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Una vicenda legata all’uso di fanghi e gessi come fertilizzanti a carico di una società della provincia di Brescia è al centro di grosse polemiche. Non vogliamo entrare nel merito, è compito della magistratura, però alcune riflessioni ci sentiamo in dovere di farle. Cosa hanno fatto di male i terreni della nostra bella pianura Padana per dover ricevere come fertilizzanti fanghi e gessi provenienti dai depuratori delle città? Come si combina l’uso di questi reflui con l’eccellenza della nostra agricoltura? E soprattutto quali sono i risvolti sulla fauna, stanziale e migratoria? Si dice per esempio che l’allodola sia in difficoltà: sicuramente lo è a transitare sulla pianura Padana se quello che trova sono queste schifezze nei terreni! Nessuno di noi va a mangiare in una trattoria dove si mangia male, si scieglie sempre quella dove il cibo è migliore e di conseguenza anche le allodole come altre specie migratrici si comportano cosi. Tanto è vero che in aree dove l’agricoltura non fa uso di questi residui, pensiamo ai paesi dell’Est, l’allodola sembra tutto tranne che una specie in sofferenza. Accogliamo quindi con grande favore le iniziative concrete, legali ed amministrative, portate avanti dall’assessore regionale agricoltura Fabio Rolfi nel voler cercare di frenare e limitare l’utilizzo di questi prodotti nei terreni. Tutelare la Natura, le buone pratiche agricole, gli imprenditori agricoli virtuosi vuol dire veramente cercare di creare una filiera virtuosa e di qualità che faccia rimanere ai massimi livelli quello che è ancora oggi definito il settore Primario, l’agricoltura.

I Comprensori Alpini di tutta la Lombardia stanno predisponendo i confini dei nuovi Distretti per la caccia alla coturnice come definito dalle Linee Guida regionali approvate lo scorso dicembre in ottemperanza al Piano di Gestione nazionale della Coturnice. Queste linee guida hanno individuato zone vocate e zone non vocate e all’interno di queste, in aree omogenee e solo in Zona A, si potrà cacciare la coturnice. Balza però subito all’occhio come siano state individuate come zone “non vocate” aree dove storicamente vengono censite le coturnici. Come sappiamo i censimenti avvengono in primavera al canto ed in estate con i cani e a fine giornata, con la vidimazione della Polizia Provinciale, viene stilata una relazione con segnalate tutte le zone dove sono stati individuati gli animali. Queste relazioni venivano prima mandate all’Ufficio caccia della Provincia oggi rinominato UTR Perchè questi dati non sono stati utilizzati? Perchè un patrimonio storico di almeno 20 anni è stato ignorato? Forse perchè in formato ancora cartaceo e quindi di difficile catalogazione e fruizione; per questo motivo Federcaccia Brescia proporrà formalmente a Regione Lombardia di impegnare i Comprensori Alpini a digitalizzare tutto il loro archivio secondo uno schema digitale predefinito per dar la possibilità, anche ai meno solerti, di poter usufruire con un “click” di vent’anni di censimenti.Questo lavoro potrebbe essere affidato da ciascun Comprensorio al proprio tecnico faunistico che già conosce molto bene il proprio territorio senza ricorrere ai soliti bandi da affidare a consulenti esterni. La Regione Lombardia potrebbe co-finanziare questa iniziativa che non è solamente ad uso e consumo del mondo venatorio ma è un dovere per un Istituzione che dovrebbe avere la fotografia precisa del patrimonio faunistico regionale. Vogliamo anche capire perchè questa richiesta di digitalizzare i dati dei censimenti non è stata mai fatta agli Uffici Provinciali e di conseguenza ai Comprensori Alpini e come oggi i dati raccolti vengono utilizzati e soprattutto archiviati. E’ fondamentale per il nostro mondo evolversi, formando tecnici faunistici capaci ed esperti nell’uso delle nuove tecnologie. Allo stesso tempo anche le Istituzioni devono dotarsi di personale formato tecnicamente che sappia elaborare i dati raccolti per tramutarli in strategie di gestione coordinata tra tutti i Comprensori. La strada da fare è molta ma l’occasione delle Linee Guida della Coturnice ci sta dando modo di capire dove indirizzare i nostri sforzi e mette in luce un modus operandi degli Uffuci della DG Agricoltura che in alcuni casi sollevano interrogativi a cui è doveroso dare risposte. I cacciatori e i loro dirigenti, soprattutto quelli all’interno di Atc e Ca devono capire che i dati, siano essi dei tesserini che dei censimenti, sono l’unico dato certo sul quale costruire una caccia sostenibile. Tutto il resto sono parole al vento, chiacchiere da bar che non portano assolutamente nulla.

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