopra la testa e dal 25 aprile ne avrò sentite e visite non più di 4/5 a tenermi largo...
    Dapprima le scese delle quaglie era imponenti..ora ci accontentiamo di numeri da schedina , e quando se ne trovano una decina bisogna gridare al miracolo..
    Gli unici che aumentano sono i gruccioni..
    Anche i rigogoli ne arrivano sempre meno anche se sono costanti negli anni!
    Purtroppo questi e la cruda realtà dei fatti!




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  • giovannit.
    ha commentato in 's risposta
    Tanto Centro cia' li cocci da ammazza'...

  • fabio d.t.
    ha commentato in 's risposta
    Magnifica hahahahahaha ..... speriamo di non dover essere condannati a 'sta fine !!! povero Centro 67

  • giovannit.
    ha risposto
    Originariamente inviato da erchiappetta Visualizza il messaggio
    Oggi ci ritroviam a dover raccogliere ali per poter sperare di cacciare ancora un selvatico che ha fatto la storia del migratorista e a incappare forse in un blackout che magari spegnerebbe anche i social per una volta e ritrovarci intorno ad una luce fioca...ma chi raccontera' cosa...... mah ?!?

    Un saluto.
    Mah, penso che come vanno le cose, uno dei racconti avvincenti potrebbe essere uno cosi':

    Erano gia' le 10 di sera di un Venerdi' che era stato spossante, in ufficio. Neanche avevo caricato la sveglia perche' volevo dormire fino al mezzogiorno del Sabato. Avevo gia' spento la luce sul comodino, detto buonanotte a mia moglie, che stava leggendo un libro sulla sua tablet, quando il telefono squillo'. Era Arturo, il mio amico contadino che aveva un vasto podere in Sabina. "Peppi', che stevi a dormi'?" "No, non ti preoccupare, ero ancora sveglio." "Ah meno male... Domani che voi fa'? Ce voi i' a caccia? Oggi pomeriggio ne so' vista una ne lu maggese, de dietro a l'ulivetu. Era puro bella grossa. Che fai, venghi?"
    Come potevo resistere alla tentazione? "D'accordo, Artu'. Ci vediamo alle sette davanti al casolare tuo."
    Ormai ero bell'e sveglio. Mi alzai, e preparai vestiti, scarponi, schioppo e cartuccera. Tornato a letto non riuscii a chiudere un occhio tutta la notte. Ero troppo emozionato, immaginando una bellissima azione di caccia la mattina seguente. Erano ancora le cinque quando misi Fido in auto. La testa mi girava un po' per il sonno e la stanchezza. M'ero bevuto un'intera caffettiera da 12 di espresso ed avevo gia' fumato una decina di sigarette. Aprii la porta del garage ed uscii nel buio di una notte nuvolosa. Arrivai al casolare di Arturo con un'ora di anticipo. Un colpetto di claxon e cinque minuti dopo scese di casa. "Ammazza che si' venutu prestu!" esclamo' con la bocca impastata di sonno. "Mejo si venghi drentu a ffa' culazzione, che si vai mo' te la fai scappa' ch'e' ancora buio e nun la vedi!" Accettai perche' non avevo scelta. non c'era ancora neanche un po' di chiarore ad est. La Sora Emilia, gia' in piedi da tanto per impastare il pane, mi fece una frittata con cipolla e salsiccia, cotta nell'olio buono del loro uliveto. La trangugiai di fretta, con gli occhi fissi alla finestra per indovinare il primo chiarore. Finalmente cominciava a far luce. Ringraziai la Sora Emilia e uscii nell'aia. Arturo stava dando il becchime ai polli. "Vieni anche tu, Artu'?" gli chiesi sperando che dicesse di no. Se ce ne era una sola la volevo tutta per me, inquadrata nel mirino del mio automatico magnum e stroncata con una magistrale schioppettata, cosa da ricordi indelebili. "No, Peppi', tengo tantu da fa', e poi gia ce n'ho due ner surgelatore. vacce da solo e divertite." Non me lo feci dire due volte. Feci uscire Fido dalla macchina, aspettai che facesse i bisogni e si sbizzarrisse a correre sull'aia, inseguendo le galline e le oche. Poi tirai fuori il fucile dalla custodia, lo caricai con tre belle cartucce nuove fiammanti, e mi avviai verso il maggese attraverso l'uliveto. Arrivato ai margini del maggese sussurrai a Fido, "Cerca!" e lui comincio' a incrociare fra le zolle a testa alta, da campione. Ma per quanto incrociasse non riusciva a trovare l'usta della preda. Passammo un'ora cosi', un'ora infruttuosa quanto faticosa. Camminare in un maggese non e' mai una passeggiata... Poi finalmente Fido si irrigidi' ai margini del campo, al confine con un medicaio. Ventre a terra striscio' come un serpente, lento, inesorabile. Io lo seguivo pochi passi indietro. Si immobilizzo' in una ferma scultorea. Io gli andai avanti col cuore in gola e... mi schizzo' letteralmente da sotto i piedi.Tirai la prima cartuccia troppo presto, preso dalla paura di vederla andar via. Fece uno scarto che mi rubo' anche la seconda schioppettata, anche questa a vuoto. Ma la terza, ah, quella terza benedetta da Diana! la prese in pieno, rovesciandola. Fido me la porto' impeccabilmente, con uno sguardo che sembrava dicesse, "Bravo, padrone mio! Sei quasi bravo quanto me!" La presi dalla sua bocca e la soppesai, lisciandola. Richiamato dagli spari Arturo arrivo' sul suo scorreggiante quad, lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Salto' giu' dal quad ed io gli porsi la mia preda per fargliela ammirare. "Che bella!" esclamo' . "Te l'eru dittu che era puro grossa. Se vede che era da mo' che magnava bene ne li campi mii. Magari ce ne fussero tante cosi'. Peccatu che manco de quelle piccole nun se ne vedenu piu'. Ce n'erano sortantu tre, e l'antre due le so' pijate io."
    Tornai a casa ridendo e cantando in macchina come un deficiente. La stanchezza e il sonno erano spariti, spazzati via dalla gioia della preda inconsueta. Misi la macchina nel garage, Fido nel canile, e corsi su per le scale. "Maria! Mariaaa! Vieni a vedere che bell'allodola ho incarnierato!"

