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    Discussione: Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

    1. #1
      Staff Mygra - C. Redattore Rassegna stampa e Video L'avatar di Alberto 69
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      Predefinito Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

      Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

      Venerdì 03 Aprile 2015

      Se il decreto 18 febbraio 2015, n. 7, dovesse essere convertito in legge con le modifiche approvate dalla Camera, ecco cosa cambierebbe.

      Prodotti esplodenti:
      Le imprese che si occupano della distribuzione e vendita di armi, munizioni e sostanze esplodenti potranno utilizzare, per la trasmissione delle informazioni al ministero dell’Interno, il sistema informatizzato Gea, di cui si attende l’entrata in funzione. Nel decreto legislativo 25 gennaio 2010, n. 8, l’utilizzo del sistema Gea era previsto come obbligatorio, l’attuale formulazione del decreto lo renderebbe invece facoltativo.
      Si prevede, per ogni azienda produttrice o distributrice di prodotti esplodenti, un sistema di raccolta dei dati (cioè, in pratica, della filiera di distribuzione fino all’utente finale) “che comprende la loro identificazione univoca lungo tutta la catena della fornitura e durante l’intero ciclo di vita dell’esplosivo”. Si prevede che le aziende possano anche consorziarsi, per “condividere un sistema di raccolta automatizzato dei dati relativi alle operazioni di carico e scarico degli esplosivi, che consenta la loro pronta tracciabilità”.
      Le aziende saranno obbligate a provvedere a una verifica periodita del sistema di raccolta dei dati, per assicurarne l’efficacia.

      Caricatori:
      I caricatori di capacità superiore a 5 colpi per le armi lunghe e a 15 colpi per le armi corte dovranno essere inseriti nella denuncia di detenzione armi ex art. 38 Tulps. In compenso, le aziende produttrici in possesso di licenza di fabbricazione armi comuni (art. 31 Tulps) potranno continuare a produrli senza necessità delle autorizzazioni e degli adempimenti previsti per le parti di arma in senso stretto.
      La detenzione dei suddetti caricatori senza denuncia, integrerà il reato previsto dall’articolo 697 del codice penale (detenzione abusiva di armi).
      Se il decreto sarà convertito il legge con l’attuale formulazione, l’obbligo di inserimento dei caricatori in denuncia scatterà dal prossimo 4 novembre 2015 (cioè lo stesso giorno in cui è prevista la riduzione della capacità dei caricatori per le armi giacenti nelle armerie e per le armi in possesso dei privati, in caso di cessione).

      Carabine semiautomatiche di aspetto militare e 6 mm Flobert:
      Saranno escluse dal novero delle armi da caccia. Se le armi resteranno nella disponibilità del proprietario, potranno continuare a essere detenute come se fossero armi da caccia (quindi senza limitazioni nel numero), ma se tali armi dovessero essere vendute, saranno considerate armi comuni da sparo (quindi detenibili al massimo nel numero di 3, salva eventuale licenza di collezione), oppure sportive (se qualificate tali).
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    2. #2
      Cacciatore Esperto L'avatar di axel69
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      Stralcio in commissione bilancio


      Se ne occuperanno la senatrice Cinzia Bonfrisco e Forza Italia in commissione Bilancio al Senato. Il decreto incide pesantemente sull'erario dello Stato, senza contropartita in termini di sicurezza sociale.



      Prime reazioni a seguito degli emendamenti nel decreto legge 18 febbraio 2015 n.7 (
      "Conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione"). A
      pprovati dalla camera dei deputati, tali emendamenti, avrebbero un forte impatto negativo sul settore armiero sportivo e civile italiano. La senatrice Cinzia Bonfrisco (Forza Italia) ha annunciato ad Armi e Tiro che darà battaglia proprio in quinta commissione permanente Programmazione economica e Bilancio allo scopo di stralciare detti emendamenti. Si chiede, infatti, la senatrice, quale sia la copertura economica del decreto e quali i danni per l'erario visto che il decreto interviene pesantemente sul mercato, limitando fortemente acquisto e detenzione di armi e accessori, senza alcuna contropartita in termini di sicurezza sociale.



