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    Discussione: Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

    1. #21
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      Predefinito

      Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

      Ok. Ora ho visto.

    2. Grazie Alberto 69 ha ringraziato per aver pubblicato questo post
    3. #22
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      Predefinito Schemino sui caricatori

      Venerdì 01 Maggio 2015

      Il decreto legislativo 121-2003 aveva creato un regime, che partiva dal 5 novembre 2013, secondo cui le armi corte non potevano avere un serbatoio o caricatore con più di 15 colpi e le armi lunghe con più di 5 colpi. Le armi sportive potevano essere classificate dal Banco di prova con un caricatore di capienza maggiore a 5 a 15 colpi ed esso era considerato quindi "a norma".

      Si venivano quindi a creare tre categorie di caricatori:

      - caricatori a norma per armi non sportive

      - caricatori a norma per armi sportive

      - caricatori non a norma

      per i quali si stabiliva:

      a ) i caricatori non a norma non possono più essere venduti

      b) i caricatori non a norma, se ridotti a norma, possono essere venduti

      c) i caricatori non a norma continuano a poter essere detenuti

      d) i caricatori non a norma possono essere ulteriormente usati se già posseduti prima del 5 novembre 2013

      e) i caricatori non erano soggetti a denunzia e perciò vi era un certo margine di libertà per farli passare come anteriori al 5 novembre 2013.

      La norma è confusionaria, ma si capiva che i caricatori destinati ad un'arma sportiva continuavano a poter essere importati, venduti, detenuti anche dopo il 5 novembre 2013, anche se ciò avveniva con atti distinti dall'acquisto dell'arma.

      Il decreto-legge 7-2015 stabilisce invece:

      a) tutti i caricatori non a norma, e cioè quelli con più di cinque o 15 colpi e quelli per armi sportive superiori a tale capacità , devono essere denunziati

      b) non va denunziato il caricatore base dell'arma la cui capacità risulti dalla denunzia o dal modello dell'arma

      c) il termine per la denunzia è il 4 novembre 2015

      d) i caricatori non a norma non vanno denunziati se entro tale data vengono regolarizzati

      Risultato pratico delle disposizioni elencate è che

      a) dal 4 novembre 2015 non si possono fare giochetti con i caricatori non a norma. Essi o vengono ridotti a norma, oppure vengono denunziati, oppure si commette reato a detenersi.

      b) i caricatori non a norma denunziati potranno continuare ad essere usati dai loro detentori che li abbiano denunziati

      c) in futuro le armi sportive potranno essere vendute, e detenute e usate con caricatore superiore a 5 a 15 colpi, ma il caricatore separato dall'arma deve essere denunziato.

      Consiglio pratico: denunziare tutti i caricatori anche se a norma, salvo il caso che si possieda solo il caricatore contenuto nell'arma e a norma.





      fonte:earmi.it
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    4. #23
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      Predefinito La guerra dei colpi, ovvero come disorientare il nemico (Angelo Vicari)

      Cesare Lombroso e’ stato il padre dell’antropologia criminale, meglio conosciuto per avere studiato e classificato i criminali esclusivamente per determinate caratteristiche fisiche.
      Nell’attuale società dell’immagine, nella quale l’apparire sembra essere la maggior preoccupazione dell’individuo, possiamo dire di essere tutti lombrosiani.
      Purtroppo, questa preoccupazione della forma , a discapito della più importante sostanza, ha contaminato anche il mondo del diritto.
      Così è accaduto per il recente decreto antiterrorismo, n. 7/2015, reclamizzato dallo stesso ministro dell’Interno Alfano con lo slogan “da oggi siamo più forti nella lotta al terrorismo”!... Lodevole la risposta dei nostri governanti, sicuri di essere riusciti a risolvere tale grave minaccia, obbligando l’onesto cittadino a denunciare caricatori ad “alta capacità” e vietando di esercitare la caccia con fucili somiglianti ad armi da guerra o con il 6 mm. Flobert.
      Vediamo, dunque, il percorso logico/giuridico (ci venga passato l’eufemismo!...) seguito dal nostro legislatore per vincere la “lotta”.
      Con l’art. 3 del D.L. n. 7, 18 febbraio 2015, è stata integrata la disciplina degli esplosivi, sottoponendo a controllo le sostanze con le quali possono essere confezionati ordigni esplosivi (“precursori di esplovi”), inserendo nel C.P. gli artt. 678 bis e 679 bis.
      E’ da evidenziare che questo decreto non aveva previsto altre disposizioni relative alle armi!...
      Il 9 aprile, al Tribunale di Milano, uno squilibrato uccide con la pistola un magistrato, un avvocato ed una terza persona e, quando viene fermato, è trovato in possesso di caricatori di riserva con i quali avrebbe continuato la sua strage.
      Lo stesso Presidente del Consiglio, cui hanno fatto eco i maggiori organi di informazione, si è affrettato a denunciare la necessità di “un impegno più preciso contro la proliferazione di armi”.
      Quale occasione migliore, per concretizzare tempestivamente tale impegno, se non la conversione in legge del decreto antiterrorismo?...
      Infatti, nella legge di conversione n. 43, del 17 aprile, vengono precipitosamente inserite le novità in materia di armi.
      Per l’uomo della strada non è facile comprendere quanto e come queste novità possano essere utili a contrastare il fenomeno del terrorismo internazionale, ma non può non riconoscere che il Governo ha mantenuto la promessa di impedire “la proliferazione delle armi” in tempi strettissimi (11 giorni dalla strage di Milano), salvando “la faccia”, anzi la forma, anche se senza alcuna sostanza!...

      LA GUERRA DEI COLPI TRA STORIA E ATTUALITA’.

