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Soft Air

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Soft air

Il softair o soft air o tiro tattico sportivo è un'attività ludico-ricreativa di squadra basata sulla simulazione di tattiche militari. Il softair si distingue dalle altre attività basate sulla simulazione di azioni belliche per l'utilizzo delle Air Soft Gun (in inglese letteralmente arma ad aria compressa, ASG) da cui appunto prende il nome. È caratterizzato da una grande varietà di giochi diversi che spaziano da un approccio meramente ludico ad un approccio di tipo sportivo, da un approccio ricreativo ad un approccio strategico-simulativo bellico, comprendendo varie sfumature all'interno di questi quattro estremi.Viene praticato in qualsiasi ambiente urbano o naturale,a qualsiasi ora,con qualsiasi condizione atmosferica. Gli eventi possono durare da poche ore a qualche giorno. Gli appassionati di softair si chiamano softgunners e amano dotarsi di un nome di battaglia.Viene usato nelle esercitazioni militari e paramilitari .A volte può venire utilizzato,per la verità raramente, anche nell'ambito del team building, del problem solving e della formazione aziendale solo in ambienti protetti ed esclusivi. Il nome deriva dall'inglese, sebbene in inglese il gioco sia chiamato airsoft o air soft. Il softair è nato in Giappone negli anni '80, in seguito all'invenzione delle ASG a scopo collezionistico , brevettate e prodotte lì per la prima volta , infatti lì la detenzione di armi da fuoco è vietata dalla fine della seconda guerra mondiale e per lo stesso motivo sono più di tre generazioni che in tale Paese non esiste un esercito formalmente detto.

Le Repliche

Le Air Soft Gun (letteralmente dall'inglese “Arma ad Aria Compressa”) sono repliche più o meno fedeli di armi leggere, principalmente da guerra, che proiettano pallini sferici a distanze variabili. Possono essere: A green gas o CO2, cioè in cui il pallino è sparato dalla rapida decompressione del gas Elettriche, cioè dove il pallino è sparato da un motore alimentato da un'apposita batteria di voltaggio variabile tra i 7,2 e gli 11,1 V di diversi tipi: si possono trovare batterie di tipo NiCd (obsolete), NiMH (le più comuni), LiFe (le più recenti) e LiPo (le più usate dai giocatori professionisti), le quali offrono diverse prestazioni, difetti e vantaggi. A molla, cioè dove è una molla a sparare il pallino. In questo modo si sviluppa generalmente una velocità di sparo maggiore, ma questo sistema è utilizzabile solo con le repliche bolt action I pallini, della dimensione di 6 mm di diametro (con una tolleranza di 0,05 mm), possono essere composti: da materiali plastici; da materiali inerti (ceramica) o biocompatibili; da materiali biodegradabili; da acciaio oppure piombo (il loro uso però ne è severamente vietato in qualsiasi contesto di gioco) da due o più componenti sopra elencati (es. nucleo in ceramica rivestito in PET). Il peso dei tre tipi di pallini più utilizzati varia tra 0,20 g e 0,30 g; esistono anche pallini con grammatura inferiore, quali 0,12 g e 0,15 g e grammature superiori, 0,32 g, 0,35 g, 0,40 g, 0,64 g e 1,04 g, anche se difficilmente vengono usati in quanto i primi troppo soggetti a deviazione del vento e i secondi in quanto si perderebbero alcuni metri di gittata utile. La compressione del gas necessario per proiettare il pallino può derivare dalla compressione, manuale o motorizzata, di un cilindro a molla oppure da serbatoi di gas precompressi. Nel caso di A.S.G. motorizzate si può incorrere anche nella denominazione Air Electric Gun (A.E.G.). Normativamente, le A.S.G. che imprimono una energia al pallino non superiore ad 0,99 joule sono da considerarsi oggetti qualsiasi, esclusi dal novero delle armi o degli strumenti[3]. Le A.S.G. non sono soggette a marchiatura CE per “giocattoli per bambini” in quanto esplicitamente escluse perché riproducenti armi da fuoco. Le A.E.G. non sono soggette a marchiatura CE per “apparati elettrici di limitato voltaggio” in quanto esplicitamente escluse perché operanti in corrente continua e tensione nominale inferiore ai 75 V. Esistono in commercio delle repliche A.S.G. costruite in plastica semitrasparente, per evitare pericolosi equivoci ed incidenti, obbligatorie in paesi come il Canada[senza fonte]. Le repliche, a causa del loro aspetto e della facilità di acquisto e di porto, possono essere usate per compiere rapine da eventuali malintenzionati [4]ed intimidazioni[5].Per questo in italia vengono dotate di serie di un tappo arancione facilmente removibile per il trasporto.
Replica di M15A4