      Il conarmi stigmatizza il decreto





      Anche il Conarmi ha espresso la propria contrarietà nei confronti delle modifiche apportate dalla camera al decreto 7/2015, in fase di conversione in legge. Il presidente del Conarmi, Pierangelo Pedersoli, ha infatti inviato al direttore di Armi e Tiro, Massimo Vallini, un comunicato ufficiale


      Anche il Conarmi ha espresso la propria contrarietà nei confronti delle modifiche apportate dalla camera al decreto 7/2015, in fase di conversione in legge. Il presidente del Conarmi, Pierangelo Pedersoli, ha infatti inviato al direttore di Armi e Tiro, Massimo Vallini, un comunicato ufficiale nel quale dichiara:
      "Solo questa mattina, abbiamo preso atto della nuova formulazione del Decreto Legge 18 febbraio 2015 n. 7 riguardante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione” dove nuovamente si introducono normative restrittive in merito alle armi, ai caricatori ed alle sostanze esplodenti.
      Voglio comunicare a Lei ed ai suoi lettori che non sapevamo nulla di questa modifica apportata dal Ministero dell’Interno, non siamo mai stati contattati dallo stesso Ministero per un confronto e siamo offesi per il metodo che negli ultimi mesi il Dicastero ha adottato di escludere la nostra associazione da un qualsiasi dialogo su argomenti che riguardano il nostro settore.
      Riteniamo questa modifica al Decreto nuovamente penalizzante per gli appassionati di armi e assolutamente ingiusto che norme che riguardano il settore delle armi sportive, siano inserite in un Decreto riguardante il contrasto al terrorismo.
      Ci spiace constatare che i consigli che avevamo dato al Ministero dell’Interno per la salvaguardia della pubblica sicurezza e dei diritti dei cacciatori e tiratori non siano mai stati presi in considerazione. Non possiamo infine che augurarci che il Senato non accolga la modifica approvata alla Camera dei deputati".

    3. #3
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      Ci spiace constatare che i consigli che avevamo dato al Ministero dell’Interno per la salvaguardia della pubblica sicurezza e dei diritti dei cacciatori e tiratori non siano mai stati presi in considerazione. Non possiamo infine che augurarci che il Senato non accolga la modifica approvata alla Camera dei deputati".

      Chissa perche non prendono mai in considerazione nulla di quello che viene proposto dai "cacciatori e tiratori"...... forse abbiamo la "rogna"....Speriamo che la modifica non venga approvata, personalmente non ci credo !!
      Saluti

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    5. #4
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      È colpa loro, ma non solo…







      Nel decreto che ha la finalità di contrastare il terrorismo compaiono emendamenti che sembrano invece voler colpire i cittadini lecitamente armati. Mentre si discute sulla legittima difesa, con la sicurezza del Paese che fa acqua da tutte le parti, ministero dell’Interno e governo uniscono le forze per realizzare un piano ormai ben noto…

      04/04/2015
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      di Massimo Vallini

      Dunque, non si risolve il problema del terrorismo, ma si colpiscono i diritti dei cittadini armati. Nel modo che avevamo già ben compreso fosse “gradito” al governo (e anche ministero dell’Interno). Sfruttando la decretazione d’urgenza. La lettura del resoconto della seduta del 19 marzo delle commissioni riunite II (Giustizia) e IV (Difesa) in sede referente fa comprendere come gli emendamenti siano stati inseriti “a tradimento” dal governo e poi difesi dal viceministro dell’Interno pd Filippo Bubbico, che in altre situazioni aveva accolto legittime rimostranze del settore. I più attivi, nel corso della seduta, sono parsi i deputati del movimento 5 stelle Giulia Sarti, Vittorio Ferraresi, Donatella Agostinelli, Alfonso Bonafede, Francesca Businarolo e Andrea Colletti che hanno sempre proposto la soppressione degli emendamenti del governo, non soltanto sulle armi (delle quali crediamo restino oppositori), senza però riuscirvi.
      Il lucano Filippo Bubbico (Montescaglioso, 26 febbraio 1954), architetto, iscritto al partito democratico, senatore dal 2006, è stato viceministro dell'Interno sotto il ministro Angelino Alfano (nuovo centro democratico) nel governo Letta e riconfermato nel governo Renzi. Dunque un “fedelissimo” di Alfano, sebbene sotto le insegne di Matteo Renzi (qui sotto Alfano e Bubbico).