      La legge n.110/1975 (art.19) considerò i caricatori come parti di arma.
      Il D.L.vo n. 204/2010 (artt. 2 e 5) ha declassato i caricatori per armi comuni a semplici accessori, continuando a considerare parti solo quelli delle armi da guerra (circolare 24 luglio 2011).
      Il D.L.vo n. 121/2013 (art.2; circolare 28 luglio 2014), pur continuando a considerare il caricatore accessorio, ha limitato il numero di cartucce sia di quelli fissi (serbatoi) che di quelli amovibili (caricatori) per tutte le specie di armi, anche a canna liscia, con la sola esclusione di quelle antiche, stabilendo i limiti di 5 colpi per le lunghe, 15 per le corte, 10 per le repliche di armi antiche; tali limiti possono essere superati per le armi sportive riconosciute dal Banco di prova, sentite le federazioni sportive interessate.
      Il D.L. n.91/2014, convertito in legge n. 116 (art.16), ha stabilito limiti ai caricatori per i fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica (non manuale), durante l’attività venatoria, che può essere esercitata con 2 cartucce (più 1 in canna) e 5 (più una in canna) per la sola caccia al cinghiale.
      Il D.L. n. 17/2015, convertito in legge n.43 (art. 3), pur continuando a considerare i caricatori accessori, ha previsto che, entro il 4 novembre 2015, il privato (con esclusione espressa dei commercianti) che detiene caricatori, in sovrannumero rispetto a quello di dotazione dell’arma, che superino i limiti previsti dal D.L.vo n. 121/2013, è obbligato a presentare denuncia di detenzione ai sensi dell’art. 38 T.U.L.P.S. L’omissione di tale obbligo è punita con l’art. 697 del C.P..
      Lo stesso decreto limita i mezzi per esercitare l’attività venatoria stabilendo i divieti di uso di fucili a canna rigata semiautomatici (esclusi quelli a ripetizione manuale) “somiglianti ad un’arma da fuoco automatica” (Cat. B, punto 7, All. 1, Direttiva 91/477/CEE del 18 giugno 1991), nonché di fucili e cartucce a percussione anulare fino al calibro 6 mm. Flobert compreso. Le armi in questione, anche se vietate per la caccia, possono essere detenute come tali e quindi in numero illimitato; invece, se cedute/acquistate, a qualsiasi titolo, debbono essere classificate come armi comuni o sportive, rientranti nei limiti numerici previsti per quest’ultime (rispettivamente 3 e 6).

      IN SINTESI, COME SI COMBATTERA’ IL TERRORISMO

      DAL 5 NOVEMBRE 2015.

      Tutte le specie di armi da sparo ( comuni, da caccia, sportive, da fuoco o ad aria compressa, sia a canna rigata che liscia), già in possesso del privato, o acquisite dopo il 5 novembre 2015 solo per eredità, anche se con serbatoi o caricatori non in regola con il limite dei colpi stabiliti dal D.L.vo 121, possono essere legittimamente detenute ed usate senza dover effettuare modifiche; ciò vale anche per i singoli caricatori (art.6 D.L.vo 121/2013; circolare 28 luglio 2014, pag. 9).
      Ove il privato voglia cedere, a qualsiasi titolo, armi con caricatori non in regola con il numero di colpi o singoli caricatori, dovrà prima farli limitare, in modo irreversibile; è possibile cedere/acquistare armi e caricatori non conformi fino al 4 novembre 2015 (art.6 D.L.vo 121/2013; circolare 28 luglio 2014, pag. 9).
      I singoli caricatori (con esclusione di quello in dotazione dell’arma), con un numero di colpi superiori ai limiti consentiti, devono essere denunciati, anche se acquisiti per eredità (art. 3 D.L. 7/2015).
      Il privato che già legittimamente detiene caricatori (con esclusione di quello in dotazione dell’ arma) con un numero di colpi che superano i limiti stabiliti dal D.L.vo 121, deve provvedere alla relativa denuncia entro il 4 novembre 2015, sempreché non provveda alla modifica entro tale termine (art. 3 D.L. 7/2015).
      I commercianti di armi sono esclusi dall’obbligo di registrazione dei caricatori anche se superano i limiti di colpi consentiti (art. 3 D.L. 7/2015) e potranno vendere armi e singoli caricatori solo se conformi; armi e caricatori non conformi, già in giacenza, possono essere venduti senza modifiche fino al 4 novembre 2015 (art. 6 D.L.vo 121/2013; circolare 28 luglio 2014, pag. 9).

      CONTRIBUTO DEI CACCIATORI ALLA LOTTA AL TERRORISMO.

      DETENZIONE

      Possono detenere le armi da caccia, già in possesso o acquisite per eredità, sia a canna liscia che rigata, anche con serbatoi o caricatori con numero di colpi superiori ai limiti (art. 6 D.L.Vo 121/2013).
      Devono provvedere alla denuncia di singoli caricatori non conformi, esclusi quelli che fanno parte delle armi, entro il 4 novembre 2015 (art. 3 D.L. 7/2015).
      Dal 5 novembre 2015 potranno cedere, a qualsiasi titolo, armi da caccia a canna liscia o rigata, nonchè singoli caricatori solo se resi conformi in modo irreversibile (art. 6 D.L.vo 121/2013).
      Possono continuare a detenere come armi da caccia (in numero illimitato) anche i fucili semiautomatici (non a ripetizione manuale) a canna rigata “somiglianti ad un’arma da fuoco automatica”, classificati dal Banco di prova nella categoria B7, nonché i fucili con cartucce a percussione anulare fino al calibro 6 mm. Flobert compreso, di cui siano già in possesso alla data del 21 aprile 2015 o acquisite successivamente per eredità (art. 3 D.L. 7/2015).
      In caso di cessione, a qualsiasi titolo, queste due ultime tipologie di armi vengono classificate automaticamente come armi comuni o sportive, con i limiti di libera detenzione, rispettivamente, di 3 e 6 pezzi (art. 3 D.L. 7/2015) .

