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E’ polemica sul calendario venatorio 2022/2023 approvato dalla Regione Lazio.  Come l’anno scorso l’apertura resta confermata alla terza domenica di settembre per la maggior parte delle specie e la chiusura al 30 gennaio sia per gli acquatici che per i turdidi. Rimane anche il posticipo della chiusura al 9 febbraio per colombaccio e ghiandaia.

La caccia è consentita 3 giorni a scelta ogni settimana con l’esclusione del martedì e del venerdì. Dal primo ottobre ogni cacciatore con la residenza anagrafica nel Lazio potrà usufruire di 20 giornate gratuite per cacciare la selvaggina migratoria in tutti gli ATC regionali.

Dovrebbe essere prevista anche la preapertura il 18 settembre per alcune specie: cornacchia, gazza, quaglia, lepre e tortora. La novità di quest’anno riguarda proprio la tortora: per contingentarne i prelievi la Regione ha fissato un tetto massimo di tortore prelevabili in 5534 capi e ha assegnato ad ogni ATC una quota di abbattimento sulla base del numero di soci.

Un provvedimento che ha mandato su tutte le furie Pietro Casasole, responsabile provinciale associazione venatoria ”Caccia Sviluppo e Territorio” che ha preso carte e penna e ha scritto all’assessore regionale Erica Onorati e al consigliere Enrico Panunzi.

”Manifesto il mio dissenso – sottolinea – per il comportamento a mio giudizio incostituzionale della Regione Lazio nel proporre la preapertura, visto che tutti i cacciatori, pur pagando la medesima cifra-tasse stagione venatoria, non godono degli stessi diritti. Tramite apposita nota, l’Ispra ha evidenziato che la tortora africana si trova a livello continentale in un precario stato di conservazione. Si autorizza quindi l’ennesimo scempio come oramai avviene da 10-15 anni mentre i tecnici faunistici annunciano che di questo esemplare di origine africana rimangono solo 5.534 esemplari. Citando i numeri della Macedonia, altra nazione Europea, sei cacciatori in due giornate hanno fatto un carniere di circa 250 specie.

A nome della associazione, ribadisco che vogliamo svolgere tutto nel rispetto della Costituzione: una caccia non a pagamento ma di diritto. Mi domando a che cosa pensavano tutte le associazioni venatorie federali, quelle animaliste e agricole che fanno parte del comitati tecnico faunistico venatorio quando hanno deciso di concordare questa mattanza.

E si sono posti l’interrogativo chi controllerà i 5.534 cacciatori (al momento di aver abbattuto un capo ciascuno) affinchè depongano le armi e se ne vadano.

La nostra associazione – conclude Pietro Casasole – chiede quindi alla Regione Lazio di revocare il provvedimento di apertura in data 18 settembre come già fatto da quella dell’Umbria. Come alternativa sicuramente ben accetta creare una solo giornata di caccia ai residenti nella loro ATC di residenza anagrafica (carniere massimo 5 capi). Fondamentale ricordare che, al momento di cambiamenti atmosferici, con l’arrivo delle piogge la specie emigra e da inizio settembre non ci saranno più tracce”.

Fonte: articolo

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