      Nelle pieghe del disegno di legge n. 2893 (di conversione del decreto-legge 7/2015) approvato alla camera il 31 marzo 2015, concernente “misure urgenti per il contrasto del terrorismo, proroga delle missioni internazionali e iniziative di cooperazione allo sviluppo” ci sono norme che rafforzano l'identificazione e la tracciabilità degli esplosivi per uso civile (modificando il decreto legislativo n. 8 del 2010), in modo al solito confuso e complicato per produttori, importatori e commercianti. Poi ci sono le modifiche al Testo unico di pubblica sicurezza (rd n. 773 del 1931), che intervengono ancora sui caricatori perché il governo ci aveva già provato l’ultima volta con il decreto 91/2014. Tali modifiche prevedono: obblighi di denuncia alle autorità di ps anche dei caricatori delle armi, lunghe e corte, aventi capienza di colpi superiore a 5 e 15; però sono esonerati da tali obblighi di denuncia i titolari di licenza di fabbricazione, introduzione nello Stato, esportazione, di facoltà di raccolta per ragioni di commercio o di industria, o comunque di vendita. Al solito, il governo cerca di salvaguardare imprese e commercio, ai danni dei cittadini, ma senza tenere conto del danno economico che deriverà dal calo di vendite.
      È, poi, integrato il contenuto dell'art. 697 cp, con l'equiparazione alla detenzione abusiva di armi della violazione degli obblighi di denuncia dei caricatori; l'illecito è quindi punito a titolo di contravvenzione con l'arresto fino a 12 mesi o con l'ammenda fino a 371 euro. È poi integrata la legge n. 157 del 1992 per introdurre, in deroga alla disciplina generale, particolari divieti nell'uso di determinate categorie di armi per attività venatoria. Anche in questo caso il governo non tiene conto non solo dei diritti acquisiti dei cittadini, ma neppure del danno economico che deriverà dal calo di vendite.

    6. #5
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      sempre più assurde queste regole

    7. #6
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      Forse converrebbe ricordare ai nostri governanti che terroristi e delinquenti non vanno in armeria a rifornirsi di armi cartucce e polvere da sparo, ma si riforniscono in un florido mercato clandestino ove a quanto ho sentito dire si possono acquistare RPG, AKM, AK74 etc...... Ma tanto è sempre la solita storia, si deve colpire con regole estremamente ferruginose e confusionarie chi detiene armi in maniera legale.

    8. #7
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      Anche Breda non ci sta







      Anche Breda ha pubblicato un comunicato, nel quale esprime la propria contrarietà al processo di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" n. 7/2015




      Anche Breda ha pubblicato un comunicato, nel quale esprime la propria contrarietà al processo di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" n. 7/2015.
      "Breda critica il dlgs 7/2015 in fase di votazione presso la Camera del Senato, nello specifico nei punti in cui limita la libertà dei cittadini possessori di armi tipologia B7 e con le qui praticano molteplici sport in rapida diffusione a livello mondiale. Non entriamo nel merito dell'indotto perso in Italia se questo decreto verrà approvato: come saprete abbiamo da poco immesso sul mercato i nostri B4 e sicuramente le vendite ne risentiranno ma il dispiacere maggiore è vedere come l'obiettivo non sia progredire ma regredire rimettendo, per esempio, l'obbligo di denuncia dei caricatori. Breda in passato si era già mossa contattando esponenti politici a più livelli e a più partiti e anche stavolta valuterà azioni e comunicazioni. Restiamo tuttavia stupiti da come alcune figure del settore restino assenti e non prendano mai posizione a favore del mercato italiano visto che è proprio questo mercato che in molti casi garantisce prestigio e popolarità alle aziende. Vedremo anche le reazioni dei consumatori".

      - - - Aggiornato - - -

      Per quello che conta...







      Approvato anche dalle commissioni 2ª, 3ª e 4ª riunite (giustizia, affari esteri, emigrazione, difesa) del senato. Ritirati, dichiarati decaduti ovvero votati e respinti tutti gli emendamenti presentati. Ecco il testo dell'ordine del giorno di Luciano Rossi e le proposte (infruttuose) di soppressione dell'articolo 3 della senatrice Bonfrisco.