      USO

      Durante l’attività venatoria, oltre alle limitazioni previste dall’art. 13 della legge quadro sulla caccia n. 157/92, possono essere usati fucili semiautomatici, con canna rigata, con caricatori contenenti solo 2 colpi (più uno in canna) o 5 colpi (più uno in canna) per la caccia al cinghiale (art. 16 D.L. 91/2014).
      Non possono essere usati fucili semiautomatici, a canna rigata, “somiglianti ad un’arma da fuoco automatica”, classificati dal Banco di prova nella categoria B7, meglio conosciute come black rifle, cioè imitazioni in calibri civili di fucili da guerra (art 3 D.L. 7/2015).
      Non possono essere usati fucili con cartuccia a percussione anulare fino al calibro 6 mm. Flobert compreso (art. 3 D.L. 7/2015).
      Nella confusione più totale andatasi a sedimentare in questi ultimi anni (come se non fosse bastata quella già esistente!..), di una cosa siamo certi: con queste disposizioni non si contrasterà il terrorismo internazionale, ma si è riusciti a disorientare il nemico rappresentato dagli appassionati di armi, della caccia e del tiro!....





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    5. #24
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      Predefinito Caricatori: spiegazione globale

      Oggi 13 maggio 2015 ho concluso che bisogna mettere un punto fermo e chiaro a tutti i problemi creati in materia di caricatori, anche perché ogni volta che cerco di affrontare il loro problema, è tanta la confusione creata che mi fuma il cervello!
      Vediamo di trovare un minimo di filo logico nel caos normativo creato dal ministero dell'interno per l'assoluta incapacità di leggere e scrivere. Una volta si diceva che i carabinieri andavano in due perché uno sapeva scrivere e l'altro leggere, ma ora al ministero due non bastano, ci vorrebbe un plotone!
      Fino all'ottobre 2010 i caricatori erano, per decisione della Cassazione,, parti di armi soggette alle stesse regole giuridiche previste per l'arma completa, salvo il dovere di custodia.
      La direttiva CEE 18 giugno 1991 n. 477, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi, modificata dalla Direttiva CEE 21 maggio 2008 n. 2008/51/CE.
      liberalizzava i caricatori per le armi comuni da fuoco, togliendoli dall'elenco delle parti di arma. Si riconosceva che erano accessori, come già fatto dalla Germania fin dal 1991. È noto che la pubblica amministrazione tedesca funziona benissimo e che quando si tratta di cose tecniche i loro provvedimenti li fanno gli ingegneri ed i massimi esperti tecnici e non il primo segaiolo giuridico che gira per i corridoi, come avviene a Roma (basta vedere le norme tecniche tedesche sui poligoni di tiro e paragonarle con quelle italiane!).
      La direttiva stabiliva poi che l'unico accessorio da equiparare, nel regine giuridico, alle parti di arma, era il silenziatore.
      Con il D.to L.vo n. 204/2010 l'Italia recepiva queste disposizioni. In esso stabiliva anche che le pistole in cal. 9 para divenivano "armi proibite" ai privati.
      Successivamente veniva emanato il decreto correttivo n. 121/2013 che modificava il testo dell'art. 2 della legge 110/1975 in questo modo (in corsivo la parte aggiunta):
      "Salvo che siano destinate alle Forze Armate o ai Corpi armati dello Stato ovvero all'esportazione, non è consentita la fabbricazione, l'introduzione nel territorio dello Stato e la vendita di armi da fuoco corte semiautomatiche o a ripetizione, che sono camerate per il munizionamento nel calibro 9x19 parabellum, nonché di armi comuni da sparo, salvo quanto previsto per quelle per uso sportivo, per le armi antiche e per le repliche di armi antiche, con caricatori o serbatoi, fissi o amovibili, contenenti un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe ed un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, nonché di tali caricatori e di ogni dispositivo progettato o adattato per attenuare il rumore causato da uno sparo. Per le repliche di armi antiche è ammesso un numero di colpi non superiore a 10.
      Nei casi consentiti è richiesta la licenza di cui all'art. 31 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931 n 773. "
      Un altro comma aggiungeva poi:
      Per le armi per uso sportivo sono ammessi caricatori o serbatoi, fissi o amovibili, contenenti un numero di colpi maggiore rispetto a quanto previsto dall'art. 2, comma 3, della legge 18 aprile 1975, n. 110, se previsto dalla disciplina sportiva prescritta dalle federazioni sportive interessate affiliate o associate al CONI.
      Detto in parole più chiare veniva inserito il seguente sistema:
      - Le armi comuni non sportive devono essere prodotte o importate e vendute con un serbatoio o caricatore contenente un massimo di 5 colpi per le armi lunghe e di 15 colpi per le armi corte; le repliche di armi antiche possono avere serbatoio o caricatore fino a 10 colpi. La legge non parla di un divieto all'uso dei caricatori non a norma già detenuti, ma ne diviene vietata la vendita.
      - Le armi sportive e le repliche possono avere serbatoio o caricatore maggiorato; di essi ne è quindi consentita la vendita.

      Attenzione: dal 5 novembre 2015 le armi comuni e quelle sportive e le repliche possono essere vendute solo con caricatore avente il numero di colpi consentito, o inferiore. Gli armieri devono limitare serbatoi e caricatori; possono vendere l'arma senza caricatore.