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  • erchiappetta
    ha risposto
    Gia' che siamo in vena di ricordi, seppur non ho l'eta' per aver neanche minimamente praticato le cacce primaverili,ricordo d'una sera di tantissimi anni fa' in cui i palazzoni del quartiere popolare dove abitavamo rimasero al buio per un blackout da congiuntura anni '70...la famosa "austerity" ! Coincidenza volle che quella sera fosse ospite da noi mio Zio Giuseppe,detto Peppino,ch'era il cognato di mio Padre e che con lui condivideva la passione venatoria insieme a mio Nonno materno. Il ricordo che ho molto vivo e' d'una sera d'altri tempi con tutti noi raccolti intorno al lume di fioche candele a raccontar storie che ovviamente quando toccavan a mio Padre o a mio Zio eran di carattere venatorio! Su tutte quella sera mi rimase impressa quella d'una loro cacciata appunto alle tortore di maggio in quel della Costiera Amalfitana con loro tre protagonisti !

    Essendo mio Padre divenuto loro parente sposando quella santa donna di mia Madre originaria di quel posto incantato ch'e' ancora oggi Positano, aveva avuto la fortuna di condividere con mio Nonno e con questo mio simpaticissimo Zio epiche battute di pesca e qualche cacciata particolare! E gia'....perche' mio Padre non amava la confusione,era per lo piu' un solitario che fuggiva la massa e cacciava con i suoi amati cani selvaggina nobile,inizio' a tirare qualche tordo solo nell'81 quando presi anch'io la licenza e a mia memoria credo non abbia mai tirato un allodola in vita sua!

    Infatti,dopo esperienze per il suo modo d'interpretar la passione venatoria , piu' che negative,aveva rifiutato anche la caccia alle quaglie d'entrata sul litorale laziale perche' a suo dire : eran una gran caciara dove rimediare qualche pallino per se o per il cucciolone da imparare era cosa quasi scontata e sparare ad uccelli che rotolavano esausti appena dietro la battigia piu' che frullare in ala.....era da considerarsi spregevole come forma di caccia....vabbe'...punti di vista.
    Non cosi' per le tortore,che su' chiamata dei parenti campani gli faceva sobbarcar a cuor leggero i 280 km da Roma in fiat 600 e lo vedevano protagonista su' un terrazzamento a strapiombo sul mare coltivato a olivi e vigna in quel di Positano dove cacciavano in tutta tranquillita' le frecce alate che entravano a maggio.