      Presenti per il governo Filippo Bubbico, vice ministro per l'interno, Lapo Pistelli vice ministro per gli affari esteri, Cosimo Ferri, sottosegretario per la giustizia, Domenico Rossi, sottosegretario per la difesa, le Commissioni hanno concluso l'esame del provvedimento conferendo mandato ai relatori a riferire favorevolmente sullo stesso, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, autorizzandoli altresì a richiedere lo svolgimento della relazione orale.
      La senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (forza Italia) aveva presentato richiesta di sopprimere l’intero articolo 3 e tutti i relativi emendamenti. Ma sono stati ritirati, dichiarati decaduti ovvero votati e respinti tutti gli emendamenti presentati.
      Questo il testo dell’ordine del giorno, anch'esso respinto, in merito alla conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2015, n.7, presentato dai senatori Luciano Rossi (nuovo centro destra), Lorenzo Battista (gruppo per le autonomie), Massimo Caleo (partito democratico), Claudio Broglia (partito democratico), Aldo Di Biagio (nuovo centro destra), Giovanni Bilardi (nuovo centro destra), Cinzia Bonfrisco (forza Italia).
      "Il senato impegna il governo
      - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire il rispetto del testo del decreto legislativo 29 settembre 2013, n. 121 di tutte le condizioni precisate dal parere parlamentare reso in data 18/09/2013, in particolare con riferimento all’introduzione nel testo di tale decreto di “una disposizione che – al fine di salvaguardare posizioni già acquisite – garantisca il permanere della legittimità della detenzione di armi, a prescindere dalle modifiche normative successive, da applicarsi solo per il futuro, consentendo sempre e comunque la produzione, l’importazione, l’acquisto e la cessione delle armi dei modelli iscritti nel catalogo nazionale delle armi communi da sparo di cui all’abrogato articolo 7 della legge 18 aprile 1975, n. 110;
      - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che il regime giuridico dei caricatori di arma sia sempre conforme al diritto comunitario o al diritto internazionale in materia, e a disporre che l’obbligo di denuncia della detenzione comunicazione del possesso dei caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte venga sostituita, per i soggetti autorizzati alla detenzione di armi, con l’obbligo di comunicazione al locale ufficio di pubblica sicurezza, assistito da una sanzione amministrativa e non penale;
      - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che vengano considerate armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un’arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B, punto 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/Cee del Consiglio del 18 giugno 1991 solo quelle effettivamente pericolose per la pubblica sicurezza, perché agevolmente trasformabili in armi automatiche, con l’esclusione delle armi in calibro a percussione anulare o la cui somiglianza con le armi automatiche è meramente estetica;
      - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che possa essere garantita una detenzione delle armi di cui alla categoria B, punto 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/Cee del Consiglio del 18 giugno 1991 in numero sufficiente ai fini della pratica sportiva, anche attraverso al previsione di licenze speciali;
      - a porre in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie per garantire che le misure approvate con il decreto-legge in parola non abbiano ripercussioni negative su tutti gli operatori del settore economico".
      Il decreto-legge, il "decretaccio" di Pasqua, deve ora passare dall'aula del senato, ma dopo l'iter che ha seguito e considerando la volontà del governo e la scadenza del 20 aprile molto vicina, è forte la probabilità che venga convertito in legge senza interventi né ripensamenti.
      Il decreto-legge resta purtroppo lo strumento abusato dal governo (e da molti governi di vario colore negli ultimi anni) per fare approvare i propri disegni di legge, allontanandosi vistosamente dall'impianto della Costituzione, che l'aveva pensato quale strumento straordinario per fronteggiare soltanto casi imprevedibili e urgenti. L'abuso si verifica anche in sede di conversione, quando il parlamento aggiunge al testo del decreto contenuti eterogenei per accelerare l'approvazione di "altre" proposte. Su questo tipo di abuso va, almeno, maturando una giurisprudenza severa della corte costituzionale

      - - - Aggiornato - - -

      Strada in salita







      Nonostante i numeri non consentano speranze, la senatrice Cinzia Bonfrisco di forza Italia ha presentato emendamenti per la soppressione degli emendamenti alla legge antiterrorismo approvati alla camera. «Questo governo, che si è assunto la responsabilità di introdurli, si assumerà anche la responsabilità dei danni provocati ai cittadini e al settore»