      Una norma transitoria del decreto ha regolato il destino delle armi già sul territorio italiano scrivendo:
      Le armi prodotte, assemblate o introdotte nel territorio dello Stato, autorizzate dalle competenti autorità di pubblica sicurezza ovvero sottoposte ad accertamento del Banco nazionale di prova ai sensi dell’articolo 11, comma 2, della legge 18 aprile 1975, n. 110, prima dell’entrata in vigore del presente decreto, continuano ad essere legittimamente detenute e ne è consentita, senza obbligo di conformazione alle prescrizioni sul limite dei colpi, la cessione a terzi a qualunque titolo nel termine massimo di 24 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto (= 5 novembre 2015).
      Una regola basilare del diritto è che quando i legislatore nello stesso testo usa due termini diversi per indicare cose analoghe, intende usarli in due diverse accezioni. Quando ha parlato prima di vendita e poi di cessione, intendeva due cose diverse o ha straparlato?
      L’art. 35 del TULPS, ad esempio, ha scritto che è vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere e ha sempre distinto l’acquirente dal cessionario. Perciò secondo la logica giuridica si deve affermare che nel decreto in esame il legislatore ha voluto vietare da subito la vendita (contratto con cui si scambia un bene con il suo prezzo) ed ha concesso due anni di vendita per qualsivoglia tipo di cessione diversa dalla vendita (permuta, donazione, comodato, prestito, ecc.).
      La norma è assolutamente stupida perché il regime transitorio serve principalmente agli armieri i quali hanno operazioni di importazione e vendita in corso le quali non possono essere bloccate da un giorno all’altro. I privati interessati al regime transitorio sono senz’altro meno. Il ministero l'ha capita e ha detto che la regola vale sia per gli armieri che per i privati; quindi che non si distingue fra vendita e cessione.
      La legge non ha regolato l’eredità di armi, ma solo la loro vendita o cessione. Ciò significa che il trasferimento di armi a seguito di eredità è al di fuori delle previsioni della legge e che le armi vengono trasferite nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano. In altre parole l’erede ha gli stessi diritti e doveri che esistevano il capo al defunto.
      - Viene creata la categoria delle armi proibite, compresi caricatori e silenziatori, salvo che siano destinate alle Forze o ai Corpi armati, e si stabilisce che per importare o produrre questi oggetti e per venderli nei casi consentiti occorre la licenza di cui all’art. 31 TULPS (norma poi cambiata, come diremo sotto). Ma quale reato commette chi vende o acquista questi oggetti? Il divieto esiste e quindi si applicherà, per le attività commerciali, l’art. 17 del TULPS che punisce ogni sua violazione non espressamente sanzionata, con la pena dell’arresto fino a tre mesi oppure dell’ammenda fino a 206 Euro (oblabile). La norma sui serbatoi si applica anche ai fucili semiautomatici a canna liscia da caccia; cosa assurda, e si dovrebbe stabilire che le armi la caccia sono solo una categoria entro quella più ampia delle armi sportive. Per calcolare la capienza del serbatoio si deve far riferimento al bossolo di maggior lunghezza camerabile secondo il produttore.
      - le armi già in circolazione possono mantenere il numero di colpi attuale, ma dal novembre 2015 non potranno più essere cedute (non solo vendute, ma neanche regalate) se non dopo essere state regolarizzate, limitando il serbatoio o munendole di caricatore limitato in modo irreversibile a 5/15 colpi.
      - le armi sportive possono avere il caricatore o serbatoio di capacità maggiore, se ciò è previsto dalla disciplina sportiva in cui vengono usate (il Banco di prova richiede la valutazione alla Federazione interessta);
      - caricatori di maggior capacità possono essere detenuti liberamente (ora però la norma è cambiata e vanno denunziati, come diremo sotto);
      - i caricatori già detenuti continuano a poter essere usati; i caricatori maggiorati per armi sportive continuano a poter essere detenuti; chi ha un caricatore maggiorato e può dichiarare che esso era già detenuto prima 5 novembre 2013 può continuare a detenerlo, ma dopo il 5 novembre 2015 non potrà più cederlo (almeno ufficialmente).
      Detto in parole ancora più semplici, si venivano quindi a creare tre categorie di caricatori diversamente regolate:
      - caricatori a norma (5/15 colpi e 10 colpi per le repliche) per armi in genere non sportive o sportive ;
      - caricatori maggiorati, a norma per armi sportive;
      - caricatori non a norma;
      per i quali si stabiliva:
      a ) i caricatori non a norma già detenuti non possono più essere venduti a partire dal 5 novembre 2015, ma continuano a poter essere detenuti.
      b) i caricatori non a norma possono essere ulteriormente usati se già posseduti prima del 5 novembre 2013.
      c) i caricatori non a norma, se ridotti a norma, possono essere venduti.
      I caricatori, a quel momento, non erano soggetti a denunzia e perciò vi era un certo margine di libertà per farli passare come anteriori al 5 novembre 2013.
      È ragionevole ritenere che la norma sulla denunzia dei caricatori non si applichi al caricatore base dell'arma, essendo implicita la sua esistenza.

      Attenzione: i caricatori identici ad un eventuale modello militare per numero di colpi e per tipo di innesto, e quindi da considerare parti di arma da guerra, rimangono vietati in modo assoluto. Rimangono da guerra anche se per ipotesi avessero una maggiore capacità rispetto al modello militare.

