19 Aprile 2022

 

be…..cosa si può dire del dentice se non che è il punto di arrivo di ogni pescatore in apnea,il sogno che si insegue tutta la vita,alcuni lo considerano la laurea in questa disciplina,di certo non sbagliando!

ora però vediamo un pò chi è….

 

·       Ordine             Perciformi
·       Famiglia          Sparidi
·       Genere             Dentex
·       Specie             Dentex Dentex

 

Il dentice è senza ombra di dubbio uno dei più affascinanti e specializzati predoni del mare, capace di trasmettere al pescatore subacqueo emozioni difficilmente eguagliabili dall’incontro con altre specie.

Morfologicamente è dotato di un corpo robusto, piuttosto alto e compresso, con la testa generosa, imponente anche per via della mandibola appena sporgente.

Ovviamente il pesce prende il nome dalla peculiare presenza, su entrambe le mascelle, di quattro denti caniniformi, disposti in maniera tale da risultare ben visibili anche a bocca socchiusa e che conferiscono al muso un aspetto caratteristico.

Il dentice possiede una buona visione bioculare, distintiva dei pesci predatori, dovuta alla disposizione alta degli occhi (non grandissimi) e dalla particolare conformazione del capo in prossimità degli stessi:

difatti, in fase di avvicinamento al subacqueo, il dentice avanza frontalmente, di muso, fissando l’intruso con entrambi gli occhi per poi disporsi di fianco e “studiarci” meglio nelle fasi finali …

Lo sparide è provvisto di un’unica pinna dorsale che conta 11¸12 raggi spinosi ed 11¸12 raggi molli; quella anale ha i primi 3 raggi spinosi, gli altri 8¸9 molli.

Le pinne ventrali sono di dimensioni contenute, le pettorali piuttosto lunghe e acute, come un angolo acuto formano i due lobi della caudale.

La livrea del dentice è eccezionale (vedi foto 1), con un colore di fondo argenteo e tonalità che sfumano dall’azzurro (sul dorso e in testa) al rosato (sui fianchi e sempre in testa).

Anche le pinne presentano una colorazione rosea che sfuma nel giallo nelle ventrali e nell’anale.

Propria dei dentici, specie dei più giovani, è poi una particolare colorazione, caratterizzata da striature verticali più scure (vedi foto 2), che riescono ad ottenere grazie alla presenza di cromatofori sulla superficie del corpo.

Le dimensioni raggiungibili dallo sparide possono superare il metro di lunghezza per un peso max difficilmente quantificabile, viste le testimonianze di incontri con pesci di mole superiore ai 20Kg e addirittura del ritrovamento di un esemplare morto di 30 Kg (!!!).

Di norma il sesso è primario, ma ci possono essere casi di ermafroditismo.

Solitamente gregari, almeno i più giovani, i dentici preferiscono acque più profonde in inverno, mentre in primavera (periodo durante il quale si riproducono) risalgono fino a quote decisamente più accessibili nel sottocosta, dove stazioneranno per tutta l’estate e, a seconda della stagione, per buona parte dell’autunno.

Il pescatore subacqueo li può allora incontrare a profondità variabili, comprese fra pochi metri d’acqua fino a 25¸30 m e oltre, quote alle quali magari sarà più probabile l’incontro con i “pesi massimi”, ma che tuttavia rimangono appannaggio dei sub più allenati ed esperti.

La pesca subacquea a questo animale è decisamente una fra le più difficili, sia sotto l’aspetto fisico che mentale: le quote spesso rilevanti, le apnee richieste e le tecniche utilizzate per insidiare il dentice  richiedono un allenamento e un’acquaticità notevoli, unite ad una tecnica sopraffina e soprattutto ad un indispensabile autocontrollo.