Il gioco

Le partite possono avere obiettivi diversi: si va dal conquistare la bandiera altrui, ad effettuare vere e proprie pattuglie di ricognizione per conquistare obiettivi di diversa natura (bandiere, testimoni, materiali, eccetera) naturalmente “neutralizzando” gli avversari bersagliandoli con le apposite armi giocattolo ed eliminandoli così dal gioco. Per motivi di sicurezza è assolutamente d'obbligo per chi gioca indossare almeno degli occhiali protettivi, o meglio ancora delle maschere integrali per proteggere tutto il viso (dette “gran facciali”). Il resto dell' attrezzatura non è obbligatorio . Nonostante la pratica preveda l'uso di protezioni adeguate e le repliche siano di potenza assai ridotta, si tratta pur sempre di uno sport in ambiente aperto, per cui possono verificarsi occasionalmente incidenti come slogature e graffi. Se non si rispettano le norme di sicurezza basilari (uso di protezioni e della sicura delle repliche quando non in gioco, tiro solo da distanza superiore ai 9-10 metri) è possibile anche che vi siano infortuni agli occhi o ai denti, ma si tratta di casi poco frequenti e facilmente evitabili se lo sport è praticato con attenzione e soprattutto con le dovute protezioni, come maschere facciali in neoprene, occhiali con lente doppia, elmetti di vari modelli e nazionalità, protezioni specifiche per le parti del corpo più deboli. Esistono infinite tipologie di gioco, limitate solo dalla fantasia degli organizzatori, queste sono le più comuni e apprezzate dai softgunner: Cattura la bandiera o postazione avversaria che può essere: Attaccanti contro Difensori: viene posta una bandiera obiettivo, la difesa vince se l'attacco non conquista la bandiera entro un tempo limite prefissato o se tutti gli operatori di una delle 2 squadre vengono neutralizzati vince la squadra nemica. Doppio Attacco/Difesa: con due Bandiere, vince chi cattura la bandiera nemica e la riporta al proprio campo Deathmatch a squadre, in cui vince chi elimina tutta la squadra (senza “rinascita” dei giocatori) o chi elimina più avversari (con “rinascita”) Liberazione di un prigioniero Tutti contro tutti Difendi e distruggi: difendere la propria postazione e innescare una bomba nella base avversaria (naturalmene gli avversari cercheranno di disinnescarla). Possono essere anche organizzati scenari che riproducono azioni reali della storia militare, o immaginarie azioni di forze speciali. Per via della disponibilità di equipaggiamento, che copre soprattutto il periodo 1960-2000, gli scenari rappresentano soprattutto forze occidentali contro generici “terroristi” o forze NATO contro forze del blocco sovietico. La particolarità di questo gioco è l'essere basato completamente sulla correttezza del singolo giocatore, dato che non esiste alcun modo per provare oggettivamente che l'avversario sia stato colpito o meno: è dovere del giocatore, nel momento in cui avverte l'impatto del pallino avversario, alzare la mano, smettere di sparare e gridare colpito, morto, o preso (autodichiarazione) e quindi abbandonare l'area di gioco, evitando di collaborare e comunicare in alcun modo con i propri compagni ancora impegnati nell'azione. Chi agisce disonestamente viene ironicamente definito Highlander (dal famoso film basato sulle vicende degli scozzesi immortali) e una volta individuato può essere discriminato ed emarginato dagli altri giocatori; può anche essere espulso dal gioco o, nei casi più gravi, dall'Associazione di appartenenza. L'autodichiarazione è anche importante al fine di evitare inutili e continue raffiche di pallini ai danni del giocatore stesso. Certe volte accade che un giocatore colpito comunica con i suoi compagni ancora in gioco (cosa assolutamente vietata) comunicando posizione e movimenti del nemico o qualsiasi cosa abbia notato. Questi giocatori, in alcune parti definiti morti parlanti, vengono spesso rimproverati e nei casi estremi allontanati dal club di gioco.