      Questo sistema, massima espressione dell'imbecillità di chi l'aveva creato, era totalmente insensato perché si creavano delle regole che non era possibile controllare e quindi totalmente inutili.
      L'autore di queste insensate invenzioni cercava di rimediare e otteneva che con il decreto antiterrorismo 18 febbraio 2015, n. 7, venisse aggiunta all'art. 38 TULPS la seguente frase con cui si introduce l'obbligo di denunziare i caricatori non a norma già detenuti, entro il 4 novembre 2015.
      La denuncia è altresì necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.
      Si noti che la legge NON esenta da denunzia i caricatori maggiorati per armi sportive e quelli regolari per le repliche!
      Il Decreto ha stabilito poi che l'omessa denunzia dei caricatori soggetti a denunzia è punita a norma dell' art. 697 CP (cioè come l'omessa denunzia di baionette o di armi antiche).
      Però lo stesso decreto, in perfetto contrasto con il D.to L.vo 121/2013, e senza indicare che la vecchia norma contenuta nell'art. 2 L. 110/1975 viene abrogata o integrata, ha scritto:
      All'articolo 31, primo comma, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Ai titolari della licenza di cui al periodo precedente e nell'ambito delle attività autorizzate con la licenza medesima, le autorizzazioni e gli adempimenti previsti dalla normativa vigente non sono richiesti per i caricatori di cui all'articolo 38, primo comma, secondo periodo." Il secondo periodo dell'art. 38 TULPS è quello che introduce la denuzia dei caricatori non a norma.
      Quindi stabilisce che non occorre la licenza del questore neppure per produrre, importare, esportare,vendere i caricatori soggetti a denunzia e che quindi questi caricatori ritornano ad essere vendibili. Cosa ovvia perché non sono parti, ma accessori e quindi non si può andare in contrasto con la normativa europea che li ha liberalizzati! Ma perché si può violarla per i privati?
      Rimane il dubbio su come deve comportarsi l'armiere in quanto la vendita dei caricatori non a norma ritorna libera. Si dovrebbe concludere che non è prevista alcuna tracciabilità dei caricatori non a norma e che essi non sono soggetti ad essere caricati o caricati sul registro di PS e che non si deve compilare il mod. 38 di rilevamento armi. Inoltre essendo liberamente acquistabili non è richiesto il nulla osta o il porto d'armi per acquistarli. Però l'armiere deve rilasciare comique una dichiarazione di vendita perché l'acquirente deve poter denunziare il caricatore.
      Quanto detto vale ovviamente solo per i caricatori soggetti a denunzia, visto che gli altri rimangono esclusi da ogni controllo.
      E qui si supera il limite massimo dell'idiozia, che già ritenevo raggiunto qualche frase sopra, perché la conseguenza di quanto si è scritto è che chiunque può acquistare e denunziare i caricatori non a norma destinati ad armi sportive, anche se non detiene l'arma a cui essi sono destinati. Quindi anche chi, ad esempio, ha una pistola di modello dichiarato non sportivo, può acquistare e detenere il caricatore maggiorato previsto per il modello sportivo, lo può usare, ma non può venderlo se non lo mette a norma ( o forse lo può vendere a chi ha un'arma sportiva? Mah!).
      Rimane il problema dei caricatori non a norma in possesso di privati e che sarebbero diventati non cedibili dal 5 novembre 2015: essi ora rimangono invendibili o ritornano vendibili? Per logica non vi è nessuna ragione per distinguere tra un caricatore non a norma vecchio e regolarmente denunziato e un identico caricatore acquistato in armeria.
      Valeva la pena di creare questo caos normativo incontrollabile e privo di qualsiasi giustificazione razionale solo per non concludere assolutamente nulla sul piano pratico?

      Ma quale è il regime penale di queste norme astruse con cui il Ministero ha cercato di tenere il piede in quattro scarpe (cosa tipica delle bestie)? Cerchiamo di capire l'incomprensibile, visto che ormai siamo ridotti come Tertulliano a dire "Ci devo credere proprio perché è una cosa assurda".
      - Il privato che detiene senza averne fatto denunzia un caricatore non a norma è punito con la contravvenzione di cui all'art. 697 Codice Penale.
      - Il privato che cede un caricatore non a norma non commette alcun reato, perché comunque non è una parte d'arma;
      - Il privato che acquista da un privato un caricatore non a norma non commette alcun reato, ma non sa come denunziare l'oggetto.
      - E' è dubbio quale sia la posizione delle armerie vista la totale mancanza di indicazioni normative: non si sa se devono registrare la vendita, non si sa se devono rilasciare una dichiarazione di vendita, non si sa se possono ritirare vecchi caricatori, eccetera. Io risponderei affermativamente a tutte queste domande, ma non garantisco che ci arrivi anche il dirigente Catarella o il PM Cacace.

      Il fabbricare, importare o vendere caricatori non a norma è punito in base al TULPS che all’art. 17 prevede la sanzione generale per ogni violazione per cui non è indicata una pena specifica: arresto fino a tre mesi oppure ammenda fino a 206 euro. Il reato è oblabile mediante il pagamento di 103 euro+spese; di questo risponderanno i produttori e importatori ed armieri che vendano caricatori non a norma nei casi in cui ciò è vietato; il problema semmai sarà di capire quali sono questi casi.
      L'articolo 17 non può invece essere applicato ai privati perché essi non sono soggetti ad alcuna licenza di PS e il divieto di vendita dei caricatori non a norma non è contenuto nel TULPS, ma nell’art. 2 L. 110/1975. Si può perciò concludere che non vi è sanzione per la vendita o cessione fra privati di armi e caricatori non regolamentari e di silenziatori.
      Inoltre, siccome la legge ha stabilito solo l'obbligo di denunzia dei caricatori non a norma, manca una norma incriminatrice che punisca l'omessa denunzia della cessione di essi.

      In questo articolo non abbiamo affrontato il problema delle armi con serbatoio non a norma, non più vendibili dopo il 5 novembre 2015 se non messe in regola, perché già esposto in precedenti articoli. Per esse nulla è cambiato con il decreto antiterrorismo. Rimangono insuperabili problemi interpretativi per i serbatoi caricabili con clip o lastrina.