    Ricordo la luce nei suoi occhi quando raccontava di gruppetti di 4/5 tortore che avvistava sul mare sottostante e che scomparivano alla sua vista nell'attimo che accostavano la scogliera per poi scoppiare fragorosamente davanti alle fronde degli ulivi fronte la posta a pochi metri dalle canne dell'amato sovrapposto, e l'eco dei colpi della doppietta del 16 del Nonno appostato appena sopra insieme a Zio Peppino ! La concitazione del racconto e l'enfasi delle loro parole ti facevano partecipe....come se fossi pure tu li' con loro su' quello sperone di roccia e non vedevi l'ora d'aver finalmente l'eta' per partecipare tutt'insieme a quell'eldorado.
    Ovviamente non assaporai mai quelle emozioni....ma il loro ricordo divenne anche il mio in questa passione che ormai m'accompagna da sempre.

    Oggi ci ritroviam a dover raccogliere ali per poter sperare di cacciare ancora un selvatico che ha fatto la storia del migratorista e a incappare forse in un blackout che magari spegnerebbe anche i social per una volta e ritrovarci intorno ad una luce fioca...ma chi raccontera' cosa...... mah ?!?

    Un saluto.

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  • fabio d.t.
    ha risposto
    Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio

    No, non scherzavo--chiedevo. Siccome la ricciola non l'ho mai assaggiata, e siccome diversi carangidi hanno una cattiva reputazione come cibo, volevo sapere se era buona o no.
    Pesce crudo? Piace anche a me, ma solo se e' stato surgelato per abbastanza tempo da uccidere parassiti e cisti ed uova di parassiti.
    Ovviamente prima di portarlo a tavola il pesce da consumare crudo viene surgelato.

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  • giovannit.
    ha risposto
    Originariamente inviato da fabio d.t. Visualizza il messaggio

    Stai scherzando vero ?

    La Ricciola, dopo il Tonno Rosso, è a mio giudizio ( ma non solo il mio ) il miglior pesce da gustare crudo. Inoltre si presta molto per i primi piatti, mentre se si vuol gustare come secondo bisogna stare molto attenti alla cottura che deve essere sempre molto breve, oppure perfetta se si prepara a bassa temperatura sotto vuoto.

    No, non scherzavo--chiedevo. Siccome la ricciola non l'ho mai assaggiata, e siccome diversi carangidi hanno una cattiva reputazione come cibo, volevo sapere se era buona o no.
    Pesce crudo? Piace anche a me, ma solo se e' stato surgelato per abbastanza tempo da uccidere parassiti e cisti ed uova di parassiti.

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  • A.le
    ha risposto
    Originariamente inviato da Gianni1° Visualizza il messaggio
    Quando era ora scendevano i castellani dai Colli verso le spiagge di TorVajanica e Campo Jemini di Ardea, usavano di tutto per arrivare in tempo (Fiat 615, Lambrette, vecchie Moto Guzzi)dopo che Radio Passo aveva confermato quello che gia sapevano, mio padre era uno di questi, mi raccontava che un buon affilo per le tortore era dov'è la chiesa di Torvajanica, che i tomboleti di maggio erano spettacolari per i colori ed i profumi, che quello che ora è il ristorante/belvedere Biagio, era un pescatore che nella sua catapecchia di legno cuoceva il pesce che pescava per i cacciatori.
    Ma di che stiamo a parlare, la caccia era questa, da ragazzino me li ricordo quei fasci di tortore e quaglie appesi in cucina, quell'odore di mare che emanavano e mio padre abbronzato come un tizzone. BEI TEMPI
    Già..... BEI TEMPI !!!

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  • Gianni1°
    ha risposto
    Quando era ora scendevano i castellani dai Colli verso le spiagge di TorVajanica e Campo Jemini di Ardea, usavano di tutto per arrivare in tempo (Fiat 615, Lambrette, vecchie Moto Guzzi)dopo che Radio Passo aveva confermato quello che gia sapevano, mio padre era uno di questi, mi raccontava che un buon affilo per le tortore era dov'è la chiesa di Torvajanica, che i tomboleti di maggio erano spettacolari per i colori ed i profumi, che quello che ora è il ristorante/belvedere Biagio, era un pescatore che nella sua catapecchia di legno cuoceva il pesce che pescava per i cacciatori.
    Ma di che stiamo a parlare, la caccia era questa, da ragazzino me li ricordo quei fasci di tortore e quaglie appesi in cucina, quell'odore di mare che emanavano e mio padre abbronzato come un tizzone. BEI TEMPI

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  • fabio d.t.
    ha risposto
    Originariamente inviato da giovannit. Visualizza il messaggio

    Ma e' vero che le ricciole non sono un granche' da mangiare? Io non le ho mai provate. Credo che da noi, ma mi potrei sbagliare, le chiamano Crevalli, o Jack Crevalli, o qualcosa del genere.
    Stai scherzando vero ?