Bisogna cioè conoscere i propri limiti, sapere fin dove poter arrivare in sicurezza, il che si risolve anche col saper rinunciare ad una possibile cattura: se i tempi della sommozzata si allungano pericolosamente, in attesa che i dentici si avvicinino, il rischio di incappare in un incidente sincopale diviene troppo alto ed una opportuna risalita testimonierà soltanto la raggiunta maturità e autodisciplina di cui sopra.

I dentici potremo sempre “fregarli” dopo!!!

Il dentice viene prevalentemente insidiato all’aspetto, con armi lunghe, preferibilmente veloci e dotate di mulinello;

l’asta sarà munita di doppia aletta, questo per scongiurare la possibilità che la stessa si sfili dalla ferita, la quale, vista la fragilità delle carni e la violenta reazione del pesce appena colpito, si “apre” abbastanza facilmente.

Per quanto concerne l’azione di pesca, la capovolta sarà fluida, mirata ad evitare rumori controproducenti (ad es. non dovremo “mulinare” con le pale non ancora sotto il pelo dell’acqua) e la conseguente discesa composta, senza bruschi movimenti che potrebbero allertare i pesci.

Discorso a parte meriterebbe il boccaglio, che comunque è sempre bene sfilare dalla bocca per motivi di sicurezza, sia che lo si allaghi prima della capovolta, sia che lo si faccia nei metri immediatamente successivi alla stessa.

Se durante la discesa non avremo la fortuna di individuare i dentici, cosa che ci faciliterebbe almeno nella scelta della direzione d’appostamento, una volta giunti in prossimità del fondo non sceglieremo a caso la “posta” di caccia, ma staremo attenti ai segnali che il mare saprà fornirci: morfologia del fondale, direzione delle correnti, comportamento della mangianza, presenza o meno del taglio freddo, ecc.

Le variabili sono così tante e l’argomento così vasto, che richiederebbero davvero troppo spazio e le considerazioni qui riportate sono da considerarsi di solo carattere generale.

Il riparo che sceglieremo dovrà nasconderci per gran parte del corpo e al contempo permetterci una sufficiente visuale; preferibilmente sarà tale da riuscire a disporci col sole alle spalle, di modo che i dentici abbiano maggiori difficoltà nel riconoscere la nostra figura.

A questo punto, se non avremo commesso errori (e soprattutto se la balena non avrà fatto quello che tutti saprete…) potremo scorgere i dentici che inizieranno ad avvicinarsi:

il carosello di inseguimenti che ne segue, i colori dell’intero branco, quei musoni autoritari che sembra vengano a reclamare il loro dominio su quel tratto di mare, costituiscono uno degli spettacoli più affascinanti e agognati dal sub, e insieme uno dei più tremendi per il suo sistema nervoso!

Ma la calma in questi momenti è essenziale: bisogna rimanere lucidi, non fare rumori o movimenti affrettati e ritrarsi ulteriormente dietro al riparo, assottigliare sempre di più la nostra figura in modo da incoraggiare il dentice ad avvicinarsi il più possibile, fino alla distanza utile per il tiro.

All’atto dello sparo, bisogna poi tener presente lo straordinario scatto di cui il dentice è dotato, che in alcuni casi, infelicissimi per il pescatore (ma perlopiù dovuti a tiri approssimati o lunghi), può permettergli di evitare l’asta già in corsa: può capitare inoltre che, sparando il dentice di muso, si finisca col colpirlo a centro corpo, proprio a causa della velocità dello scatto.

Il pesce centrato (si spera!), generalmente ha una reazione furibonda nei primi istanti, per poi intanarsi appena possibile nel primo taglio o spacca che trova; tuttavia è sempre meglio controllarne la fuga, per riuscire a recuperarlo senza eccessive difficoltà, soprattutto se si opera a profondità elevate (è ovviamente indispensabile il mulinello).

A questo punto stringeremo il pescione tra le mani se tutto è stato svolto a regola d’arte….ora però andiamo a mare,mica è così semplice! 🙂

 

 





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