      Siccome molti avranno avuto difficoltà a seguirmi fin qui, rifacciamo uno schemino riassuntivo.

      Caricatori a norma per armi non sportive (fino a 5/15 colpi): sono di libera produzione, importazione, vendita e detenzione e quindi si possono vendere anche al mercato. Non vanno denunziati.
      Caricatori maggiorati a norma per armi sportive, e cioè quelli approvati con più di 5 o 15 colpi: sono di libera produzione, importazione, vendita, se destinati ad armi sportive. Essi vanno denunziati. Questi caricatori ovviamente possono essere venduti dalle armerie. E, a quanto logico, anche dai privati, facendo regolare denunzia di cessione.

      Caricatori non a norma:
      a) possono essere prodotti, importati e venduti, ma devono essere denunziati;
      b) non va denunziato il caricatore base dell'arma la cui capacità risulti dalla denunzia o dal modello dell'arma;
      c) il termine per la denunzia è il 5 novembre 2015;
      d) i caricatori non a norma non vanno denunziati se entro tale data vengono regolarizzati in modo stabile;
      e) non possono essere ceduti dopo il 5 novembre 2015 se non messi a norma;
      Uso dei caricatori
      a) dal 5 novembre 2015 non si possono fare giochetti con i caricatori non a norma. Essi o vengono ridotti a norma, oppure vengono denunziati, oppure si commette reato a detenerli.
      b) i caricatori non a norma denunziati potranno continuare ad essere usati dai loro detentori che li abbiano denunziati.
      c) in futuro le armi sportive potranno essere vendute, e detenute e usate con caricatore superiore a 5 a 15 colpi, ma il caricatore separato dall'arma deve essere denunziato.

      Consiglio pratico
      Denunziate tutti i caricatori anche se a norma, salvo il caso che si possieda solo il caricatore contenuto nell'arma e a norma. Poi con i caricatori ci potete fare tutto ciò che volete, purché ne denunziate la cessione. Attenti solo ai caricaotri non a norma detenuti prina del 15 novembre 2015.


      Tutto quanto detto vale in quanto la Cassazione si svegli e capisca che le norme sui caricatori sono cambiate! Se insiste a dire che lei l'Europa non sa che cosa sia e che per sua antica giurisprudenza i caricatori sono parti d'armi non so che dirvi: ho finito le vene da tagliarmi!

      Se a questo punto il Governo dicesse "Scusateci, abbiamo scherzato! Siamo stati vittima di un demente. Cancelliamo tutto e torniamo al decreto 204/2010" ci farebbe solo una bella figura!





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    6. #25
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      TROMBONI
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      troppe voci incontrollabili
      Sembra impazzare ultimamente il "tòto internet" di chi la spara più grossa. Facebook, la vetrina più ampia e usata dai gruppi di possessori di armi, sembra arricchirsi ogni giorno di una nuova bufala. Ciò forse può valere per tutti i temi discussi su questa piattaforma certo è che, sulle armi e sulle Leggi in queste ultime settimane se ne stanno leggendo proprio di tutti i colori. Si è arrivati a tirar fuori una proposta di Legge del 2013 per farla passare attuale e dare così corpo ad altre mille polemiche.
      Certo non siamo qui a dire che va tutto bene ed è chiaro ancora una volta che chi ha messo mano alle norme con l'emanazione degli ultimi decreti dimostra di non essere certo un esperto in materia, tanto che ora ci sono mille cose da chiarire perchè proprio quei decreti hanno offuscato le idee anche ai più esperti. Vediamo allora di fare un minimo di chiarezza senza pretendere di trovare soluzioni ma cercando di rassicurare i possessori di armi, i cacciatori e gli sportivi in genere sul futuro e sul da farsi.
      Vediamo quindi cosa è cambiato in questi ultimi anni e con particolare attenzione con il nuovo anno sul fronte armi, detenzione, uso.