Softair in Italia

In Italia è presente nei settori sportivi ufficiali di alcuni enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (es. CSEN, AICS, ASI, ACSI, ASC - Associazioni Sportive Confindustria, GAS). Nonostante ciò il softair non è uno sport riconosciuto dal CONI . Negli anni novanta in Italia si sono creati organismi privati di coordinamento nazionali o regionali come la Federazione Italiana Soft Air (FISA, ora estinta), l'Associazione Sportiva Nazionale War Games (ASNWG) e diversi comitati regionali, che hanno contribuito a diffondere il gioco su tutto il territorio nazionale con la costituzione di numerosi club o associazioni (ad oggi se ne contano più di 600 su tutto il territorio nazionale). Ogni anno si svolgono numerosi tornei e campionati in tutta Italia, e alcuni eventi internazionali. Alcuni di questi tornei possono arrivare alle 48 ore consecutive di gioco. I tornei possono prevedere operazioni atte all'acquisizione di obiettivi (tramite ricognizione o azione di combattimento diretto), alla difesa del territorio nei confronti della/delle fazioni opposte, ad operazioni che simulano o riproducono scenari storici o recentissimi. Le informazioni per lo svolgimento di queste competizioni sono contenute in “opord” o “storyboard”, ovvero ordini di missione, compilati con linguaggio prettamente militare e verosimili. A seconda del tipo di evento, le informazioni possono essere molto scarne (tornei di recon), molto dettagliate (tornei di combat) oppure un insieme delle due cose al fine di rendere ancor più realistico e difficile l'evento organizzato. Negli ultimi anni si è andata perdendo molta della terminologia prettamente militaristica a favore di un linguaggio tecnico più consono allo sport del soft air e sempre più lontano da schemi e termini militari, allo scopo di dare soprattutto all'opinione pubblica un'immagine ludico sportiva molto lontana da quella prettamente militare[se. Le squadre (costituite in Associazioni Sportive Dilettantistiche) sono costituite da un numero variabile di giocatori che dipendono dalle possibilità organizzative dell' Associazione stessa, di solito il numero minimo per dare luogo a partite funzionali è di 16 giocatori divisi in 2 squadre da 8 operatori (8 operatori sono il numero minimo per formare una pattuglia, secondo le moderne tattiche di movimento militare).

Campi da gioco

I campi da gioco possono essere di qualsiasi tipo: boschivi, sabbiosi, urbani (ma sempre in aree specifiche),utilizzati in qualsiasi ora e con ogni tempo. Il proprietario del campo da gioco può essere: un privato ente pubblico Nel caso del privato, basta una semplice richiesta scritta con la quale autorizzi il club a usufruire dei suoi terreni; deve però essere sempre informata la più vicina stazione dei Carabinieri o della Polizia. Nel caso in cui il terreno appartenesse a un ente pubblico, va fatta richiesta scritta all'ente stesso e va informata la più vicina caserma dei Carabinieri o della Polizia. Quest'ultimo accorgimento di solito viene comunque adottato anche nel caso in cui l'incontro avvenga in una zona privata di cui il club di soft air stesso sia proprietario; le comunicazioni vanno inoltrate all'Ufficio Relazioni con il pubblico della locale Questura, che ha esclusiva competenza in materia di ordine pubblico. È necessario anche segnalare la zona in cui si svolgeranno i giochi con degli opportuni avvisi che spieghino cosa sta avvenendo, in modo da non allarmare inutilmente eventuali passanti. Ovviamente, se non sicuro in notturna e in diurna, il campo non potrà essere utilizzato.

