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Ancora una volta la politica abdica al diritto-dovere di amministrare lo Stato e le sue istituzioni in favore dell’ambientalismo ideologico più sterile e anticaccia che possa esistere. Unico scopo: evidentemente, la tenuta della maggioranza in Regione a guida Zingaretti più Cinque Stelle. Soltanto così si spiega la sbandierata istituzione dell’area contigua sul versante laziale al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), mastodontica area protetta istituita nel 1923 per regio decreto ma che, ancora oggi, non possiede confini delineati e formalmente stabiliti, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Di fatto, come scrive chiaramente l’Associazione italiana Wilderness (Aiw), “l’area contigua è una trappola giuridica ed è di fatto un ampliamento del Parco Nazionale”. L’associazione denuncia l’ennesima prevaricazione pseudo-ambientalista nei confronti del diritto degli attori della ruralità, a cominciare dagli agricoltori, dai residenti e dai cacciatori. La legge vigente, infatti, prevede che possa istituirsi un’area contigua, vale a dire una zona in cui si estendano i vincoli ricadenti all’interno del Parco Nazionale, con lo stesso ente Parco delegato alla gestione di ambiente e fauna. Ma il Pnalm possiede già una cosiddetta “Zona di Protezione Esterna” storicamente riconosciuta anche se mai istituita legalmente, in quanto priva di legge regionale e del consenso dei Comuni interessati. Insomma, una vera forzatura, per non dire un illecito, che perdura dagli anni Settanta del secolo scorso. E che oggi rischia di ripetersi nei Comuni di Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati e Vallerotonda. Otto territori dei quali la metà, per fortuna e per buonsenso, ha già approvato la delibera cautelativa Wilderness, nella quale si parla di autonoma volontà di proteggere il proprio patrimonio ambientale senza bisogno di istituire nuove aree protette o di ampliare quelle preesistenti.

Inoltre la legge prevede che nel caso di Parchi Nazionali che si estendano su più Regioni, l’area contigua vada stabilita “d’intesa con le altre regioni”. Ovvero, prima le tre Regioni Lazio, Abruzzo e Molise devono concordare i confini complessivi che l’area dovrà avere, e solo dopo le singole Regioni possono provvedere a deliberare i settori di loro competenza, cosa che non è accaduta in nessuna delle tre Regioni interessate dal Parco. E ancora: come mai l’area contigua si chiede con ostinazione soltanto per il Parco Nazionale d’Abruzzo, e non anche per gli altri Parchi?

Perché, insomma, a qualcuno preme così tanto ampliare una già immensa area protetta includendo otto nuovi Comuni? Perché limitare ulteriormente l’attività umana quale quella estrattiva, agricola e ittico-venatoria, demandandone la gestione direttamente al Parco?

Anziché chiedersi come mai, a distanza di cento anni dalla sua istituzione, il Parco Nazionale d’Abruzzo abbia ancora “fame” di territorio pur non possedendo ancora dei confini indiscussi, il presidente Zingaretti ha preferito rinunciare alla corretta gestione dell’ambiente nel Lazio, “affidata” – per così dire – alla “pasionaria” grillina Lombardi, ben nota per le sue posizioni intransigenti nei confronti di tutto ciò che non si pieghi al proprio credo anticaccia e antiruralità.

Tutto questo Federcaccia Lazio non può tollerarlo e, pertanto, rinnova il proprio appello ai residenti dei Comun interessati affinché esercitino pressioni sui rispettivi amministratori locali. Non è certo la sottocultura salottiera metropolitana che può insegnare la salvaguardia del territorio, della fauna e della biodiversità a chi la natura la vive e la rispetta da sempre. (Ufficio Stampa Federcaccia Lazio)

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