      Iniziamo con il DECRETO LEGISLATIVO 26 ottobre 2010, n. 204 che portava alcune significative novità non solo per chi commerciava ma anche per il semplice detentore. La modifica all'articolo 38 iniziava alla lettera a): “Chiunque detiene armi, parti di esse, di cui all'articolo 1-bis, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n 527, munizioni finite o materie esplodenti di qualsiasi genere, deve farne denuncia entro le 72 ore successive alla acquisizione della loro materiale disponibilita', all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, quando questo manchi, al locale comando dell'Arma dei carabinieri, ovvero per via telematica al sistema informatico di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 25 gennaio 2010 n. 8, secondo le modalita' stabilite nel regolamento.”
      Due cose venivano introdotte, la definizione inequivocabile del tempo entro cui si doveva provvedere alla denuncia per ogni acquisto o cessione (le 72 ore) e la nuova modalità individuata anche con il sistema informatizzato come la posta certificata.
      b) dopo il terzo comma sono aggiunti i seguenti: “Chiunque detiene le armi di cui al primo comma, senza essere in possesso di alcuna licenza di porto d'armi, deve presentare ogni sei anni la certificazione medica di cui all'articolo 35, comma 7. La mancata presentazione del certificato medico autorizza il prefetto a vietare la detenzione delle armi denunciate, ai sensi dell'articolo 39. La denuncia di detenzione di cui al primo comma deve essere ripresentata ogni qual volta il possessore trasferisca l'arma in un luogo diverso da quello indicato nella precedente denuncia. Il detentore delle armi deve assicurare che il luogo di custodia offra adeguate garanzie di sicurezza.“
      Altra novità, chi possiede armi ma ha un porto d'armi scaduto o non lo ha affatto, deve presentare comunque ogni sei anni la stessa certificazione medica richiesta per un nulla osta di acquisto o rinnovo di un PdA.
      f) all'articolo 42, dopo il terzo comma e' aggiunto in fine il seguente: “Il provvedimento con cui viene rilasciata una licenza di porto d'armi ai sensi del presente articolo deve essere comunicato, a cura dell'interessato, ai conviventi maggiorenni, anche diversi dai familiari, compreso il convivente more uxorio, individuati dal regolamento e indicati dallo stesso interessato all'atto dell'istanza, secondo le modalita' definite nel medesimo regolamento.
      Questo non fu una novità, dato che molte Questure già richiedevano tale obbligo.
      Altre modifiche furono apportate alla Legge 110 del 1975: a) all'articolo 2, secondo comma, e' aggiunto il seguente periodo: Salvo che siano destinate alle Forze armate o ai Corpi armati dello Stato, ovvero all'esportazione, non e' consentita la fabbricazione, l'introduzione nel territorio dello Stato e la vendita di armi da fuoco corte semiautomatiche o a ripetizione, che sono camerate per il munizionamento nel calibro 9x19 parabellum.
      L'altra importante novità consente di importare e vendere, quindi detenere armi lunghe camerate per il 9X19 (9mm. parabellum). Da ora appaiono sul mercato diverse armi lunghe (classe B7) camerate proprio nella munizione "proibita" che apparve chiaro da allora non essere più un tabù. Scompaiono dall'elenco delle armi detenibili però tutte le armi corte in 9X19 compresi i revolver. Di questi chi ne è in possesso, dovrà tenerseli per sempre, non potendo più cederli.
      C'è un particolare passaggio oggi non ancora chiaro, in quanto non viene affatto messo in atto dai produttori e dagli importatori: “Sulle armi prodotte, assemblate o introdotte nello Stato, devono essere impressi, in modo indelebile, in un'area delimitata del fusto, carcassa o castello o di una parte essenziale dell'arma, di cui all'articolo 1-bis, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 527, ed a cura del fabbricante o dell'assemblatore, il nome, la sigla od il marchio del fabbricante o assemblatore, l'anno e il Paese o il luogo di fabbricazione e, ove previsto, il numero di iscrizione del prototipo o dell'esemplare nel catalogo nazionale, nonche' il numero di matricola. Un numero progressivo deve, altresi', essere impresso sulle canne intercambiabili di armi. Il calibro deve essere riportato almeno sulla canna. Ogni marcatura deve essere apposta su una parte visibile dell'arma o facilmente ispezionabile senza attrezzi." Ancora oggi scoprire in che anno è stata prodotta un arma è un rebus spesso inrisolvibile.
      Il Decreto 204 inseriva poi altre particolarità in molti articoli di Legge ma il cui interesse colpisce i produttori e i commercianti e non chi le acquista; passiamo quindi oltre.
      Nel luglio 2011 il Catalogo delle armi vede la sua fine, sancita con LEGGE 12 novembre 2011, n. 183. La norna sul catalogo entrerà in vigore il 1º gennaio 2012 ma già nel luglio successivo con DECRETO-LEGGE 6 luglio 2012, n. 95 si instaura la "classificazione" che non è oggi altro che la sorella della catalogazione. Come si può vedere tutto cambia ma nulla cambia.
      A settembre 2013 il Decreto 121 impone la limitazione alla capacità dei caricatori con esclusione di quelli per armi sportive e prevede che tale norma abbia pieno valore dal 5 novembre 2015, se pure in parte sia già in atto per le nuove produzioni e importazioni. Sraà da questa data che i caricatori per armi comuni lunghe non potranno essere più venduti o ceduti, se non con soli 5 colpi e quelli per armi corte solo con capacità non oltre i 15 colpi salvo naturalmente per quelli sportivi. Ma non si arriva a tale data che già ad aprile 2015 con il Decreto umero 7 si aggiunge che i caricatori con capacità superiore a quella ammessa dal Decreto 121 (quindi 15 colpi per armi corte e cinque per quelle lunghe), debbano essere denunciati come si fa per una qualsiasi parte essenziale di arma, ma cosa più "folle", che le armi la cui somiglianza ad un arma automaticha da guerra, (categoria B7), non possano essere usate per caccia, relegando tali armi alla classificazione di armi comuni da sparo, in attesa che il BPN provveda almeno a modificare per molte la classificazione quali armi sportive, esse rimangono insieme a molte altre classificate come armi non da caccia. Chi le possiede può continuare tranquillamente a detenerle anche se con esse supera le tre armi comuni in totale o le sei sportive ma naturalmente potrà cederle solo quali armi comuni o sportive a chi ha un posto libero dove inserirle e non potrà riacquistarne una sino a liberare i posti in denuncia, cioè i soliti 3 per armi comuni non da caccia e 6 per quelle sportive.
      Un duro colpo per le armi di importazione di tipo B7 il cui commercio subisce un duro arresto.
      Rimane un problema di non poco conto, come ci si deve comportare con le armi non classificate ma presenti nell'elenco della vecchia catalogazione quali armi B7 ??
      Un classico è la carabina (foto al lato) della Colt è un modello MATCH TARGET HBAR catalogato come C7, (si proprio C non ci siamo sbagliati), chiaramente assomiglia a un arma automatica tipo B7, infatti fu catalogata prima del 2010, anno in cui si iniziò a classificare il tipo di armi B7. Il Banco ha già provveduto a muoversi, il Ministero non sarà così solerte ma attendiamo, l'apertura della prossima stagione venatoria vedrà sicuramente cualche sorpresa, è comunque chiaro che le armi inserite nella vecchia catalogazione sono tutte da caccia con il solo dubbio e ci chiediamo: per quelle che hanno effettivamente l'aspetto di un arma automatica, vale la catalogazione o la forma che ha l'arma ?
      Per quanto riguarda i caricatori, molte Questure stanno ancora aspettando le direttive dal Ministero, quindi non serve correre negli uffici a denunciarli, del resto tutto deve essere risolto per novembre.
      Per coloro che invece devono fare la visita medica in quanto possiedono armi ma non una licenza di porto d'armi valida, qualora vi dimenticate di fare la visita non succede nulla, la Questura vi invierà una raccomandata di diffida dalla quale avrete trenta giorni di tempo per presentare il certificato medico o cedere le armi (al limite consegnarle agli uffici competenti per il ritiro). In taluni casi, vista la mole di lavoro delle Questure, è probabile che la lettera non arrivi per molto tempo. Ricordate solo che nessuno mette in galera nessuno per la propria buona fede e se segue il buonsenso e quello che conosce delle norme in atto.