Critiche

In contemporanea con la maggior diffusione di questo sport in Italia, nelle cronache, sono frequenti lamentele, abusi e incidenti legati al softair. Alcuni incidenti non sono dovuti direttamente alla pratica del softair ma all'utilizzo improprio delle airsoft gun. Ci sono stati casi di critiche negative da parte della stampa, relative al fatto che le repliche da softair siano occasionalmente usate anche nell'ambito di azioni criminali e di scherzi pericolosi, per via della loro somiglianza con le omologhe reali e della facilità nel reperirle[1.

La normativa

I proiettili delle armi di limitata capacità offensiva, secondo il regolamento ministeriale adottato dal Ministero dell'Interno con il decreto n. 362 del 2001, non possono superare i 0,99 Joule di energia alla volata, un limite tale da non recare offesa, per quanto sofisticate le caratteristiche balistiche. Le armi superiori a questo limite con un massimo di 7.5 Joule, sono esclusivamente destinate al tiro a segno e non possono essere adoperate nel Softair. In Italia le armi softair sono classificate come strumenti e come tali non rientrano nella classificazione di “armi” e nemmeno di “oggetti atti ad offendere”. Secondo il parere della “Commissione Consultiva per il Controllo delle armi” del Ministero dell'Interno, si considerano non idonee ad arrecare offesa alla persona le “armi softair” che non superano 1 Joule di energia all'uscita della canna. Se si supera questo limite le ASG si devono considerare “oggetti atti ad offendere” con tutte le relative conseguenze giuridiche. Analoghe normative esistono ad esempio in Germania, dove è previsto un massimo di 0,8 Joule, mentre in Giappone sono ammessi fino a 0,98 Joule. Questo tipo di strumenti deve riportare il segnale rosso di sicurezza sulla volata. Il segnale – soprattutto per questioni di mimetismo dato che il rosso spicca vistosamente sui colori della vegetazione – può essere sostituito o colorato, purché si utilizzi l'arma esclusivamente nei contesti di gioco e non la si mantenga in vista durante il trasporto. L'eliminazione o la cancellazione in qualunque forma del tappo rosso non costituisce di per sé un illecito, ma costituisce un'aggravante se il giocattolo viene usato per commettere azioni criminali. In Italia e nei Paesi dell’ Unione Europea , le riproduzioni di armi da fuoco reali nonché fucili e pistole a gas compresso , non possono essere considerati giocattoli ai sensi della Direttiva 2009 / 48 / CE del 18 / giugno / 2009 . In Svizzera , “ le imitazioni di armi soft air sono contemplate dalla legge sulle armi quando «per il loro aspetto possono essere scambiate per armi vere» (art. 4 cpv. 1 lett. g della legge sulle armi). L’articolo 6 dell’ordinanza sulle armi statuisce che sono «confondibili» tutti gli oggetti che «a prima vista, risultano simili ad armi da fuoco vere» oppure, in altre parole, quelli che i profani non riconoscono subito come oggetti aventi funzionalità diverse dalle vere armi da fuoco.” Venerdì 1 luglio 2011 sarebbero dovute entrare in vigore le nuove normative, riguardanti specificamente il softair, previste dal D.Lgs. 204/2010. Tutte le riproduzioni giocattolo delle armi dovranno avere obbligatoriamente i primi 3cm della canna esterna colorate in colore rosso. le riproduzioni non potranno essere vendute/acquistate da soggetti minori di 14 anni. le riproduzioni potranno sparare soltanto pallini dal colore “vivo”, quindi i BB di colore bianco potranno essere utilizzati. Sono proibiti i BB neri, verdi, marroni. Ogni giocatore di softair ha l’obbligo del “porto giustificato” durante il trasporto dello “strumento”, per cui senza un buon motivo non sarà possibile portare all’esterno della propria abitazione alcuna riproduzione per il soft-air (dato il cambio di classificazione da “giocattoli” a “strumenti”). Tuttavia tali normative non sono ancora entrate in vigore, così come recita la circolare (decreto attuativo) del Ministero dell'Interno del 24 giugno 2011 Questa norma non specifica e demanda tutto ad un futuro regolamento da emanare, se sia onere del singolo proprietario o dell’importatore/venditore procurarsi detta certificazione; ad oggi non viene nemmeno specificato se la norma abbia o meno carattere retroattivo e sia quindi applicabile solo alle repliche acquistate successivamente oppure anche a quelle acquistate precedentemente. Il softair è vietato in alcuni comuni.


