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Risulta quanto mai doveroso rispondere a chi si domanda perché Arci Caccia non ha firmato il documento delle Associazioni Venatorie sul calendario; semplicemente perché nessuno ce l’ho ha chiesto, togliendoci dall’imbarazzo di firmare un nota che nega l’esistenza della siccità in Umbria.

Del calendario venatorio non siamo soddisfatti, soprattutto per il ritardo con il quale è stato approvato. In tempi non sospetti (Marzo 2022) quindi prima che si iniziasse la discussione con la Regione, Arci Caccia auspicava l’approvazione del calendario venatorio entro la metà del mese di giugno.

Non ci stiamo ad essere messi sul banco degli imputati per quanto accaduto, le responsabilità vanno cercate altrove. Non ci piace la mancanza della tortora, è impensabile che una discussione iniziata a Marzo si è protratta fino ad agosto. Non ci piace perché abbiamo perso un’occasione per attuare in modo corretto il piano di azione, non ci piace perché per volontà altrui non siamo stati in grado di introdurre il tesserino elettronico come richiesto dallo stesso, cosa che hanno fatto la Toscana e le Marche, che il primo settembre cacceranno la tortora, non ci piace perché non siamo stati in grado di programmare gli interventi giusti nei tempi giusti, cosa che  ne avrebbe consentito il prelievo. Non ci piace perché, su richiesta dei cacciatori ternani, avevamo concordato con le altre Associazioni Venatorie l’apertura differenziata del cinghiale tra Perugia e Terni, puntualmente smentita nella consulta successiva, in particolare da Federcaccia e Liberacaccia, che hanno rinnegato la loro parola, con buona pace dei cacciatori ternani, cosa che tra l’altro ha portato ad ulteriori ritardi nell’iter di approvazione del calendario.

Abbiamo sostenuto la scelta di discostarci dai nuovi Key concepts sulle date di chiusura di alcune specie (beccaccia, tordo bottaccio, sassello, ecc) assumendoci come tutti la responsabilità di eventuali ricorsi. Certo auspicandoci che non arrivino, perché se arriveranno, come già successo in altre Regioni, saranno ad orologeria, allo scadere del sessantesimo giorno, ovvero a meta ottobre. Se il calendario fosse stato approvato nei termini di legge, la presentazione di eventuali ricorsi sarebbe scaduta molto prima dell’apertura della caccia ed avremmo avuto tutto il tempo per eventuali modifiche, senza interferire sul periodo di caccia. Adesso, il rischio sarà quello di trovarsi il calendario impugnato a stagione venatoria iniziata, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Abbiamo sbagliato!! Dovevamo strillare pure noi per essere ascoltati, evidentemente i toni garbati e il rispetto delle istituzioni, la volontà di costruire e non di ostacolare non servono più in questo contesto; ma ci sapremo adeguare presto anche noi.

In questa vicenda sono emersi tutti i limiti della politica, la quale non ha voluto assumersi la responsabilità di decidere e governare. L’Assessore sapeva benissimo quali erano i tempi giusti di approvazione e le misure da adottare per un calendario regolare, non ha voluto ascoltare Arci Caccia nell’invito a fare presto e questo è stato il risultato.

Notizia di oggi che l’Assessore, dopo gli attacchi ricevuti, si è subito prodigato a consultare i presidenti regionali delle Associazioni Venatorie, non quello di Arci Caccia, per correre ai ripari.  La pezza è stata peggio del rotto scaricando di fatto la colpa su funzionari e dirigenti ed approvando in una Giunta straordinaria una ulteriore modifica per consentire l’allenamento dal giorno 15 agosto, cosa che accogliamo di buon grado, ma non per questo possiamo avallare le modalità con cui si è scelto di gestire la vicenda. I cacciatori hanno bisogno di certezza, vogliono esercitare la loro passione nel rispetto delle regole.

Avevamo deciso di evitare lo scontro, cercando di mediare su posizioni unitarie, adesso le altre Associazioni ci accusano sui social di esserci dileguati dal dibattito, per forti divergenze. E’ vero che abbiamo deciso di tagliare i rapporti con le altre Associazioni, non abbiamo la presunzione di dire che noi siamo nel giusto e gli altri sbagliano, ma non possiamo nemmeno accettare che le posizioni unitarie siano frutto di prevaricazione e non di mediazione.

Arci Caccia non porterà mai il cervello all’ammasso, dovendo per forza accettare le scelte altrui, che in molti casi contrastano con la nostra idea e visione della caccia. Restiamo sempre disponibili al dialogo su questioni concrete ma nel rispetto della nostra dignità, non ci interessa parlare alla pancia.

Nessuno di noi si può dire soddisfatto della gestione venatoria in Umbria ma, le strumentalizzazioni messe in campo sono figlie dell’incapacità di affrontare i temi veri della caccia e i problemi che, ormai da anni, ci trasciniamo e che troppo spesso non si vogliono risolvere.

Siamo stanchi della demagogia, della propaganda, della mancanza di confronto, della mancanza di serietà nel rispettare le scelte condivise, della strumentalizzazione della caccia e dei cacciatori. Siamo stanchi di chi vende tessere sotto costo pur di accaparrarsi qualche iscritto in più, di chi illude i cacciatori con promesse da marinaio, della politica in cerca di voti, degli Assessori passati e presenti che, pur di galleggiare, guardano i numeri e non le proposte, siamo stanchi di discutere sempre gli stessi problemi, degli attacchi strumentali, dell’idea che la colpa è sempre degli altri, del vittimismo, di chi ha paura del cambiamento. Si di questo siamo stanchi, ma non per questo ci arrendiamo e continueremo la nostra battaglia per una caccia sostenibile che non contrasti le esigenze di conservazione della fauna selvatica, moderna ed al passo con i tempi, una caccia utile alla società, capace di gestire e conservare fauna e ambiente, il resto non ci interessa, all’Arci Caccia non dobbiamo difendere né poltrone né stipendi, siamo tutti volontari che lavorano per difendere una passione.

Fonte: articolo

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