      Anche il Colt AR 15 SPORTER è stato catalogato come carabina C7.
      Probabilmente il Banco provvederà presto a stabilire esattamente la categoria di queste armi visto che ad esempio esiste una AR-15/M4 SPORTER CARBINE classificata quale B7 e molto simile (se non uguale) all'arma catalogata nel 1984 al n.3880 (AR-15/M4 classificazione 13_00152).

      (alcuni errori nella prima stesura di questo articolo sono stati corretti 16/5/2015).

      Qui a fianco la carabina da caccia della Browning modello BAR. Fu classificata quale arma di categoria C7 (B4 nella classificazione Europea). Sotto la consorella militare a funzionamento automatico B.A.R. usata nel secondo conflitto mondiale.
      Per facilitare la verifica dell'arma in vostro possesso, abbiamo estratto dal vecchio catalogo nazionale delle armi tutte le armi catalogate come B7 indicando anche la classificazione Europea cui furono associate e se furono considerate di tipo sportive o meno.
      Il file in formato "PDF" e scaricabile da questo link:
      http://www.tiropratico.com catalogo delle armi C7.



      LA NORMA IN ATTO
      DECRETO-LEGGE 18 febbraio 2015, n. 7 ART.3
      3-septies. La denuncia (dei caricatori) e' altresi' necessaria per i soli caricatori in grado di contenere un numero superiore a 5 colpi per le armi lunghe e un numero superiore a 15 colpi per le armi corte, fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.
      3-novies. Chiunque, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, detiene caricatorisoggetti a denuncia ai sensi dell'articolo 38, primo comma, secondo periodo, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n.773, introdotto dal comma 3-septies del presente articolo, deve provvedere alla denuncia entro il 4 novembre 2015. Sono fatte salve le ipotesi di esclusione dall'obbligo di denuncia previste dal medesimo articolo 38, secondo comma.

      3-decies. 2-bis. In deroga a quanto previsto dai commi 1 e 2, l'attivita' venatoria non e' consentita con l'uso del fucile rientrante tra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un'arma da fuoco automatica, di cui alla categoria B, punto 7, dell'allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, nonche' con l'uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert.

      3-undecies. Alle armi escluse dall'uso venatorio ai sensi dell'articolo 13, comma 2-bis, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, introdotto dal comma 3-decies del presente articolo, detenute alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presentedecreto, continuano ad applicarsi i limiti numerici sulla detenzione vigenti anteriormente alla medesima data. In caso di cessione, a qualunque titolo, delle armi medesime, si applicano i limiti detentivi di cui all'articolo 10, sesto comma, primo periodo, della legge 18 aprile 1975, n. 110, e successive modificazioni.

    7. #26
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      Decreto 18 Febbraio 2015, n. 7

      Vi sembra un caricatore per carabina? E invece...






      Con il passare dei giorni, la legge antiterrorismo mostra sempre più aspetti grotteschi. L'ultimo in ordine di tempo è relativo ai caricatori per pistola che possono essere usati anche nelle carabine, e viceversa! Provate a seguire il ragionamento, se non vi viene la nausea...


      Con il passare dei giorni, si evidenziano sempre maggiori incongruenze tra i contenuti della legge antiterrorismo entrata in vigore lo scorso 21 aprile, e il "mondo reale". Una delle più recenti riflessioni, in merito all'obbligo di denunciare (entro il 4 novembre) i caricatori per pistola di capacità superiore a 15 colpi e quelli per carabina di capacità superiore a 5 colpi, porta con sé ulteriori dubbi. Il quesito è apparentemente semplice, ma la soluzione potrebbe non esserlo altrettanto. Quando un caricatore è "per pistola" o "per carabina"? Facciamo un esempio pratico di grande diffusione: i caricatori Stanag tipo M16, se è pacifico che servono a rifornire le mille carabine-clone della creatura di Stoner, è altrettanto evidente che possono essere utilizzati sulle ormai numerose armi in .300 Blackout che sono state classificate pistola! Quindi, poniamo il caso che si possegga un caricatore Stanag da 10 o 15 colpi: va denunciato? Non va denunciato? Se ho in denuncia anche la relativa pistola posso non denunciarlo, altrimenti sì? E cosa fare con i caricatori per pistola che vanno bene anche sulle carabine? Non ne conoscete? Be', allora basta che pensiate alla carabina Chiappa M1-9 calibro 9 mm parabellum: utilizza gli stessi caricatori della Beretta 92-98! E allora, se ho una Chiappa M1-9 e 4 caricatori da 15 colpi, devo denunciarli perché sono per carabina? O non devo denunciarli, perché sono per pistola?
      Forse c'è solo una persona che può dare la giusta risposta a questi quesiti: l'immortale principe della risata, Totò...



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