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Wikipedia.

Le pistole

Il termine pistola indica comunemente un'arma da fuoco di tipo convenzionale. Rientra nella categoria delle cd. armi da fuoco “corte”, che sono state inizialmente concepite per essere impugnate con una sola mano.

Storia

Le prime pistole (distinte dal precedente archibugio) comparvero verso la metà del Cinquecento, secondo alcuni in Toscana, a Pistoia, ove fiorivano botteghe di valenti armaioli e il termine deriverebbe proprio dal nome di quella città. L'etimologia ufficiale lo fa invece derivare dal ceco píšťala (“tubo, canna”), mentre secondo altri trarrebbe origine da pistoles, moneta spagnola di diametro uguale al calibro degli schioppi d'allora. Le prime pistole sfruttavano il sistema di accensione a ruota (v. pistola a ruota): sul fianco destro dell'arma era imperniato un dischetto di acciaio dal bordo zigrinato, caricato a molla e vincolato al grilletto. Premendo quest'ultimo il dischetto girava, sfregando contro una barretta di pirite, tenuta in posizione fra le ganasce di una morsa del cane, da cui si sprigionavano scintille, che incendiavano la polvere d'innesco. Il sistema a ruota, costoso e delicato, non offriva ampie garanzie di affidabilità, per cui gli artigiani dell'epoca sostituirono al dischetto ruotante il cane stesso, dotato di una pietra focaia stretta fra due ganasce. Arretrandolo, si comprimeva una molla e lo si agganciava al dente di scatto. Premendo il grilletto, il cane si abbatteva su una piastrina d'acciaio (batteria), sfregandovi contro con la pietra e producendo le scintille, che incendiavano la polvere d'innesco. Ai primi dell'Ottocento si scoprì che alcuni composti chimici esplodevano se sottoposti a percussione: un piccolo involucro (capsula), contenente fulminato di mercurio, clorato di potassio e solfuro di antimonio, prese il posto dell'acciarino. La nascita del sistema a percussione, tuttora universalmente adottato, segna il definitivo ingresso nell'era moderna delle armi da fuoco: consente di ridurre enormemente le dimensioni fisiche dell'arma ed offre un'affidabilità di funzionamento pressoché totale. Per anni però il numero di colpi di un'arma coincise con quello delle canne di cui essa era dotata: generalmente una, spesso due, al massimo tre, salve alcune esagerazioni poco diffuse, come le cosiddette “pistole a piede d'anitra” con quattro o più canne disposte a ventaglio su di un piano orizzontale che sparavano contemporaneamente o il fucile a sette canne dell'inglese Manton. Nel 1836 Samuel Colt, ispirandosi alle rivoltelle dette “pepperbox” (dotate di varie canne che sparavano una per volta venendo ruotate dall'azionamento del grilletto), depositò il brevetto relativo alla pistola a rotazione ad avancarica del tamburo, in cui il fascio di canne delle “pepperbox” era ridotto ad un corto cilindro (il tamburo, appunto) che, ruotando intorno al suo asse (dietro ad un'unica canna), presentava alla battuta del cane un colpo alla volta: era nata la rivoltella. Con l'invenzione della cartuccia metallica attribuita a Casimir Lefaucheux (che depositò nel 1836 a Parigi un brevetto per una cartuccia con innesco laterale a spillo), il principio della retrocarica conobbe la sua definitiva affermazione, venendo universalmente esteso a tutte le armi corte. Le prime pistole di Colt sparavano in “singola azione” (si doveva cioè armare il cane con il pollice prima di ogni colpo), ed avevano cinque o sei colpi. Con l'affermarsi della “doppia azione” la rivoltella raggiunse il punto massimo della sua evoluzione, rimanendo sostanzialmente inalterato fino ai nostri giorni. Il nuovo sistema consentiva infatti di sparare senza armare manualmente il cane ad ogni tiro, essendo sufficiente una decisa pressione sul grilletto per alzare il cane, far ruotare il tamburo ed esplodere il colpo. Nel 1880 la diffusione delle polveri senza fumo (smokeless), a base di nitrocellulose come cordite e balistite, oltre a ridurre drasticamente i problemi derivanti dall'accumulo di depositi carboniosi, consentì di fabbricare cartucce molto più potenti e generò la tendenza alla progressiva riduzione dei calibri in uso (un calibro più piccolo consente infatti una maggior velocità del proiettile e la velocità è la prima responsabile dell'energia cinetica). La retrocarica permise inoltre lo sviluppo dell'ultima grande innovazione nel mondo delle armi da fuoco portatili: il sistema di ripetizione semiautomatica, in cui l'energia cinetica del rinculo derivante dallo sparo viene utilizzata per far arretrare il carrello-otturatore, che espelle il bossolo vuoto, riarma il cane o il percussore, preleva una nuova cartuccia dal caricatore e la introduce in camera, aumentando significativamente la celerità di tiro. Un sistema simile era stato adottato per la prima volta nel 1884 da Hiram Maxim, inventore dell'omonima mitragliatrice. Successivi miglioramenti vennero applicati alle armi corte da Hugo Borchardt, a cui si deve la nascita della prima pistola semiautomatica, la Borchardt-Luger, realizzata dal fabbricante austriaco Georg Luger. Da questa, nel 1897, derivò la famosa Luger Parabellum, poi mod. P. 08 (da: “Pistole 1908”), adottata da varie forze armate europee. Agli inizi del secolo Peter Paul Mauser brevettò un'altra rivoluzionaria pistola semiautomatica, con la sede del caricatore posta anteriormente al grilletto. In America invece gli studi di John Moses Browning diedero origine alla Colt Government 1911 in calibro .45 ACP, fino a pochi anni fa pistola d'ordinanza dell'U.S.Army e di molti corpi di Polizia, tuttora in produzione. Alla fine dell'Ottocento inoltre furono concepite ed ideate le prime pistole semiautomatiche a singola azione come ad esempio la Brochard 1896. Nel 1939 in Germania Karl Walther realizzò la famosa P.38 (da: “Pistole 1938”) in calibro 9 mm Parabellum, prima semiautomatica a sfruttare il principio della doppia azione, permettendo di tenere la cartuccia in canna e far fuoco alla semplice pressione del grilletto, senza arretrare preventivamente il carrello ed evitando così l'impiego di entrambe le mani.