    La Ricciola, dopo il Tonno Rosso, è a mio giudizio ( ma non solo il mio ) il miglior pesce da gustare crudo. Inoltre si presta molto per i primi piatti, mentre se si vuol gustare come secondo bisogna stare molto attenti alla cottura che deve essere sempre molto breve, oppure perfetta se si prepara a bassa temperatura sotto vuoto.

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  • A.le
    ha risposto
    Originariamente inviato da giuseppe70 Visualizza il messaggio
    ....
    Molti vecchi cacciatori romani tentavano la sorte di capitare nel "passo" tra il venti aprile e il dieci maggio abitando alberghi o campeggi nei periodi propizi.
    Uno di questi l'ho conosciuto alcuni anni or sono, appassionato di libri di saggistica e narrativa venatoria.....
    Mio padre era uno di questi. Prendeva sempre le ferie in quel periodo e stava via una settimana intera.
    Non me la sono mai fatta raccontare perché credevo quella caccia eterna e lui pure con lei... Ora non ci sono più entrambi e si vive male di scritti e di altrui ricordi. È la vita...

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  • giuseppe70
    ha risposto
    Caro Gianluca, ti pregherei di tenerci informati sull'andamento del ripasso primaverile delle tortore.
    Immagino sia un osservatore non solo in periodo di caccia. Le tue zone, specialmente nel tratto costiero tra Capo Rizzuto e Cirò, erano le più importanti per la caccia primaverile delle tortore in Calabria.
    Un caro zio che ormai non è più, ha praticato per un quarto di secolo questa caccia dedicando tutto il tempo disponibile e facendo"scarpetta" d'ogni tipo di permesso o ferie lavorative pur di aspettare il passo tra le dune del litorale Crotonese.
    Se fossi da quelle parti, in questo periodo, non esiterei a restare almeno un paio d'ore, al mattino, in religiosa contemplazione per assistere anche a qualche scampolo di passo.
    So che fino a qualche anno fa alcuni "birbaccioni" tentavano qualche tiro in ossequio a una tradizione di quei luoghi, fortemente radicata, e che solo dopo molto tempo dalla sua completa abolizione le spiagge e le alberate litoranee divennero realmente svuotate di cospicue presenze di nembrotti.
    Molti vecchi cacciatori romani tentavano la sorte di capitare nel "passo" tra il venti aprile e il dieci maggio abitando alberghi o campeggi nei periodi propizi.
    Uno di questi l'ho conosciuto alcuni anni or sono, appassionato di libri di saggistica e narrativa venatoria.
    Il vecchio Auro ha scritto tre o quattro testi anche lui e in un paio di questi (ricevuti in dono dallo stesso) ha accuratamente descritto delle cacciate alle tortore e quaglie di ripasso nelle zone sopra citate aggiungendovi le foto dei carnieri.
    Fino a una decina d'anni fa riuscivo ad avere qualche sporadica notizia relativa all'andamento della migrazione primaverile; mio zio aveva informazioni (evidentemente solo per motivi non più legati alla caccia "cacciata") da qualche contadino o vecchio cacciatore che, o per portare nei mercati i generi ortofrutticoli e ortaggi o per altri motivi di lavoro, avevano avuto prima occasione di poter osservare eventuali fenomeni di "volo" mattutini.
    La qualcosa ha sempre creato nella mia mente un fascino così traboccante, una suggestione così piena e palpitante che da fanciullo coglievo più volte l'occasione per farmi raccontare, talvolta le stesse storie, da zio Gianni, che, forse raggiante di poter passare il testimone a qualcuno, non esitava ad appassionarsi anch'esso nel reiterare racconti di vita vissuta.
    Nei momenti più enfatici della narrazione le dita delle sue mani imitavano le ali rattrappite dalle fucilate, sottolineate da una o più "detonazioni labiali, e lo "sfarfallio" dei palmi socchiusi terminava inesorabilmente, senza posa, sui braccioli della poltrona o i cuscini di velluto del sofà.
    Caro zio, desidererei poterti far sapere che il passo delle tortore è ancora buono e che il vecchio Breda a sette colpi potrebbe anche minimamente onorare uno di quei voli ma ciascun tempo vive se stesso e se ancora oggi tento di districarmi tra balzelli burocratici di finti studi, orde di fucili nelle poche campagne disponibili e scarsezza di selvaggina, tutto questo lo devo anche a quei "palmi rattrappiti" che tanto m'han fatto appassionare di caccia e, forse, diventare uomo migliore.

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