      Nonostante i numeri non consentano speranze, la senatrice Cinzia Bonfrisco di forza Italia ha presentato emendamenti per la soppressione degli emendamenti alla legge antiterrorismo approvati alla camera. «Questo governo, che si è assunto la responsabilità di introdurli, si assumerà anche la responsabilità dei danni provocati ai cittadini e al settore. Anche grazie alle tante mail ricevute dagli appassionati, abbiamo ben compreso la strategia del governo. Ho personalmente accusato il viceministro Filippo Bubbico di farsi mettere i piedi in testa dai funzionari della polizia amministrativa che, chiusi nei loro uffici, pare si divertano a complicare la vita delle imprese italiane e dei cittadini per bene. Purtroppo assistiamo impotenti al tentativo di affossare un altro settore economico, quello della produzione di armi e dell'attività sportiva correlata. Anche questa attività produce medaglie d’oro mondiali come il Tiro a volo». Anche il senatore leghista Sergio Divina che già si era distinto per altre azioni più fortunate a difesa del settore, è intervenuto in commissione.
      Questo pomeriggio, la prima commissione permanente (affari costituzionali, affari della presidenza del consiglio e dell'interno, ordinamento generale dello stato e della pubblica amministrazione) aveva già dato parere favorevole al “decretaccio”. Passato poi all’esame delle commissioni 2ª, 3ª e 4ª riunite (giustizia, affari esteri, emigrazione, difesa). Luciano Rossi, presidente della Fitav e senatore del nuovo centro destra ha contestato duramente il decreto, ma è riuscito solo a presentare un ordine del giorno. Rossi, che è nella maggioranza di governo, ha annunciato che si impegnerà per apportare modifiche alla legge da qui alla entrata in vigore delle norme, prevista per novembre.
      Ricordiamo che il decreto legge scadrà il 20 aprile, per questo la fretta del governo a convertirlo in legge.

      - - - Aggiornato - - -

      I prossimi passaggi in Senato del Decretaccio







      Dopo il sì delle commissioni parlamentari riunite, l'iter di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" 7/2015, con gli sciagurati emendamenti anti-armi, è stato inserito nel calendario dei lavori dell'assemblea




      Dopo il sì delle commissioni parlamentari riunite, l'iter di conversione in legge del decreto "antiterrorismo" 7/2015, con gli sciagurati emendamenti anti-armi, è stato inserito nel calendario dei lavori dell'assemblea. Secondo il calendario ufficiale del Senato, sarà discusso (e, presumibilmente, votato) a partire da martedì 14 aprile (per leggere il calendario dei lavori dell'assemblea, CLICCA QUI).

      - - - Aggiornato - - -

      Oltre mille firme in meno di un giorno







      La petizione lanciata dal collaboratore di Armi e Tiro ha raggiunto in meno di un giorno, e superato, il limite delle mille firme. Per un settore tutto sommato piccolo come il nostro, è un grandissimo risultato!




      La petizione lanciata dal collaboratore di Armi e Tiro ha raggiunto in meno di un giorno, e superato, il limite delle mille firme. Per un settore tutto sommato piccolo come il nostro, è un grandissimo risultato! Firmate, firmate e fate firmare!

      http://www.petizionepubblica.it/Peti...pi=P2015N47625

    9. #8
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      Predefinito

      Di aspetto militare ? cioè ?
      I militari usano anche fucili a pompa ad esempio ....Quindi tutte le carabine semiautomatiche saranno bandite dalla caccia ?
      I tiratori scelti usano le bolt action .... quindi niente più selezione ?
      quale sara il criterio ?

    10. #9
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      «Norme inutili e dannose»







      La dura presa di posizione di Antonio Bana, avvocato e presidente di Assoarmieri, che sul Decretaccio ha voluto rendere pubblica la sua posizione con un comunicato




      Scarica gli allegati:



      Non usa giri di parole Antonio Bana, avvocato del foro di Milano e presidente di Assoarmieri, per esprimere il suo giudizio tecnico, ma anche di appassionato cacciatore, sul Decretaccio antiterrorismo.
      «Siamo di fronte all’ennesimo abuso (incostituzionale) dell’istituto del Decreto legge, in un contesto, oltretutto, eterogeneo di norme che di fatto mette il Parlamento di fronte alla necessità di approvare o respingere “in blocco” il provvedimento. Le norme introdotte non solo non servono ad adeguare la legislazione italiana a quella comunitaria, ma addirittura vanno in rotta di collisione con quest’ultima, inserendo disposizioni contrastanti con quelle vigenti negli altri Stati europei.
      «Le norme sui caricatori», continua Bana, «sono inutili perché i controlli sono impossibili, tanto più che chiunque può acquistare liberamente caricatori all’estero.
      «In sintesi», conclude il presidente di Assoarmieri, «norme inutili e dannose per la sicurezza pubblica, contrastanti con le regole europee tali da danneggiare fabbricanti e rivenditori italiani rispetto a quelli esteri, del tutto inefficaci rispetto alla circolazione illegale di armi, che costituisce il vero problema per la sicurezza pubblica».
      Se vuoi leggere integralmente le considerazione del presidente di Assoarmieri, CLICCA sull’allegato.

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