Caratteristiche

Gli elementi che contraddistinguono una pistola (come categoria generale che comprende vari tipi di armi corte tra cui anche la rivoltella che altro non è che una “pistola a rotazione”) sono la presenza di un'impugnatura solitamente quasi perpendicolare all'asse della canna e dall'assenza di una calciatura fissa (che in alcuni modelli può essere aggiunta per il cd. “tiro in appoggio”, cioè imbracciando l'arma e poggiando il calcio contro il corpo). La sua funzione è sempre stata quella di fornire un'arma leggera e maneggevole, utilizzata soprattutto dalle truppe montate, dalle forze di polizia e gendarmeria e dai civili. Fino all'inizio del Novecento in molti Paesi europei, compresi gli Stati italiani preunitari, pistole dalla canna estremamente corta (sotto i 17 cm) erano vietate per legge poiché ritenute “armi insidiose”. Le pistole fin quando furono ad avancarica solitamente erano usate in coppia specie dai militari (si pensi ai Carabinieri pre-unitari che avevano due pistole a pietra focaia come armi d'ordinanza) ciò poiché dopo aver sparato con una rimaneva comunque la seconda carica, sia nel caso in cui l'obiettivo non fosse stato neutralizzato, sia per garantirsi un'arma comunque funzionante mentre si ricaricava quella utilizzata. Con l'avvento delle rivoltelle che consentivano una certa autonomia di fuoco prima di ricaricare questa prassi venne meno, dotando sempre di una sola pistola.

Principali tipi

A tamburo (Rivoltelle)
La rivoltella o pistola a rotazione (a volte chiamata con il nome inglese revolver) è l'arma da fuoco semiautomatica costruttivamente più semplice; si compone di una canna attaccata stabilmente o tramite bascula ad un castello o fusto in cui si inserisce il tamburo incernierato attorno al perno che consente la rotazione attorno al proprio asse e basculante sul lato sinistro (nel caso in cui non sia invece fisso con il gruppo canna-tamburo che invece è basculante verso il basso). All'interno del tamburo sono ricavate le camere cilindriche di scoppio, o detonazione, che alloggiano le cartucce. La pressione del grilletto determina la rotazione del tamburo e contemporaneamente (nei modelli a doppia azione) l'armamento del cane-percussore che viene tirato completamente indietro (punto morto) e poi si abbatte sull'innesco della cartuccia. Nei modelli più antichi, a singola azione l'armamento del cane doveva essere effettuato ad ogni tiro manualmente in quanto il grilletto azionava solo l'abbattimento. I modelli doppia azione consentono in linea di massima anche l'armamento manuale del cane.

Rivoltella Smith & Wesson modello 60.
Pregi
I pregi (teorici) della rivoltella rispetto ad una semiautomatica sono: il minor numero di parti in movimento e, conseguentemente, le minori probabilità di guasti e rotture e le minori esigenze di manutenzione e lubrificazione; una maggior precisione teorica, stante l'assenza di parti in movimento durante lo sparo che possono ingenerare vibrazioni parassite;
Difetti
I principali difetti sono: l'elevato ingombro laterale, a causa del tamburo, necessariamente cilindrico; le operazioni di espulsione dei bossoli e di rifornimento del tamburo sono lente e macchinose, specialmente in momenti di concitazione. Ciò rende la rivoltella un'arma assolutamente inadatta a situazioni di combattimento (ove la velocità di ricarica è un fattore importantissimo).
Pistola semiautomatica
Questa pistola è esclusivamente del tipo semiautomatico (o automatico, vedi sezione Pistola automatica o mitragliatrice) ed è bene precisare che con il termine “pistola semiautomatica” si indica un'arma che funziona con il sistema di seguito descritto. La “pistola automatica” nella sua definizione corretta è invece un'arma che spara a raffica: ovvero che continua a sparare finché si tiene premuto il grilletto. Tale è il caso dei “mitra” o delle “pistole mitragliatrici”. Il principio di funzionamento della “pistola scarrellante” è concettualmente semplice: il primo colpo va introdotto manualmente nella camera di scoppio, arretrando il carrello per prelevare una cartuccia dal caricatore ed armare il cane; al momento dello sparo l'energia cinetica prodotta dall'espansione dei gas, causati dalla rapidissima combustione della carica di lancio, spinge la pallottola attraverso la via che offre minore resistenza, cioè la canna; parte di tale energia (rinculo) viene utilizzata per far arretrare nuovamente il carrello, espellere il bossolo sparato e riarmare il cane. Sotto l'azione della molla di recupero il carrello ritorna in sede, prelevando una nuova cartuccia dal caricatore ed introducendola nella camera di scoppio. Per esplodere i colpi successivi basterà tirare ogni volta il grilletto, sparando in singola azione (cane già armato).

Pistola semiautomatica Beretta M9
Pregi
Pregi essenziali dell'automatica, rispetto al revolver, sono: maggior capacità di fuoco, generalmente da 7 a 17 colpi, secondo il calibro, con caricatore bifilare; maggior celerità teorica di tiro, sia perché la velocità del moto rettilineo del carrello è superiore a quella di rotazione del tamburo, sia perché i colpi successivi al primo vengono sparati in singola azione, con minore sforzo; possibilità di sostituire rapidamente il caricatore esaurito con un altro di riserva; generalmente quando un caricatore è esaurito l'arma rimane aperta col carrello arretrato, basta introdurre un altro caricatore, sganciare il carrello e la cartuccia è già camerata; minor spessore e quindi, a parità delle altre dimensioni e di peso, maggior occultabilità e comodità di porto; minore sensazione di rinculo, a parità di calibro, per l'azione ammortizzante della molla di recupero; possibilità di silenziare l'arma tramite l'applicazione di un silenziatore o soppressore sulla volata, cosa impossibile per quasi tutti i revolver dato che lo sfogo dei gas avviene, oltre che dalla canna, anche nel castello nella zona che ospita il tamburo.
Difetti
I principali difetti, invece, sono: la maggior complessità costruttiva, che comporta una maggiore usura delle parti e, nei modelli più economici, può dar luogo a malfunzionamenti, guasti e rotture; la necessità di servirsi di entrambe le mani per arretrare il carrello e camerare la prima cartuccia del primo caricatore, a meno che non la si porti con il colpo in canna, cosa consigliabile solo se l'arma dispone di adeguati sistemi di sicurezza che bloccano il percussore oltre che il cane e il grilletto; l'impossibilità di sapere subito se il caricatore è pieno o no; la difficoltà di sapere se la camera di cartuccia è vuota o meno; l'elevato grado di addestramento necessario per padroneggiarla con sicurezza (probabilità di ferirsi durante lo scarrellamento dell'arma, se si hanno problemi di coordinamento psicomotorio) ed efficienza; la complessità, specie per taluni modelli, delle operazioni di smontaggio e pulizia; la necessità di utilizzare cartucce di una determinata potenza, sulla quale è stato tarato il cinematismo di sparo: variazioni in meno possono causare inceppamenti o mancato riarmo, variazioni in aumento possono risultare pericolose per l'integrità degli organi meccanici e per il tiratore; i possibili problemi di alimentazione con proiettili ad espansione (a punta molle, dette a piombo nudo) ovvero di forma diversa dall'ogiva tradizionale (anche se va fatto presente che munizioni a punta cava e di piombo nudo o a “naso molle” sono due tipi di munizioni diversissime); la necessità, in caso di inceppamento, di liberare l'unica camera di cartuccia scarrellando nuovamente (che poi sostanzialmente dà lo stesso risultato dell'analogo procedimento della rivoltella); la sensibilità alle variazioni climatiche (il freddo intenso può gelare l'olio di lubrificazione) e alle infiltrazioni di sporco (che sulle rivoltelle è comunque assai sentito, specie la sensibilità alla polvere che dalle pistole non a tamburo è meno avvertita); la possibilità di malfunzionamenti se il caricatore viene lasciato a lungo pieno di munizioni, a causa dell'anomala compressione cui viene sottoposta la molla del caricatore stesso: essa si deforma e non è più in grado di fornire la necessaria spinta verso l'alto alle cartucce, che non vengono incamerate correttamente (anche se attualmente con l'impiego di tecniche e materiali innovativi questi problemi sono parzialmente risolti).
Pistola automatica o mitragliatrice
Anche se con il termine pistola mitragliatrice si indicano comunemente i mitra, il termine può essere usato, e forse più correttamente, per indicare un'arma da pugno automatica nel senso proprio del termine, che non necessita cioè della ripetuta pressione sul grilletto per poter sparare più colpi, sparando quindi a raffica e risultando una via di mezzo tra una pistola semiautomatica ed un mitra vero e proprio. Tipici esempi in questo senso sono la Beretta 93R e la Glock 18.

Pistola mitragliatrice Beretta 93R. L'arma può essere sorretta con entrambe le mani usando l'impugnatura pieghevole sotto la canna.

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